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Deve essere confermata l’interpretazione del bando

Pubblicato il 26/04/2010
Pubblicato in: Sentenze

Deve essere confermata l’interpretazione del bando secondo la quale era richiesto soltanto il possesso della generica autorizzazione sanitaria alla produzione di alimenti

A fonte delle prescrizioni del bando che ponevano a carico della ditta appaltatrice l’asporto degli alimenti, la previsione dell’autorizzazione all’asporto degli alimenti preparati - della quale il centro alternativo indicato dall’aggiudicataria non sareb-be stato in possesso - appariva del tutto superfluo rispetto agli obiettivi della gara.

Nel respingere il ricorso della RICORRENTE. s.c.r.l. avverso l’aggiudicazione alla contro interessata Controinteressata s.r.l. del servizio di ristorazione scolastica nelle scuole dei comuni di Sesta Godano e Varese Ligure, il Tribunale amministrativo regionale della Liguria ha richiamato il punto 7 lettera i) del bando che richiede, per il centro di cottura alternativo a quello del Comune di Sesta Godano da adibire a cucina di riserva nel caso di guasto, cattivo fun-zionamento o altro inconveniente, il possesso delle relative autorizzazioni e registrazioni sanitarie, ma non l’autorizzazione all’asporto degli alimenti preparati, come sostenuto dalla ricorrente.
Nel riproporre la censura, la RICORRENTE. s.c.r.l. afferma l’erroneità della decisione per avere ritenuto irrilevante che il ristorante “La M.”, indicato dall’aggiudicataria quale locale da adibire a cucina di riserva in caso di guasto di quello del Comune di Sesta Godano, non era in possesso della specifica au-torizzazione sanitaria per la produzione di pasti “da asporto” ma solo di quella relativa alla distribuzione di pasti nel ristorante medesimo e che la disponibilità dell’altro centro cottura (Borghetto di Vara) era limitata nel tempo
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo di appello del Consiglio di Stato?

La censura non merita accoglimento.
Secondo il punto 7 lettera i) del bando costituisce, fra l’altro, requisito di partecipazione … “la proprietà o la disponibilità per tutta la durata del contratto di un centro di cottura alternativo a quello del Comune di Sesta Godano da adibire a cucina di riserva nel caso di guasto, cattivo funzionamento o altro inconveniente, con il possesso delle relative autorizzazioni e registrazioni sanitarie da adibire a cucina di riserva in caso di guasto, cattivo funzionamento o altro inconveniente che possa interessare la cucina di Sesta Gordano.
L’utilizzo del centro di cottura alternativo era previsto anche dall’art. 2 punto 1 del capitolato speciale di appalto nel quale era altresì specificato che l’utilizzo del centro di cottura alternativo non doveva comportare alcun onere per i comuni.
Il punto 2 dell’art. 1 del capitolato speciale stabiliva inoltre che il trasporto dei pasti, loro consegna, scodellamento e somministrazione presso i locali dei centri terminali di refezione doveva avvenire attraverso personale e mezzi della ditta appaltatrice e che i pasti, preparati in legame caldo, dovevano essere condizionati in contenitori a chiusura ermetica isotermici o termici, multiporzione che garantiscano il rispetto delle temperature previste dalla normativa vigente.
A fonte delle prescrizioni del bando che ponevano a carico della ditta appaltatrice l’asporto degli alimenti, la previsione dell’autorizzazione all’asporto degli alimenti preparati - della quale il centro alternativo indicato dall’aggiudicataria non sareb-be stato in possesso - appariva del tutto superfluo rispetto agli obiettivi della gara.
Correttamente pertanto, la sentenza impugnata ha ritenuto legittima l’aggiudicazione della gara a Controinteressata s.r.l. dalla circostanza che il ristorante “La M.”, indicato quale a cucina di riserva, non fosse in possesso della specifica autorizzazione sanita-ria per la produzione di pasti “da asporto”.
Deve pertanto essere confermata l’interpretazione del bando contenuta nella sentenza impugnata secondo la quale era richiesto soltanto il possesso della generica autorizzazione sanitaria alla produzione di alimenti.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la decisione numero 2187 del 19 aprile 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato

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