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Conosciamoci meglio con Gianfilippo Lo Masto

Pubblicato il 06/11/2021
Conosciamoci meglio con Gianfilippo Lo Masto

Torna “Conosciamoci meglio”, la rubrica per scoprire più da vicino il cuore e l’anima della nostra Associazione, con le storie più belle targate UNITEL: quelle dei nostri soci.

Racconti che vanno al di là della semplice identità professionale e permettono di conoscere i nostri membri sotto una nuova luce: non più soltanto tecnici comunali, geometri, architetti o ingegneri; ma figli devoti, genitori amorevoli, infaticabili curiosi, culturalmente ambiziosi e molto altro. Narrazioni che offrono uno scorcio della loro vita al di fuori di uffici, conferenze e seminari e ci consentono di immergerci nei loro ricordi, sogni e passioni.

In questo nuovo articolo, si racconta Gianfilippo Lo Masto: Caporedattore de "Il Nuovo Giornale dell' UNITEL" e Funzionario Dipartimento I Edilizia Scolastica della Città Metropolitana di Roma Capitale.

 

(Gianfilippo Lo Masto …non sono geolocalizzabile…)

Ricordo una sera preadolescenziale, in un paesino vicino Roma, insieme a mio padre. Lui, stazza possente da penalista, che reputavo irraggiungibile e unto dal Signore mi disse: “Le persone intelligenti sono curiose”. Non so se lo fossi (sia intelligente che curioso), ma di certo almeno la seconda qualità la acquisii, un po’ a comando e forse ne ho pure abusato.

A distanza di lustri, non nego che la cosa mi inquieti un poco ancora oggi e aiuti finanziariamente il mio terapeuta. Un dato però, al di là della compulsione, l’ho acquisito: capire che quel che conta, in realtà, non sono le cose, ma la capacità di fare collegamenti tra di loro. È un’attività che ti proietta in spazi cosmici, soprattutto se funzioni con un pensiero circolare (che è una perifrasi per edulcorare dubbi sull’essere Cluster B). Credo che il mettere in discussione le cose mi abbia aiutato in alcune specifiche situazioni della vita, ed estraniato per altre.

Cosa sarebbe stato l’amore per l’architettura e la progettazione, senza il sano supporto di una sorta di ansia nel capire, riconfigurare, cercare sempre ed avere dei maestri da seguire in senso critico? Oppure la passione per la vela, riconsiderando, dopo ogni regata, dove si potesse migliorare, sia atleticamente che strategicamente? Ma contestualizzare la scissione dal mondo emozionale, spesso celato, necessita di spontaneità e di sapere essere dentro la realtà anche senza collegamenti. Come si capisce, un buon esercizio di pensiero “magico”, a dispetto poi di tante situazioni lette numericamente, rimarca la cifra di una grande centratura nelle cose.

Lo scorrere della mia vita è segnato dalla laurea e il praticantato da protagonisti del moderno, il militare nei gruppi sportivi, i figli da giovane, la scrittura, una professione inventata in una famiglia di giuristi e il passaggio nella pubblica amministrazione, “moralmente” osteggiato dalla liturgia del proprio gruppo sociale.

Ora che le situazioni si iniziano a vedere in retrospettiva, e gli estremi per esperienza o stanchezza si fondono, credo che si possa pensare a un bilancio. Dove mi ha portato questo tipo di approccio alla vita, ad esempio, facendo riferimento alla mia quotidianità professionale, in un lavoro spasmodicamente improntato al pragmatismo e alla impersonalità? Si possono mettere in discussione “le regole”, le prassi e con questo essere efficaci ma coerenti all’etica? Beh, alla fine penso che forse questo l’abbia cocciutamente perseguito, rifiutando di accomodarmi senza critica dietro la norma, di fuggire dalla responsabilità, dagli obiettivi, come spesso il sistema ti impone.

Come progettista se ancora mi “amminchio e non mi faccio persuaso” che per andare da un ambiente all’altro basti un’ apertura 80 x 200 cm, posso mai essere soddisfatto nel riempire un inutile format on line di banca dati e di fare il compitino per foraggiare “la baracca”? Credo che il nostro ruolo, di persone e di professionisti, sia di portare complessità (non complicazioni) mettendosi in gioco e in discussione, perché le persone e i nostri stakeholders questo ci chiedono, anche se a volte inconsapevolmente. È necessaria una nuova visione delle cose tale da riconfigurarne il senso, perché l’esistenza alla fine poi esce sempre fuori, come i germogli tra i marciapiedi e ti chiede il conto, non un decreto migliorativo. Credo si chiami “sale della vita” o forse ambizione pura e desiderio, elementi che stiamo perdendo al pari dell’omeostasi del pianeta.

 

 

Articolo di Gianfilippo Lo Masto, Caporedattore de "Il Nuovo Giornale dell' UNITEL" e Funzionario Dipartimento I Edilizia Scolastica della Città Metropolitana di Roma Capitale.

 

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