Se non ci fosse la burocrazia non ci sarebbero le regole e senza regole regnerebbe l’anarchia dei processi e la confusione più totale. Max Weber sosteneva, appunto, che la burocrazia è la migliore forma di organizzazione. Mintzberg ne ha esaminato i dettagli suddividendola in burocrazia professionale e burocrazia meccanica; l’una organizza con discrezionalità i processi, l’altra li esegue con spirito di appartenenza. ....continua
Un sistema organizzativo con obiettivi condivisi e non comuni, per via del fatto che la divisione del lavoro assegna a ciascun attore un obiettivo particolare e limitato, ed ogni attore ha interesse a considerare l’obiettivo limitato come generale per valorizzare il suo contributo alla sopravvivenza ed allo sviluppo dell’organizzazione.
Ora immaginiamo che nel diastema tra il legislatore e l’esecutore (il travet) vi sia una catena di dirigenti, direttori, funzionari, giudici e controllori di ogni genere e spessore specialistico che si sentono di appartenere ad un unico mondo chiamato macchina della Pubblica Amministrazione; avremmo sicuramente un’organizzazione divisionale o, addirittura, per stare alle agognate innovazioni digitali, un modello di Adhocrazia, capace di sentirsi, pezzo per pezzo, appartenente ad un unico complesso che deve produrre output ad ogni istanza del cittadino o ad ogni programma politico. Nessuno avrebbe la sensazione fantozziana di sentirsi isolato nel giudizio che ognuno potrà dare a posteriori. In questo modo l’ANAC, il Direttore Ministeriale, l’apice di un dicastero regionale ed altri pezzi di comando farebbero concretamente parte della catena del valore della Pubblica Amministrazione. Credo che così, ognuno metterebbe firme con la consapevolezza di assumere impegni condivisi verso un unico obiettivo e non con il timore di trovarsi isolato al cospetto del giudizio di altri pezzi di burocrazia.
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