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Riforma del Codice del Paesaggio: UNITEL in audizione alla Camera.

Pubblicato il 04/02/2026
Pubblicato in: Audizioni
Riforma del Codice del Paesaggio: UNITEL in audizione alla Camera.

RIFORMA DEL CODICE DEL PAESAGGIO: UNITEL IN AUDIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI.

"LA SEMPLIFICAZIONE SIA SOSTENIBILE E BASATA SU REALI COMPETENZE TECNICHE"

 

Roma, 4 febbraio 2026 – Una delegazione dell’UNITEL (Unione Nazionale Italiana Tecnici degli Enti Locali), composta dal Geom. Salvatore Di Bacco (Comitato Scientifico Nazionale) e dalla Arch. Anna Gagliardi (Coordinatore Area Nord di UNITEL), è intervenuta oggi in audizione dinanzi all'8ª Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati. Al centro del confronto, il disegno di legge A.C. 2606 riguardante la delega al Governo per la revisione del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

In occasione dell'audizione, l'Associazione ha provveduto a depositare una memoria ufficiale e specifiche proposte emendative al testo, finalizzate a garantire che la riforma produca effetti concreti e sostenibili, evitando che la semplificazione si traduca in un indebolimento della tutela o in un caos gestionale per gli uffici tecnici.

Sintesi della relazione depositata

L’UNITEL ha ribadito che, pur condividendo gli obiettivi di accelerazione dei procedimenti, la reale capacità operativa dei Comuni rappresenta la variabile critica per il successo della riforma.

  • Capacità operativa e piccoli Comuni: È stato evidenziato come la maggior parte dei Comuni italiani sia composta da realtà di piccole dimensioni con personale tecnico limitato, spesso chiamato a svolgere contemporaneamente una pluralità di funzioni complesse. In tali contesti, le competenze altamente specialistiche in materia paesaggistica non sono sempre disponibili in modo strutturato.

  • Requisiti per la delega e "Facoltà" di esercizio: La proposta cardine depositata dall’UNITEL riguarda la necessità di configurare la delega della funzione paesaggistica come una facoltà e non come un obbligo. Tale delega deve essere selettiva e concessa solo in presenza di requisiti organizzativi e professionali verificabili, garantendo la distinzione tra funzioni di tutela e funzioni urbanistico-edilizie.

  • Esercizio associato: Per ovviare alla carenza di organico, l’UNITEL individua nell'esercizio associato e volontario delle funzioni la soluzione per concentrare professionalità qualificate e garantire uniformità applicativa.

  • Responsabilità dei tecnici e incertezza giuridica: L’Associazione ha espresso forte preoccupazione per il parere "obbligatorio ma non vincolante" delle Soprintendenze, che caricherebbe i tecnici comunali di responsabilità pesanti senza adeguate tutele assicurative o supporti specialistici. Come sottolineato nei precedenti contributi al Senato, ciò rischia di innescare comportamenti eccessivamente prudenziali o il cosiddetto "blocco della firma".

  • Criticità del Silenzio-Assenso: Sebbene il DDL punti su meccanismi di accelerazione, l’UNITEL mette in guardia dagli effetti di strumenti che potrebbero generare incertezza giuridica o violare i principi di tutela costituzionale (Art. 9), rendendo i procedimenti vulnerabili a successivi interventi correttivi. Le proposte emendative di UNITEL

Le proposte consegnate alla Commissione mirano a un sistema più efficiente attraverso:

  1. Delega selettiva fondata sull’adeguatezza strutturale degli enti.

  2. Rafforzamento delle forme associative sovracomunali.

  3. Subordinazione della delega all'esistenza di una pianificazione paesaggistica condivisa tra Stato e Regioni.

  4. Investimenti mirati sul personale tecnico e sulla digitalizzazione dei procedimenti.

"La semplificazione amministrativa è un obiettivo strategico," conclude la delegazione UNITEL, "ma deve essere perseguita in modo coerente con le capacità reali delle amministrazioni chiamate ad attuarla. La velocità non può andare a discapito della qualità delle valutazioni e della sostenibilità organizzativa".

L'esercizio associato e volontario delle funzioni paesaggistiche tra comuni si configura come una soluzione gestionale di livello sovracomunale, pensata per superare i limiti strutturali dei singoli enti locali.

Ecco come funzionerebbe concretamente questo modello basato sulle proposte delle fonti:

  • Gestione Sovracomunale e Volontaria: Invece di delegare le funzioni a ogni singolo comune (molti dei quali sono realtà di piccole dimensioni con personale limitato), i comuni si unirebbero in forme associative per gestire le autorizzazioni paesaggistiche in modo collettivo. Questa scelta non sarebbe un obbligo, ma una facoltà da esercitare per garantire maggiore efficienza.

  • Concentrazione di Professionalità Qualificate: Il principale vantaggio operativo sarebbe la possibilità di concentrare esperti e tecnici specializzati in materia paesaggistica in un unico ufficio comune. Questo risolverebbe il problema dei "piccoli comuni" dove spesso un unico tecnico deve svolgere molteplici funzioni complesse senza avere le competenze specifiche richieste per la tutela del paesaggio.

  • Miglioramento della Qualità Istruttoria: Grazie alla presenza di personale dedicato e competente, l'esercizio associato permetterebbe di innalzare la qualità delle valutazioni amministrative e delle istruttorie, garantendo al contempo una maggiore uniformità applicativa delle norme su tutto il territorio coinvolto.

  • Alleggerimento dei Carichi di Lavoro: Questo sistema permetterebbe di ridurre la pressione operativa sia sui singoli uffici comunali, spesso sottodimensionati, sia sulle Soprintendenze, anch'esse caratterizzate da carenze di organico.

  • Requisiti e Standard Organizzativi: Per funzionare correttamente, queste forme associative dovrebbero rispondere a precisi requisiti organizzativi e professionali verificabili. UNITEL propone infatti che il rafforzamento di queste forme sovracomunali sia accompagnato da investimenti mirati sul personale e sulla digitalizzazione dei processi.

In sintesi, l'esercizio associato trasformerebbe la gestione paesaggistica da un onere per il singolo "tecnico tuttofare" comunale in un servizio specialistico condiviso, capace di garantire la stabilità e la prevedibilità degli esiti dei procedimenti.

Il video dell'audizione è visionabile QUI. Intervento UNITEL dal minuto 57 e 30".

I lavori preparatori del progetto di legge sono disponibili QUI.

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Si riporta, di seguito, il testo depositato in sede di audizione.

Delega al Governo per la revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica. DDL n. 2606

Audizione Camera dei Deputati Seduta del 4 Febbraio 2026 Commissione 8ª (VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici)

Proposte emerse dai componenti del Direttivo Nazionale di U.N.I.T.E.L.

Onorevoli Membri dell'8ª Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici,

Si ringrazia la Commissione per l’invito, che consente di illustrare la posizione di UNITEL – Unione Nazionale Italiana Tecnici degli Enti Locali in merito alla proposta di legge A.C. 2606, già approvata dal Senato della Repubblica come disegno di legge n. 1372. Il presente intervento si propone di richiamare e approfondire le criticità di carattere strutturale già evidenziate nella precedente relazione dell’Associazione, ponendo particolare attenzione al divario esistente tra le finalità di semplificazione perseguite dalla norma e la concreta realtà operativa degli uffici tecnici comunali.

UNITEL – Unione Nazionale Italiana Tecnici degli Enti Locali è un’Associazione che persegue la finalità di valorizzare il ruolo professionale e tutelare la posizione giuridica dei tecnici degli Enti Locali, nonché di contribuire al miglioramento della qualità dei servizi resi alle collettività territoriali dalle Aree Tecniche degli enti stessi. Tali strutture sono chiamate a esercitare funzioni di elevata complessità e responsabilità amministrativa, con rilevanti ricadute sul governo del territorio e sulla gestione della finanza locale. In questo contesto, particolare attenzione è rivolta alla figura del tecnico comunale, quale soggetto centrale e primario nell’ambito delle procedure di rilascio e gestione delle autorizzazioni paesaggistiche, in ragione del ruolo strategico che essa svolge nel garantire l’equilibrio tra tutela del paesaggio, corretto esercizio dell’azione amministrativa ed esigenze di sviluppo del territorio.

1. La fragilità amministrativa e l'incapacità gestionale dei Comuni

Pur condividendo pienamente l’obiettivo del provvedimento di razionalizzare il sistema, accelerare i procedimenti amministrativi e favorire lo sviluppo del Paese per renderlo efficiente e performante per i cittadini e le imprese, preme tuttavia sottolineare come tale impostazione debba necessariamente confrontarsi con lo stato di fatto in cui operano attualmente molti Comuni italiani. In particolare, occorre richiamare un dato strutturale di rilievo: circa il 70% dei Comuni italiani presenta una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. In tali realtà, le strutture tecniche comunali risultano, frequentemente e storicamente sottodimensionate e spesso affidate a un numero estremamente limitato di unità di personale, chiamate a gestire in modo cumulativo e continuativo funzioni eterogenee e di elevata complessità, quali quelle relative all’edilizia, all’urbanistica, ai lavori pubblici, allo Sportello Unico per le Attività Produttive e alla protezione civile. Tale situazione assume particolare rilevanza con riferimento a materie di elevata specializzazione, quali la tutela del paesaggio, che richiedono competenze tecniche e giuridiche avanzate, esperienza consolidata e un costante aggiornamento professionale. Professionalità di questo livello risultano, nella maggior parte dei casi, difficilmente reperibili oggi all’interno delle strutture degli enti di minori dimensioni.

Ne consegue la necessità di valutare con attenzione l’attribuzione di ulteriori competenze decisionali in ambiti così delicati, al fine di garantire un adeguato bilanciamento tra le esigenze di semplificazione e rapidità dei procedimenti e l’indispensabile tutela dei valori paesaggistici, nonché la sostenibilità organizzativa delle amministrazioni locali.

2. La delega amministrativa: criticità applicative e proposta di configurazione facoltativa

L’attuale formulazione del disegno di legge tende a rimuovere il divieto per le Regioni di delegare la funzione autorizzatoria paesaggistica ad enti che non garantiscano un’effettiva distinzione organizzativa e funzionale tra le attività di tutela del paesaggio e l’esercizio delle funzioni urbanistico-edilizie.

UNITEL ritiene che tale impostazione presenti profili di significativa criticità sotto il profilo istituzionale e operativo.

In particolare, si evidenzia il rischio che un’estensione indiscriminata della delega determini un indebolimento del sistema di tutela, attraverso un trasferimento di responsabilità verso enti che non dispongono delle necessarie strutture organizzative e competenze specialistiche.

Alla luce di tali considerazioni, UNITEL propone che la delega della funzione autorizzatoria paesaggistica non configuri un obbligo né una scelta generalizzata, bensì una facoltà, esercitabile esclusivamente in presenza di adeguati requisiti organizzativi e professionali.

In tale prospettiva, si ritiene opportuno che la funzione paesaggistica possa essere delegata in modo facoltativo e differenziato su base regionale, lasciando alle Regioni la valutazione in ordine all’opportunità e alle modalità di esercizio della delega, in coerenza con le specificità territoriali, organizzative e amministrative dei rispettivi contesti.

In particolare:

  • la funzione di tutela paesaggistica dovrebbe rimanere prioritariamente in capo allo Stato o alle Regioni, al fine di garantire l’unitarietà e l’omogeneità dell’azione di tutela sul territorio nazionale;
  • l’eventuale delega dovrebbe essere limitata agli enti locali dotati di strutture tecniche adeguatamente dimensionate, in grado di assicurare elevati livelli di competenza tecnico-scientifica e una chiara e comprovata separazione tra gli uffici preposti alle funzioni urbanistico-edilizie e quelli deputati alla tutela paesaggistica.
  • In via propositiva, si ritiene inoltre opportuno prevedere la possibilità di esercitare le funzioni paesaggistiche in forma aggregata tra più Comuni, su base volontaria, quale strumento idoneo a rafforzare l’efficienza del sistema e a garantire un più elevato livello di specializzazione tecnica. Tale modalità consentirebbe di concentrare professionalità qualificate e adeguatamente formate e con competenze adeguate (come restauratori, esperti d’arte ecc) alleggerendo anche il ruolo dei soprintendenti anche loro in storica sofferenza di organico, ottimizzando l’impiego delle risorse umane e assicurando maggiore uniformità e qualità nell’istruttoria dei procedimenti, laddove i Comuni decidano di collaborare in modo strutturato.

In assenza di tali presupposti organizzativi e professionali, il tecnico comunale rischierebbe di trovarsi in una condizione di oggettiva difficoltà operativa, dovendo scegliere tra l’assunzione di decisioni in ambiti per i quali non dispone di adeguato supporto e competenza specialistica o, al contrario, l’adozione di comportamenti eccessivamente cautelativi per il timore di responsabilità personali, con conseguente rallentamento o paralisi dei procedimenti amministrativi.

3. Profili di incostituzionalità del silenzio-assenso in relazione all’articolo 9 della Costituzione

Uno degli elementi qualificanti della riforma in esame è rappresentato dall’introduzione del meccanismo del silenzio-assenso per il rilascio del parere delle Soprintendenze, ai sensi dell’articolo 17-bis della legge n. 241 del 1990.

Per tale previsione, tuttavia, UNITEL ritiene che si possano potenzialmente sollevare criticità sotto il profilo della legittimità costituzionale e della coerenza sistematica dell’ordinamento.

-In primo luogo, emergono criticità in relazione all’articolo 9 della Costituzione, che affida alla Repubblica la tutela del paesaggio quale valore primario e di rilievo costituzionale. La giurisprudenza della Corte costituzionale ha più volte chiarito che la tutela del bene paesaggistico e ambientale richiede una valutazione espressa, qualificata e motivata, incompatibile con meccanismi di formazione tacita del provvedimento, i quali non sono in grado di assicurare il necessario controllo sostanziale.

-In secondo luogo, la previsione in esame appare in contrasto con la disciplina generale del procedimento amministrativo, e in particolare con l’articolo 20, comma 4, della legge n. 241 del 1990, che esclude espressamente l’applicazione del silenzio-assenso agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico.

Ulteriori criticità si riscontrano sul piano dell’attuabilità pratica e della certezza del diritto. L’eventuale formazione di un titolo abilitativo per effetto dell’inerzia amministrativa non garantisce una stabilità giuridica effettiva né per i cittadini né per le imprese, esponendo il provvedimento a possibili interventi in autotutela o a impugnative da parte di terzi, con conseguente permanenza di uno stato di incertezza giuridica.

In tale contesto, il silenzio-assenso rischia di configurarsi non come strumento di semplificazione, bensì come una forma di compensazione dei ritardi patologici dell’amministrazione, i cui effetti vengono trasferiti sui territori e sugli enti locali. L’eventuale attribuzione o traslazione di tali responsabilità su funzionari tecnici comunali privi delle necessarie competenze specialistiche e dei presìdi organizzativi adeguati non può che incrementare il rischio di contenzioso, con ricadute negative sull’efficacia complessiva del sistema di tutela.


4. Criticità applicative del parere obbligatorio non vincolante

Il disegno di legge prevede, in alcune fattispecie, tra cui quelle richiamate all’articolo 152 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che il parere della Soprintendenza assuma carattere obbligatorio ma non vincolante.

Secondo la posizione di UNITEL, tale impostazione solleva rilevanti criticità sotto il profilo della responsabilità amministrativa e della sostenibilità operativa per gli uffici tecnici comunali.

In particolare, la possibilità per il tecnico comunale di discostarsi dal parere espresso dall’organo statale di tutela comporta un significativo trasferimento di responsabilità giuridica in capo al singolo funzionario. L’adozione di una decisione difforme espone infatti il tecnico al rischio diretto di contenzioso amministrativo, con potenziali riflessi anche sul piano della responsabilità personale.

Tale assetto risulta ulteriormente problematico in quanto non è accompagnato da adeguate misure di tutela del personale tecnico chiamato ad assumere decisioni di elevata complessità e rilevanza, che in taluni casi possono anche comportare scelte difformi rispetto ai pareri espressi dalle Soprintendenze. A ciò si aggiunge l’assenza di forme di riconoscimento economico proporzionate al livello di responsabilità attribuito, nonché di adeguati strumenti di copertura assicurativa, i cui oneri, allo stato, ricadono frequentemente in via diretta sui singoli funzionari. Un simile quadro rischia di produrre effetti fortemente disincentivanti, contribuendo ad aggravare ulteriormente il fenomeno della progressiva riduzione e depauperamento degli uffici tecnici degli enti locali, già oggi caratterizzati da significative e note difficoltà di reclutamento e permanenza del personale qualificato.

Ne deriva un quadro nel quale l’attribuzione di responsabilità decisionali sempre più incisive ai tecnici comunali non risulta adeguatamente bilanciata da un corrispondente rafforzamento delle garanzie organizzative, giuridiche ed economiche. Tale squilibrio rischia di produrre effetti disincentivanti sull’azione amministrativa e di favorire un atteggiamento di crescente prudenza decisionale da parte dei funzionari, con conseguente rallentamento dei procedimenti amministrativi, in evidente contrasto con le finalità di semplificazione e accelerazione perseguite dalla proposta di legge in esame.

5. Proposte per un modello di delega selettiva e sostenibile della funzione paesaggistica

UNITEL ritiene necessario superare le criticità connesse all’attuale assetto della delega attraverso una revisione mirata e sistematica dei criteri di attribuzione della funzione autorizzatoria paesaggistica, orientata al principio dell’adeguatezza strutturale e organizzativa degli enti destinatari.

In particolare, si formulano le seguenti proposte:

Revisione dell’articolo 146, comma 6, del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Si ritiene opportuno superare il divieto generalizzato di delega, prevedendo tuttavia che la stessa possa essere conferita esclusivamente a quegli enti che dimostrino di possedere un adeguato livello di competenze tecnico-scientifiche, strutture organizzative idonee e professionalità specificamente qualificate in materia paesaggistica.

Delega configurata come facoltà e non come obbligo. La funzione autorizzatoria dovrebbe rimanere in capo alla Regione, la quale potrà valutare l’eventuale conferimento della delega esclusivamente su richiesta dei Comuni interessati. Tale facoltà dovrebbe essere esercitabile solo laddove l’ente richiedente dimostri di disporre di strutture organizzative adeguate e di una chiara e comprovata separazione tra le funzioni di tutela paesaggistica e quelle urbanistico-edilizie.

Esercizio associato e volontario della funzione tra enti dotati di adeguata capacità organizzativa, con incentivazione e sostegno finanziario alle forme aggregative. In via propositiva, si ritiene opportuno prevedere la possibilità di esercitare la funzione paesaggistica in forma aggregata e sovracomunale, su base volontaria, qualora gli enti interessati decidano di operare in modo coordinato e dispongano, complessivamente, di strutture tecniche adeguate. Tali forme associative potrebbero essere realizzate, a titolo esemplificativo, attraverso strutture esistenti quali enti parco, sportelli SUAP associati, centrali uniche di committenza, Unioni di Comuni o altri modelli organizzativi idonei. L’esercizio associato della funzione, adeguatamente sostenuto anche sotto il profilo finanziario, consentirebbe di concentrare professionalità di alta specializzazione, ottimizzare l’impiego delle risorse disponibili e garantire maggiore uniformità, qualità ed efficienza nell’istruttoria dei procedimenti autorizzativi.

Supporto all’esercizio delle funzioni attraverso il coinvolgimento degli Ordini professionali territoriali. In un’ottica di rafforzamento delle competenze tecniche a supporto dell’azione amministrativa, si propone di valutare la possibilità di avvalersi, in forme regolamentate e trasparenti, della collaborazione degli Ordini professionali operanti a livello provinciale, con particolare riferimento all’Ordine degli Architetti, in considerazione delle specifiche competenze maturate in materia di tutela del paesaggio, pianificazione territoriale e qualità architettonica. Tale collaborazione potrebbe essere finalizzata ad attività di supporto tecnico-specialistico, formazione continua, aggiornamento professionale e diffusione di buone pratiche, nonché alla costituzione di elenchi di esperti o organismi consultivi a carattere tecnico, senza interferire con le funzioni decisionali riservate alle amministrazioni pubbliche. Un simile modello consentirebbe di rafforzare il livello qualitativo delle valutazioni paesaggistiche, in particolare nei contesti territoriali caratterizzati da limitate risorse professionali interne, favorendo al contempo un dialogo strutturato tra amministrazioni e comunità professionali, nel rispetto dei principi di imparzialità, autonomia e distinzione dei ruoli.

Valorizzazione delle sinergie tra enti dotati di maggiore capacità organizzativa. Gli obiettivi di semplificazione e accelerazione dei procedimenti amministrativi dovrebbero essere perseguiti privilegiando il coinvolgimento di enti locali caratterizzati da strutture tecniche adeguatamente dimensionate e da una comprovata capacità organizzativa, in grado di operare in modo coordinato e sinergico. Tale impostazione consentirebbe di promuovere modelli di gestione più efficienti e sostenibili, evitando l’attribuzione di funzioni particolarmente complesse a realtà amministrative che, per dimensione e dotazione di risorse, potrebbero incontrare oggettive difficoltà nell’assicurare gli standard qualitativi richiesti.

Subordinazione della delega alla pianificazione paesaggistica. Ogni forma di semplificazione o delega della funzione autorizzatoria dovrebbe essere subordinata all’esistenza di un piano paesaggistico approvato e co-pianificato tra Stato e Regione. Allo stato attuale, solo un numero limitato di Regioni dispone di tale strumento; l’attribuzione di funzioni paesaggistiche ai Comuni in assenza di una pianificazione adeguata risulterebbe pertanto impropria e non coerente con i principi di tutela dell’ordinamento.

Conclusioni


Onorevoli Deputati,

Nel condividere l’obiettivo, fondamentale per lo sviluppo del Paese, di assicurare una maggiore celerità ai procedimenti amministrativi, riteniamo tuttavia necessario evidenziare come tale finalità debba essere perseguita nel rispetto della qualità dell’azione amministrativa e della solidità delle strutture chiamate ad attuarla. Allo stato attuale, la complessa situazione organizzativa in cui versano molti enti locali rende difficile garantire un’efficace gestione dei procedimenti senza un adeguato presidio di competenze specifiche, in particolare nelle materie paesaggistiche, che richiedono elevata professionalità ed esperienza specialistica. Riteniamo pertanto che l’esercizio delle funzioni delegate possa risultare realmente efficace solo laddove sia assicurata la presenza di professionisti adeguatamente qualificati e formati. In tale quadro, proponiamo di prevedere la facoltatività della funzione delegata, consentendone l’esercizio anche in forma aggregata, a condizione che siano garantiti standard professionali elevati e una formazione specialistica continua.

Contestualmente, si ritiene di chiedere ancora una volta, di procedere a un rafforzamento del personale delle Soprintendenze e degli uffici tecnici comunali, mediante assunzioni mirate, investimenti strutturali nella digitalizzazione dei procedimenti e programmi organici di formazione specialistica del personale nelle materie in oggetto.

Le osservazioni e le proposte formulate da UNITEL si collocano in una prospettiva di leale collaborazione istituzionale e muovono dalla convinzione che la semplificazione amministrativa e la tutela del paesaggio non rappresentino obiettivi tra loro alternativi, bensì finalità da perseguire in modo integrato e responsabile, nell’interesse dello sviluppo equilibrato del Paese.

UNITEL, operando su tutto il territorio nazionale e rappresentando tecnici degli enti locali appartenenti a realtà territoriali profondamente diverse tra loro per dimensioni, risorse e complessità amministrativa, dispone di una conoscenza diretta e diffusa delle condizioni operative in cui versano i Comuni e, in particolare, gli uffici tecnici comunali. Tale esperienza consente di cogliere con chiarezza sia le potenzialità sia le criticità strutturali che caratterizzano l’azione amministrativa a livello locale.

In questa prospettiva, l’Associazione condivide pienamente l’esigenza di semplificare e accelerare i procedimenti amministrativi, riconoscendone il valore strategico per lo sviluppo economico, la competitività dei territori e la qualità dei servizi resi a cittadini e imprese. Al contempo, ritiene doveroso rappresentare, con senso di responsabilità istituzionale, la condizione strutturale e organizzativa in cui operano molti enti locali, segnata da carenze di personale, insufficienza di competenze specialistiche e crescente complessità delle funzioni attribuite.

Tale richiamo non è mosso da intenti meramente critici o rivendicativi, bensì dalla volontà di contribuire in modo costruttivo a una più efficace organizzazione dell’amministrazione pubblica, fondata su criteri di adeguatezza, specializzazione e sostenibilità. In particolare, nei settori a più elevato contenuto tecnico e a rilievo costituzionale, come la tutela del paesaggio, appare indispensabile che l’attribuzione delle competenze sia accompagnata da modelli organizzativi coerenti con le effettive capacità degli enti chiamati a esercitarle.

In tale contesto, i tecnici comunali rappresentano un presidio fondamentale di legalità, competenza e tutela del territorio. Il rafforzamento del loro ruolo non può tuttavia prescindere dal riconoscimento della specificità e della responsabilità delle funzioni loro attribuite, attraverso adeguati strumenti organizzativi, formativi, giuridici ed economici, nonché mediante modelli di esercizio delle competenze fondati sull’adeguatezza strutturale, sulla specializzazione e sulla collaborazione tra enti.

Le proposte avanzate, volte a configurare la delega della funzione paesaggistica come facoltà selettiva, eventualmente esercitabile anche in forma aggregata e subordinata a criteri oggettivi di capacità e pianificazione, intendono offrire un contributo concreto al miglioramento dell’efficacia dell’azione amministrativa, evitando soluzioni generalizzate che rischierebbero di indebolire la tutela e di aggravare le difficoltà operative degli enti locali.

La tutela del paesaggio costituisce un valore primario e un dovere nei confronti delle future generazioni. Per tali ragioni, Unitel si auspica che le presenti proposte possano essere accolte, al fine di coniugare efficacemente l’esigenza di tutela del territorio e del paesaggio con il diritto dei cittadini a ricevere risposte amministrative tempestive, qualificate e coerenti, da parte di enti locali dotati delle necessarie competenze e risorse.

UNITEL conferma pertanto la propria piena disponibilità a collaborare con il legislatore, con le amministrazioni centrali e regionali e con tutti i soggetti istituzionali coinvolti, affinché il percorso di riforma possa tradursi in un sistema amministrativo più efficiente, equo e sostenibile, capace di coniugare sviluppo economico, salvaguardia del paesaggio e valorizzazione delle professionalità tecniche che quotidianamente operano al servizio delle comunità locali.

Si deposita la relazione integrale di UNITEL agli atti della Commissione.

Il presidente di U.N.I.T.E.L.
F.to Arch. Claudio Esposito

 

 

 

 

 

 

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