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25/11/2017 10:46
Home Articoli PUBBLICO IMPIEGO Finanziaria 2009: oneri, rinnovi contrattuali e trattamento accessorio dipendenti pubblici

Finanziaria 2009: oneri, rinnovi contrattuali e trattamento accessorio dipendenti pubblici

C. Renna (La Gazzetta degli Enti Locali 5/12/2008) - Maggioli Editore

Come per gli anni precedenti, anche la proposta di legge finanziaria per il 2009 contiene la disposizione che pone a carico dei bilanci dei singoli enti gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali.
È quanto prevede, nello specifico, la norma contenuta nel comma 30 dell’art. 2 del d.d.l. 1209 licenziato dalla Camera dei deputati il 13 novembre scorso.
La stessa proposta individua nella data di presentazione del disegno di legge finanziaria il termine iniziale per l’avvio delle trattative per il rinnovo dei contratti nazionali del personale.
Importante l’inciso contenuto nel comma 35 del medesimo art. 2, per il quale “dalla data di entrata in vigore della legge finanziaria le somme previste possono essere erogate, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, salvo conguaglio all’atto della stipulazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro”.
Al comma 32 dell’art. 2 della proposta di legge finanziaria per il 2009, poi, è contenuta una disposizione che attiene specificatamente al trattamento accessorio dei dipendenti pubblici.
In particolare, è testualmente prescritto che “a decorrere dall’anno 2009 il trattamento economico accessorio dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni è corrisposto in base alla qualità, produttività e capacità innovativa della prestazione lavorativa”.
Definizione, questa, che facilmente è possibile ricondurre ai concetti già più volte espressi nell’ambito dei contratti collettivi nazionali del comparto regioni-autonomie locali, finalizzati ad evitare distribuzioni a pioggia degli incentivi e ad ancorare l’erogazione delle somme remuneranti la produttività agli obiettivi annualmente definiti dalle amministrazioni di appartenenza attraverso il Peg o strumento equivalente per gli enti non tenuti alla sua predisposizione.
Il vincolo normativo rende ovviamente più stringente il concetto, rendendo di fatto illegittima ogni erogazione difforme.
In tal senso può essere interessante la lettura dell’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale del comparto Ministeri, per il biennio economico 2008-2009, sottoscritto lo scorso 12 novembre, che, in tema di rapporto di lavoro, dedica un intero capo alla valutazione delle amministrazioni in relazione ai propri obiettivi istituzionali.
Si legge, in tale sezione, che “nell’ottica di proseguire il processo di innovazione e di miglioramento dell’organizzazione e dell’attività, le amministrazioni, nel perseguimento dei propri fini istituzionali, ispirano la propria azione a logiche di implementazione dello sviluppo delle capacità e delle competenze organizzative in funzione dei risultati che intendono conseguire” e che, pertanto, “a tal fine, le amministrazioni si dotano di strumenti idonei a consentire una “gestione orientata al risultato”, che comporta, in via prioritaria, una puntuale fissazione degli obiettivi e la predisposizione di appositi programmi di azione, rispondenti alle indicazioni politiche e normative ricevute, che ne consentano la realizzazione”.
In ragione di ciò, le amministrazioni sono chiamate a “procedere alla valutazione dei risultati ottenuti, anche attraverso la misurazione della maggiore produttività conseguita, dei gradi e dei livelli di soddisfacimento espressi dall’utenza, nonché dei servizi e prodotti resi, verificandone la implementazione del livello qualitativo e quantitativo”.

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