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19/11/2017 22:38
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Espropriazione per P.I.P.

Ufficio Tecnico 10/2008 - Documento senza titolo

QUESITO

Il mio comune deve procedere alla espropriazione dei terreni occorrenti per l’insediamento di taluni complessi industriali in attuazione di un piano per insediamenti produttivi.  Tenuto conto della rilevanza sociale ed economica del p.i.p., in particolare nell’attuale momento storico, si chiede di conoscere se le indennità d’esproprio vanno pagate con i criteri delle aree edificabili e se, in tal caso, è possibile applicare, nella determinazione del valore venale, la riduzione del venticinque per cento, come prevede il nuovo articolo 37 del d.P.R. 327/2001 (modificato dalla legge finanziaria per il 2008 legge 244/2007) per gli interventi di riforma economico-sociale.

Al riguardo, è opportuno ritrascrivere il contenuto dei primi due commi del nuovo articolo 37 come sostituiti dal comma 89 della disposizione surrichiamata alla luce del quale inquadrare la problematica per cui è posto il quesito.
Recita infatti la disposizione in esame:
“1. L’indennità di espropriazione di un’area edificabile è determinata nella misura pari al valore venale del bene.  Quando l’espropriazione è finalizzata ad attuare interventi di riforma economico-sociale, l’indennità è ridotta del 25 per cento. (L).
2. Nei casi in cui è stato concluso l’accordo di cessione, o quando esso non è stato concluso per fatto non imputabile all’espropriato ovvero perché a questi è stata offerta un’indennità provvisoria che, attualizzata, risulta inferiore agli otto decimi di quella determinata in via definitiva, l’indennità è aumentata del 10 per cento. (L)”.

RISPOSTA

Ciò premesso, può rilevarsi che i punti qualificanti della nuova disciplina dell’indennità per le aree edificabili sono così sintetizzabili:
l’indennità è parametrata al valore venale, con riduzione del 25% “quando l’espropriazione è finalizzata ad attuare interventi di riforma economico-sociale”;
è mantenuto un incentivo in caso di cessione volontaria che comporta (non più la non decurtazione del 40% bensì) una maggiorazione del 10% che viene prevista anche quando la cessione non viene conclusa per incongruità dell’offerta dell’espropriante (inferiore agli 8/10 dell’indennità stimata congrua);
i nuovi criteri si applicano “a tutti i procedimenti espropriativi in corso, salvo che la determinazione dell’indennità di espropriazione sia stata condivisa, ovvero accettata, o sia comunque divenuta irrevocabile”.

Dopo l’entrata in vigore della legge-finanziaria e perciò del nuovo articolo 37 del t.u. espropri, l’operatore si è posto con immediatezza la domanda se, per individuare le espropriazioni finalizzate “ad attuare interventi di riforma economico-sociale”, il legislatore abbia accolto l’impostazione della CEDU oppure quella della Corte Costituzionale, così come evincibili e richiamate nella nota sentenza della Corte del 24 ottobre 2007, n. 348. Sulla base di un presunto contrasto tra i due organi giudicanti (che, a nostro avviso, non appare però sussistere), taluni interpreti hanno tratto l’opinione che tali interventi e la conseguente applicazione del valore venale ridotto del 25% sarebbe applicabile alle ipotesi dei grandi eventi straordinari di riforma attuata attraverso programmi espropriativi (es. mutamenti di regime politico, separazione di territori, ecc.), ma non invece ad espropri che perseguono anche finalità di riequilibrio e di giustizia sociale, come sembrava prefigurare invece la Corte Costituzionale (laddove la stessa aveva indicato, fra le altre, le finalità di tutela dell’istruzione, della salute, della casa, ecc.).

Sotto il profilo pratico, al momento attuale, problemi interpretativi si porrebbero essenzialmente con riguardo ai p.e.e.p. e ai p.i.p. (o piani ad essi assimilati) poiché la gran parte delle espropriazioni di aree edificabili riguarda infatti detti strumenti pianificatori.
È noto, infatti, come le aree ricomprese in un p.e.e.p. oppure in un p.i.p. siano da ritenere edificabili (cfr. Cass. sez. I, 15 maggio 2008, n. 12293; 11 febbraio 2008, n. 3189).  In realtà, posto che la CEDU ritiene possibile applicare valori inferiori al valore di mercato (come prevede la nuova legge per interventi di riforme economico-sociale) allorché ricorra un obiettivo di “pubblica utilità” e non fa riferimento solo ad eventi straordinari (cfr. v. al riguardo, Corte Europea Diritti Uomo, I, del 17 luglio 2008, n. 6587/01), non risulta alcun contrasto con quello che ha ritenuto la Corte Costituzionale. Ne deriverebbe, perciò, che le espropriazioni per un piano p.i.p. potrebbero giustificare, attesa la sua rilevante funzione di equilibrio socio-economico e di tutela del lavoro, un indennità determinata con la riduzione del venticinque per cento del valore venale.

Inizialmente non è parsa di questo avviso taluna pronuncia che invoca l’intervento del legislatore chiamato a definire
espressamente quali siano detti “interventi di riforma economico-sociale” (così Cass., sez. I, 14 gennaio 2008,
n. 599 secondo cui il nuovo sistema porterebbe a ritenere che “… al momento, fino a quando il legislatore non riterrà di riformulare altri criteri indennitari, sulle indicazioni contenute nella sentenza n. 348/2007, non vi sarà neppure la necessità da parte del giudice di distinguere, come la Corte Costituzionale ha suggerito all’iniziativa legislativa, tra «espropri singoli» e «piani di esproprio volti a rendere possibile interventi programmati di riforma economica o migliori condizioni di giustizia sociale»”). Come a dire, se non vi è una specifica legge, occorrerà calcolare tutte le aree edificabili a valore venale.
Tuttavia, più di recente, taluno giudice di merito ha operato uno spiraglio interpretativo, sia con riferimento al piano p.e.e.p. (Corte d’Appello di Roma, I sez., 30 giugno 2008;
31 marzo 2008), sia con riferimento ad un piano p.i.p.  (Corte d’Appello di Napoli, I sez., 17 marzo 2008), nel senso di ritenere applicabili ad entrambe le fattispecie la misura ridotta del venticinque per cento allorché si debbano calcolare le relative indennità d’espropriazione delle aree comprese in tali piani.

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