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12/12/2018 01:57
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Appalti a corpo e a misura nel codice dei contratti

a cura dell'Avv. Michele Lombardo e dell'Avv. Antonio Giacalone - Studio Rusconi&Partners

Con il decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) è stata definitivamente abrogata la legge Merloni (legge 109/1994).

Ai sensi dell’art. 256 comma 1, infatti, “a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente codice, sono o restano abrogati: (…) la legge 11 febbraio 1994, n. 109.

In sostanza, il legislatore italiano oltre a recepire le due direttive comunitarie 17 e 18 ha provveduto a far confluire in un unico corpus normativo molte disposizioni in materia di appalti pubblici con il dichiarato intento di operare una chiara risistemazione dell’intera materia.

Per questo motivo sono state ricollocate all’interno del Codice dei contratti le norme precedentemente previste nella legge Merloni.

In realtà, il lodevole tentativo di sistemazione non sempre ha portato a risultati chiari.

Un caso emblematico è rappresentato dalla disciplina degli appalti a corpo e degli appalti a misura.

L’art. 53 comma 4 del codice dei contratti chiarisce che “Per le prestazioni a corpo, il prezzo convenuto non può essere modificato sulla base della verifica della quantità o della qualità della prestazione”, invece “per le prestazioni a misura, il prezzo convenuto può variare, in aumento o in diminuzione, secondo la quantità effettiva della prestazione. Per l'esecuzione di prestazioni a misura, il capitolato fissa i prezzi invariabili per unità di misura e per ogni tipologia di prestazione” (1).

La differenza fra i due tipi di contratto viene sottolineata nel lodo arbitrale di Napoli del 22 giugno 2000, secondo il quale “nel contratto d’appalto stipulato a corpo, il prezzo viene determinato con la definizione di una somma fissa ed invariabile per la realizzazione di un’ opera tecnicamente rappresentata negli elaborati progettuali, per cui l’opera deve essere descritta in modo estremamente preciso, per mezzo di un progetto molto dettagliato; viceversa nel caso di prezzo a misura, questo può essere determinato nella sua effettiva entità soltanto al termine dei lavori, sommando le componenti dell’’opera finita e applicando loro il prezzo unitario prefissato”.

Entrambe le categorie contrattuali, però presentano alcuni elementi di criticità più volte segnalati dalla giurisprudenza.

Come sostenuto dal collegio arbitrale di Roma del 23 ottobre 1997 “Il criterio di determinazione del prezzo dell’appalto a corpo non costituisce, e non può costituire, strumento per trasformare l’appalto in una scommessa o in un contratto aleatorio, né tantomeno in un espediente per ottenere a spese dell’appaltatore l’esecuzione di opere pubbliche a costi inferiori a quelli effettivi, ma è consentito ed ammissibile, in via di principio, soltanto se ed in quanto sia possibile procedere preventivamente alla precisa determinazione dell’opera, quando cioè la possibilità di calcolare e misurare, precisamente tutte le categorie di lavoro richieste, consente di forfettizzare il corrispettivo globale e di lasciare quindi a carico oppure a vantaggio dell’appaltatore il rischio o l’utile delle maggiori o minori quantità che risultassero necessarie” (Lodo arbitrale Roma 23 ottobre 1997 n. 89). Ed ancora "In caso di contratto a forfait (…) il rischio che grava sull'appaltatore in tale tipo di contratto deve essere inteso nel senso che sull'impresa non possono gravare oneri correlati a difficoltà che siano insorte nel corso del rapporto e che siano al di fuori di ogni previsione originaria" (Lodo Roma 27 Maggio 2002).

Diversamente, invece, come sostenuto dal collegio arbitrale di Roma del 6 aprile 2000 “Nell’appalto a misura l’importo presunto dell’appalto costituisce un tetto economico, concordato tra le parti, indicativo dei limiti di spesa dell’appalto, nonché, secondo certe regole, dell’obbligo e del diritto dell’appaltatore di eseguire le opere indicate nel contratto”. Inoltre “negli appalti a misura l’ampiezza degli oneri espressamente contemplati nella descrizione di uno o più prezzi unitari altro non comporta se non che l’impresa, nel formulare la propria offerta, deve prefigurarsene l’entità in relazione a tutti i dati progettuali a disposizione” (Lodo arbitrale Roma 22 marzo 2002).

La legge Merloni inoltre prevedeva alcuni casi specifici per i quali si sarebbe dovuto concludere un contratto a corpo oppure un contratto a misura.

In base all’art. 19 comma 4 della legge 109/1994, infatti, “i contratti di appalto di cui alla presente legge sono stipulati a corpo ai sensi dell'articolo 326 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, ovvero a corpo e a misura ai sensi dell'articolo 329 della citata legge n. 2248 del 1865, allegato F; salvo il caso di cui al comma 5, i contratti di cui al comma 1, lettera b), numeri 1), 2) e 4) del presente articolo, sono stipulati a corpo”.

In breve, in base alla disposizione normativa era fatto obbligo alle amministrazioni di concludere contratti di appalto a corpo aventi ad oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione (c.d. appalto integrato) riguardanti:

- lavori di importo inferiore a 200.000 euro;

- lavori la cui componente impiantistica o tecnologica incida per più del 60 per cento del valore dell’opera;

- lavori di importo pari o superiore a 10 milioni di euro (art. 19 comma 1 lett. b) n. 1, 2 e 4 della legge Merloni, come richiamato dal comma 4 del medesimo articolo).

Inoltre, la stessa legge concedeva la facoltà alle pubbliche amministrazioni di concludere contratti di appalto a misura laddove l’affidamento riguardasse:

- la sola esecuzione dei lavori pubblici di importo inferiore a 500.000;

- contratti di appalto relativi a manutenzione, restauro e scavi archeologici;

- contratti di appalto relativi alle opere in sotterraneo e quelli afferenti alle opere di consolidamento dei terreni (art. 19 comma 5 legge 109/1994).

Il Codice dei contratti pubblici non ripropone la stessa disposizione normativa prevista dall’art. 19 comma 4 e 5, lasciando quindi le singole amministrazione libere di scegliere quale contratto concludere a corpo e quale a misura.

In base all’art. 53 comma 4, infatti, “il decreto o la determina a contrarre stabilisce, sulla base delle esigenze dell'amministrazione aggiudicatrice, se il contratto sarà stipulato a corpo o a misura, o parte a corpo e parte a misura, con le modalità da stabilirsi con il regolamento”.

In sostanza, la legge rinvia al regolamento previsto dall’art. 5 dello stesso d.lgs. 163/2006 ai sensi del quale “lo Stato detta con regolamento la disciplina esecutiva e attuativa del presente codice in relazione ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di amministrazioni ed enti statali (…)”.

In attesa dell’entrata in vigore del regolamento non vi è, quindi, alcuna norma che riproponga il disposto dell’art. 19 comma 4 e 5 della legge Merloni (2).

Il regolamento attuativo del Codice dei contratti approvato in sede di Consiglio dei ministri in data 21 dicembre 2007 e poi bloccato successivamente dalla Corte dei Conti, ripropone all’art. 105 la disciplina precedentemente prevista dall’art. 19.

L’intento del legislatore è dichiarato in un considerando (Ritenuto) dello stesso regolamento in cui si dice che l’art. 105 “provvede proprio a chiarire i casi in cui si può ricorrere ai contratti a corpo e a misura, al fine di garantire semplificazione e chiarezza per gli operatori e le stazioni appaltanti”.

 

_____

(1) Disposizione in parte analoga era prevista nella vecchia legislazione sulle opere pubbliche Legge 20 marzo 1865, n. 2248 (allegato F), che ai sensi dell’art. 326 prevedeva “Per le opere o provviste a corpo, il prezzo convenuto è fisso e invariabile, senza che possa essere invocata dalle parti contraenti alcuna verificazione sulla misura o sul valore attribuito alla qualità di dette opere o provviste. Per le opere appaltate a misura, la somma prevista nel contratto può variare, tanto in più quanto in meno, secondo la quantità effettiva delle opere eseguite. Per l’esecuzione loro sono fissati nel capitolato d’appalto prezzi variabili per unità di misura e per ogni specie di lavoro”. Tale norma è stata abrogata dall’art. 256 del Codice dei contratti.

(2) Nessuna disposizione in tal senso è prevista dal regolamento attuativo della legge Merloni, D.p.r. 554/1999 ancora in vigore in base al disposto dell’art. 253 comma 3 del D.lgs. 163/2006. l’art. 253 comma 3 così recita: “Per i lavori pubblici, fino all'entrata in vigore del regolamento di cui all'articolo 5, continuano ad applicarsi il d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554.

 

 

Allegati:
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