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21/11/2017 12:48
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La stima dei costi della sicurezza nei contratti pubblici di forniture o servizi

B. Magaldi (Progetto Sicurezza n. 4/2008) - Documento senza titolo

In data 20 marzo 2008 sono state approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome le Linee Guida per la stima dei costi della sicurezza nei contratti pubblici di forniture e servizi.
Tali linee, elaborate dal Gruppo di Lavoro sicurezza appalti ITACA, acronimo dell’Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e della compatibilità ambientale, sono state predisposte per fornire le prime indicazioni operative a supporto delle amministrazioni pubbliche che appaltando all’esterno forniture o servizi, sono tenute ad indicare, nei bandi di appalto, i costi della sicurezza, sottratti all’importo contrattuale, legati alla presenza di più operatori economici nei luoghi di lavoro.

Preme ribadire, in via preliminare, che il contesto di riferimento è relativo ai soli contratti pubblici di forniture e servizi per i quali non vi è ancora una norma consolidata in merito al calcolo dei costi della sicurezza che, in ogni caso, sono tassativamente quelli individuati dall’art. 7 del d.P.R. 222/2003.
Pertanto le linee guida prendono in considerazione gli aspetti legati alla sicurezza dei lavoratori ed ai relativi costi nel coniugare la sicurezza con l’esternalizzazione di servizi e forniture.
Appare chiaro che nel momento in cui l’amministrazione pubblica affida all’esterno forniture e servizi a terzi operatori, scelti sulla base di offerte concorrenziali, pur non assumendo dirette responsabilità nei confronti della tutela dei lavoratori dell’operatore prescelto, è tuttavia tenuta, ai sensi dell’art. 7 del d.lgs 626/1994, all’onere di coordinamento e reciproca informazione al fine della valutazione dei rischi e dell’apprestamento delle necessarie misure di prevenzione e protezione.
In pratica, nell’azione di coordinamento, l’amministrazione è naturalmente tenuta non solo alla tutela dei lavoratori dell’operatore cui sono stati affidati forniture e/o servizi, ma anche dei propri lavoratori che svolgano la loro attività in concomitanza con il lavoro svolto da altri.
Di più: devono essere tutelati anche i lavoratori di terzi operatori che già operano nel luogo di lavoro ed anche, non ultimo e a volte peculiare nel caso della pubblica amministrazione, la pluralità dei cittadini utenti di un servizio o di un ufficio.

Il concetto di “interferenza”.

Da quanto sopra esposto appare chiaro che nelle valutazioni dei rischi e nella predisposizione delle misure di prevenzione e protezione a tutela dei lavoratori, divenga preminente il concetto di “interferenza”.
Per “interferenza” si deve intendere ogni sovrapposizione di attività lavorativa fra lavoratori diversi che rispondono a datori di lavoro diversi, e detta “interferenza” può essere generata sia da una contiguità fisica e di spazio, sia da una contiguità produttiva.
A titolo meramente esemplificativo possiamo citare, quali rischi interferenti, i rischi che vengono immessi nel luogo di lavoro del committente dalle attività svolte dall’appaltatore e, viceversa, i rischi esistenti nel luogo di lavoro del committente che si aggiungono a quelli propri dell’attività dell’appaltatore.
E ancora: i rischi dovuti alla sovrapposizione di più attività svolte da appaltatori diversi nel luogo di lavoro del committente o derivanti da particolari modalità di esecuzione richieste dal committente che comportano ulteriori rischi rispetto a quelli specifici dell’attività appaltata.
In tutti questi casi, per la tutela dei lavoratori ed anche dei terzi, è necessaria una attività di coordinamento che si può ottenere solo attraverso un coordinamento dei datori di lavoro.
È evidente che non potrà essere compito della stazione appaltante valutare i costi della sicurezza propri dell’attività dell’operatore al quale vengono appaltati servizi e/o forniture.
Tali costi devono in ogni caso essere specificatamente indicati dall’offerente le prestazioni, ma spetterà all’amministrazione valutare e quantificare i costi del necessario coordinamento.
In pratica, parte dei costi della sicurezza, quelli relativi alle azioni di coordinamento, saranno valutati dall’amministrazione e come tali quantificati e sottratti all’importo contrattuale sottoposto al confronto concorrenziale, parte, quelli relativi all’attività propria dell’operatore che concorre all’appalto, saranno valutati dallo stesso e non potranno essere oggetto di alcun ribasso.
Sarà poi compito dell’amministrazione individuare, e di conseguenza scartare, le offerte anormalmente basse.

Il DUVRI – Il Documento Unico di Valutazione dei Rischi derivanti dalle Interferenze.

Alla luce di quanto sopra, fermi restando gli obblighi previsti dall’art. 7 del d.lgs 626/1994, il datore di lavoro della stazione appaltante, ai sensi dell’art. 3 comma 1 lettera a) della legge 123/2007,è tenuto ad elaborare un unico documento di valutazione dei rischi, nel quale vengano individuate la interferenze ed indicate le misure da adottare per eliminarne i rischi.
Tale documento è il DUVRI, acronimo di Documento Unico di Valutazione dei Rischi derivanti dalle Interferenze.
Naturalmente, ove la stazione appaltante valuti che non esistano rischi da interferenze, la stessa non è tenuta alla redazione del DUVRI.
Ne darà tuttavia le motivazioni negli atti a corredo dell’appalto.
Il DUVRI, nel quale, si ripete, deve essere riportata solo la valutazione dei rischi derivanti dalle interferenze, deve essere messo a disposizione ai fini della formulazione delle offerte.
L’impresa che si aggiudica l’appalto, nel presentare la valutazione dei rischi specifici relativi alla propria attività, potrà anche presentare, sulla base della propria esperienza, proposte di integrazione al DUVRI per meglio garantire la sicurezza di tutti i lavoratori.
È quasi superfluo, per altro, ribadire che eventuali integrazioni non possono giustificare adeguamenti al ribasso dei costi della sicurezza.
Durante il corso dei lavori, ove si presentino interferenze in precedenza non previste, la stazione appaltante provvederà ad aggiornare il DUVRI ed i relativi costi della sicurezza.
Il DUVRI, nei contratti rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs 494/96, dovrà far parte integrante del Piano di Sicurezza e Coordinamento.

Casi nei quali non è richiesta la redazione del DUVRI.

Non è richiesta la predisposizione del DUVRI quando l’appalto ha per oggetto mere forniture (senza posa in opera, installazioni o montaggi), o per servizi svolti in ambienti non di pertinenza della committenza, o per prestazioni di natura intellettuale (come direzione dei lavori, collaudi ecc.).

Conclusioni.

Per concludere l’argomento, si riassume, schematicamente, quali procedure vengono indicate nelle linee guida per pervenire alla stima dei costi della sicurezza, in caso di interferenze, nei contratti pubblici di servizi e forniture.
L’amministrazione appaltante procede dapprima ad una valutazione preliminare sull’eventuale esistenza di rischi da “interferenze” connessi con l’attività oggetto dell’appalto.
Se non vengono rilevati rischi da “interferenze” non sarà necessario redigere il DUVRI e, di conseguenza, non dovranno essere indicati costi della sicurezza.
Se invece si rilevano rischi da “interferenze” si dovrà predisporre il DUVRI individuando le misure necessarie per eliminare o ridurre tali rischi e si dovranno quantificare i relativi costi della sicurezza, indicando gli apprestamenti, gli impianti, i dispositivi di protezione individuali e collettivi, le procedure, le azioni di coordinamento per l’utilizzo comune delle attrezzature e dei servizi, gli sfasamenti spaziali o temporali, e quanto altro venga ritenuto necessario.
La stima dei relativi costi dovrà essere analitica, a corpo o a misura, e non potrà, in nessun caso, essere valutata a percentuale.
Si dovrà far riferimento a prezziari o listini ufficiali o, in carenza di questi, si dovrà ricorrere ad accurate analisi dei prezzi desunte da indagini di mercato.

 

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