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24/11/2017 19:45
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Una stagione di riforme per il lavoro pubblico

A. Bianco (La Settimana degli Enti Locali 28/10/2008) - Maggioli Editore

Sono assai importanti le norme che il Parlamento sta esaminando per la riforma del lavoro pubblico. Il tema è ritenuto dall’attuale Governo, ed in particolare dal Ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta, prioritario: attraverso le nuove regole si vuole ottenere il miglioramento della produttività e dell’efficienza delle strutture pubbliche, nonché l’innalzamento dell’efficacia della sua attività e la riduzione dei costi. Alle misure per la riforma del lavoro pubblico si aggiungono le disposizioni dettate per la riforma degli enti locali, in particolare la attuazione del federalismo fiscale e la riforma del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.
Riforme che si aggiungono a quelle contenute nei due d.l. già approvati (abrogazione dell’Ici sulla prima casa e sicurezza) ed in quello di fase di conversione (aumento dei trasferimenti).
Per molti versi, siamo dinanzi ad una stagione che per il numero e la incisività delle misure ricorda quella delle c.d. “leggi Bassanini”: anche in questa occasione il volto delle amministrazioni locali e le loro regole di funzionamento sono destinate a cambiare rapidamente. Si deve, inoltre, ricordare che, a parte il d.l. 112 che è già pienamente operativo, anche le altre proposte procedono a spron battuto: la Camera ha licenziato il primo dei disegni di legge collegati e sta licenziando il secondo, il Senato sta ultimando in commissione l’esame del collegato specificamente dedicato al lavoro pubblico. È vero che molti di questi provvedimenti sono delle leggi delega, quindi non immediatamente operative, ma i tempi di entrata in vigore dovrebbero essere comunque assai brevi.

Le proposte
Il Senato sta esaminando nelle commissioni in prima lettura il disegno di legge di iniziativa governativa “Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico”, contrassegnato con il numero AS 847, che prevede la riforma del d.lgs. n. 165/2001, il c.d. “testo unico delle leggi sul pubblico impiego”.
Il disegno di legge collegato contrassegnato dal numero AS 1082, proposta che è già stata approvata in prima lettura dalla Camera, prevede nuove regole per la segreteria nei piccoli comuni, per la trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui dati relativi alle presenze ed assenze del personale, per dare la possibilità agli enti di acquistare sul mercato servizi prima realizzati all’interno della struttura, per la diffusione delle buone prassi amministrative e per la riforma del Cnipa, del Formez e della Scuola superiore della pubblica amministrazione.
L’altro disegno di legge collegato, contrassegnato con il numero AC 1441-quater-A, che la Camera sta finendo di esaminare in prima lettura proprio in questi giorni, è ricco di disposizioni in materia di personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni. Si dispone la territorializzazione delle procedure concorsuali, con il rafforzamento del vincolo al ricorso alla mobilità, l’articolazione analitica delle dotazioni organiche, l’allungamento a quattro anni del periodo di validità delle graduatorie; l’abrogazione dal 1° luglio 2009 delle norme sulle stabilizzazioni e la possibilità per gli enti di bandire nel triennio 2009/2011 concorsi con la riserva del 40% per i precari assunti a tempo determinato e di valorizzare nei concorsi pubblici i co.co.co. con anzianità almeno triennale. Ed ancora, lo stimolo alla mobilità in caso di esternalizzazioni e/o di decentramento delle funzioni, la possibilità per le p.a. di rivedere i part-time già concessi, la previsione della aspettativa per avviare nuove attività imprenditoriali.
Ed infine si concede una delega al Governo per il riordino delle norme sui congedi, le aspettative ed i permessi e si abrogano le norme del d.l. 112 sulla non equiparazione delle assenze alla presenza ai fini della erogazione del trattamento economico accessorio, la riforma dei benefici previsti dalla legge n. 104/1992 per l’assistenza a congiunti gravemente disabili e si riformano le regole sulla conciliazione e l’arbitrato.

La proposta di riforma del testo unico sul lavoro pubblico
La proposta di delega al Governo per la riforma del testo unico sul lavoro pubblico (d.lgs. n. 165/2001) consta di sei articoli.
Essa assegna al Governo nove mesi per l’adozione dei decreti delegati.
L’articolo 1 ha carattere generale: esso prevede la delega per la riforma complessiva del citato provvedimento. La delega dovrà ispirarsi ai seguenti criteri: convergenza del mercato del lavoro privato e di quello pubblico, riforma della contrattazione collettiva, valorizzazione del ruolo della valutazione del personale, valorizzazione del merito, maggiore responsabilizzazione, valorizzazione del concorso. Per l’emanazione di questo provvedimento vengono concessi al Governo nove mesi a partire dalla data di entrata in vigore della legge.
I successivi articoli dettagliano i criteri per le singole parti della delega. L’articolo 2 detta i principi per la riforma della contrattazione: la ridefinizione dei rapporti tra contratti e norme di legge, riservando alle scelte delle amministrazioni la organizzazione, la definizione delle regole per la valutazione, la produttività (ferma restando la competenza contrattuale alla disciplina di questo istituto), la responsabilità e le sanzioni disciplinari, le progressioni verticali, il monitoraggio dei rapporti tra norme contrattuali e legislative, la applicazione delle norme di legge in caso di clausole contrattuali nulle per contrasto con disposizioni di legge e/o della contrattazione nazionale, il fissare limiti alla contrattazione decentrata, la definizione di una relazione standard per la illustrazione delle clausole dei contratti decentrati, la riforma della contrattazione rivedendo il ruolo dell’Aran, restringendo i comparti, potenziando la rappresentanza delle regioni e degli enti locali, modificando e rafforzando le regole sui controlli, responsabilizzando le parti contraenti e gli organismi di controllo; il rafforzare le forme di pubblicità sui costi del personale.
L’articolo 3 detta i principi per la valutazione delle strutture e del personale: verificare la corrispondenza tra i servizi e gli standard, definire un sistema di indicatori di produttività e di misuratori della qualità delle prestazioni, riordinare le forme di controllo interno, validazione dei sistemi di controllo e valutazione, ampliare le forme di pubblicità ed i poteri ispettivi statali.
L’articolo 4 detta i principi per la valorizzazione del merito e della professionalità: fissare un minimo di risorse per la produttività, destinare al trattamento economico del personale parte dei risparmi ottenuti, le progressioni economiche possono essere effettuate solo con criteri selettivi, definire le riserve per l’accesso dall’esterno alle posizioni apicali, fissare al tetto massimo del 50% la quota delle progressioni verticali, definire meccanismi di premialità per il personale impegnato in progetti innovativi.
L’articolo 5 detta i criteri per la riforma della dirigenza: valorizzare l’autonomia dei dirigenti quali datori di lavoro (attraverso la individuazione dei profili necessari allo svolgimento delle attività, la valutazione, il ricorso alla mobilità individuale), rafforzare la loro responsabilità, rivedere in senso meritocratico le regole sull’accesso alla dirigenza, rivedere le regole per il conferimento degli incarichi dirigenziali, ampliare le competenze del comitato dei garanti, valorizzare le eccellenze nel raggiungimento degli obiettivi, rafforzare le norme sulla incompatibilità dei dirigenti, semplificare le regole sulla mobilità e vietare la corresponsione della indennità di risultato nei casi in cui non siano utilizzate regole di valutazione coerenti con i vincoli dettati dal legislatore.
L’articolo 6, l’ultimo, detta i principi per la riforma delle regole sulle sanzioni e la responsabilità dei dipendenti pubblici: semplificazione del procedimento disciplinare ed accelerazione dei tempi, stabilire che i procedimenti disciplinari possano concludersi anche in pendenza dei processi penali; ridefinire le sanzioni, stabilendo il licenziamento anche per lo scarso rendimento, la inefficienza o l’incompetenza e le certificazioni mediche false (ipotesi che deve essere oggetto di una specifica nuova forma di reato), ampliare i poteri disciplinari attribuiti ai dirigenti, anche attraverso la irrogazione di multe, intensificare i controlli sulle assenze per malattia e responsabilizzare maggiormente i medici, fare risarcire i danni nel caso di certificazioni mediche non veritiere, sanzionare i dipendenti che abbiano provocato la condanna dell’ente al risarcimento di danni, introdurre forme di responsabilità in caso di mancato esercizio del procedimento disciplinare.

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