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22/11/2017 02:34
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La differenza tra collaborazione occasionale e collaborazione continuativa

E. Cuzzola (www.ilpersonale.it 14/10/2008) - dottrina La differenza tra collaborazione occasionale e collaborazione continuativa

Ancora troppo spesso gli enti, per correttamente inquadrare una collaborazione tra le continuative ovvero le occasionali, utilizzano quali parametri di riferimento la durata nel limite di 30 giorni ed il compenso nel limite di 5.000,00 euro. Detta procedura tuttavia non appare corretta, in primo luogo perché la legge Biagi (che introduce i due suddetti parametri) non si applica al pubblico impiego, in secondo luogo perché, come vedremo, i suddetti parametri nella normativa Biagi vengono utilizzati per ben altra distinzione. Quindi la collaborazione occasionale nella pubblica amministrazione rimane occasionale anche se (l’incarico) dura più di trenta giorni ed il compenso supera 5.000,00 euro: addirittura più collaborazioni occasionali nell’anno non si tramutano in collaborazione continuativa, ma rimangono singole collaborazioni occasionali (infatti la collaborazione continuativa si ha quando la pluralità di prestazioni viene eseguita nell’ambito di un rapporto unitario)
Allora sulla definizione di prestazione occasionale nella pubblica amministrazione e sul corretto inquadramento della stessa ( e differenza con il lavoro autonomo continuativo) si veda la circolare n. 2/2008 della Funzione Pubblica (sugli incarichi esterni nella pubblica amministrazione). Anche dalla lettura del suddetto documento si giunge alla conclusione che il parametro dei 30 giorni o dei 5.000,00 euro, non risulta corretto, poiché la norma Biagi non si estende al pubblico impiego e poiché nella norma Biagi attraverso detti parametri, come detto sopra, non si fa la differenza tra le due figure, quella occasionale e quella continuativa, di collaborazione autonoma, ma si distingue la collaborazione a progetto dalla cd mini collaborazione.

Definizione di lavoro occasionale

Si definisce lavoro autonomo occasionale o collaborazione occasionale qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall`assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione. Esso rappresenta senza dubbio la forma più semplice nell`ambito del lavoro autonomo perché non vi sono particolari vincoli formali e burocratici per la sua stipulazione.

La disciplina del lavoro autonomo occasionale trova la propria regolamentazione generale nell`articolo 2222 del Codice civile. Ma, negli ultimi anni, si sono succeduti degli apporti normativi che hanno individuato delle fattispecie inquadrabili nel rapporto di lavoro autonomo occasionale: la Legge 14/02/2003 n. 30, il D. Lgs. n. 276/2003 attuativo della Legge Biagi, la circolare del Ministero del Lavoro n. 1 dell`8/01/2004 e le circolari Inps n. 9 del 22/01/2004 e n. 103 del 6/07/2004.
Il lavoratore autonomo occasionale non è vincolato dal committente ad orari rigidi e predeterminati (come tutti i lavoratori autonomi) e la sua attività va intesa non come strutturale all`interno del ciclo produttivo, ma solo come di supporto al raggiungimento di obiettivi momentanei del committente.
Il lavoro autonomo occasionale non prevede obbligatoriamente un contratto scritto, nè il committente ha l`obbligo di applicare le regole sulla prevenzione degli infortuni o altre norme previste per gli altri lavoratori.

Le caratteristiche proprie del lavoro autonomo occasionale possono essere cosi sintetizzate:

· l’assenza di vincolo di subordinazione nei confronti del committente (piena autonomia nei modi e nei tempi necessari al compimento dell’opera o del servizio);
· l’assenza dell’elemento del coordinamento con la struttura del committente (ciò implica l’assenza di direttive da parte del committente, come indicato nella risoluzione del Ministero delle Finanze 14 dicembre 1993, n. III-7-060/93);
· la natura non imprenditoriale delle prestazioni dedotte nell’oggetto del contratto (in tal modo viene a mancare una specifica organizzazione dei fattori produttivi in forma di impresa);
· lo svolgimento non professionale o abituale dell’attività da parte del prestatore d’opera (e, conseguentemente, non commerciale, ai sensi e per gli effetti del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633);
· la durata della prestazione che è solitamente unica, ovvero molto limitata e senza continuità di tempo (un dipendente, privato o pubblico, che viene chiamato a svolgere una lezione presso un ente diverso dal suo datore di lavoro); non rileva l’ammontare del compenso che può anche configurarsi in misura oggettivamente elevata.

Definizione di co co co
IL contratto di collaborazione coordinata e continuativa è il contratto che ha avuto un grossissimo sviluppo negli ultimi anni, costituendo circa il 90% di contratti di lavoro parasubordinato.
Le collaborazioni coordinate e continuative sono definite, nella prassi, in tanti modi: prestazione d’opera; consulenza; contratto di diritto privato; lavoro parasubordinato ecc.
Le norme di riferimento delle collaborazioni coordinate e continuative sono: gli articoli 2222 e successivi del codice civile, la legge di riforma previdenziale 335/95, l’art. 409 del codice di procedura civile, in materia fiscale il Testo unico delle imposte dirette e la legge n.342/00 che interviene in materia di assimilazione fiscale ai redditi da lavoro dipendente.
Le collaborazioni coordinate e continuative rientrano tra quelle tipologie di lavoro che non instaurano un rapporto di subordinazione tra datore di lavoro e lavoratore, ma stabiliscono le modalità, la durata e il corrispettivo retributivo di una prestazione lavorativa svolta da un prestatore d’opera per conto di un committente.
Gli elementi che definiscono il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, tutti compatibili con l’assenza di subordinazione, sono tre:
– la coordinazione: nelle varie modalità della collaborazione, la parola coordinata indica la necessità di collegare funzionalmente l`attività del lavoratore al ciclo produttivo del committente.
Il lavoratore parasubordinato, quindi, deve godere di autonomia organizzativa circa le modalità, il tempo e il luogo dell’adempimento, prestazione ma, all’interno del contratto individuale, è possibile anche prevedere forme temporali di coordinamento per l’esecuzione della prestazione lavorativa. Questo significa che nel contratto individuale si può legittimamente definire anche un orario della prestazione, purché, come vedremo in seguito, non il rispetto rigido dello stesso.
– la continuità: la parola continuativa, anche rispetto alla giurisprudenza consolidata, indica una serie di prestazioni lavorative reiterate in misura apprezzabile nel tempo, frutto di un accordo tra le parti.
Nella collaborazione coordinata e continuativa non è previsto un tempo minimo o massimo di durata del contratto che può anche essere rinnovato più volte.
– la natura prevalentemente personale dell’opera: è escluso il carattere imprenditoriale dell’attività, pur caratterizzandosi per il contenuto professionale, per la prevalenza dell’attività di lavoro del prestatore rispetto alle strutture di tipo materiale, all’organizzazione e ai capitali

I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sono tutti quei rapporti che comportano prestazioni di contenuto "intrinsecamente artistico o professionale", "senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita. "Per individuare questi rapporti di collaborazione la legge richiede, dunque: che l`attività abbia contenuto "intrinsecamente" artistico o professionale: non consista nell`esecuzione di servizi d`impresa ma richieda capacità, competenze e qualità artistiche, culturali e personali del lavoratore; che l`attività non richieda l`impiego di mezzi organizzati: non deve trattarsi di un`attività imprenditoriale svolta organizzando un`azienda in senso tecnico, cioè un complesso di beni o di prestazioni altrui messo a disposizione dal lavoratore autonomo; che, pur nel quadro di un rapporto "unitario" e di collaborazione, nel quale necessariamente caratteristiche, modalità e tempi di esecuzione della prestazione siano state oggetto di trattativa e di definizione contrattuale, non sussista alcun vincolo di subordinazione. Non ci devono essere gli elementi tipici della "subordinazione" del dipendente: rispetto di un rigido orario di lavoro, di ordini e direttive da eseguire, della gerarchia aziendale; applicazione di un sistema di sanzioni (multe, sospensioni, licenziamento) per le violazioni, etc.; che sia pattuita, prima dell’inizio del lavoro, una retribuzione periodica prestabilita. Non è indispensabile che il contratto di collaborazione sia scritto e registrato; è, comunque, opportuno che lo sia, per evitare contestazioni.

La differenza tra collaborazione continuativa ed occasionale
Il Decreto Lgs. 276/2003 inquadra il lavoro occasionale ai fini dell`esclusione dal lavoro a progetto o dalle "prestazioni occasionali", mettendo in evidenza che la natura occasionale del rapporto instaurato tra le parti deve prescindere dalla misura del compenso e dal numero di prestazioni svolte e concentrarsi sulla presenza o meno dei requisiti del coordinamento e della continuità con la struttura del committente. Infatti, ai sensi dell`art. 2222 del Codice Civile, possono esservi prestazioni di lavoro autonomo occasionale con compensi superiori a € 5.000,0 (ovvero di durata superiore a trenta giorni). Allora sulla definizione di prestazione occasionale nella pubblica amministrazione e sul corretto inquadramento della stessa ( e differenza con il lavoro autonomo continuativo) si veda la circolare n. 2/2008 della Funzione Pubblica (sugli incarichi esterni nella pubblica amministrazione). Anche dalla lettura del suddetto documento si giunge alla conclusione che il parametro dei 30 giorni o dei 5.000,00 euro, dagli enti, spesso, utilizzato per individuare la differenza tra lavoro occasionale e co co co non risulta corretto, poiché la norma biagi non si estende al pubblico impiego e poiché nella norma Biagi attraverso detti parametri, come detto sopra, non si fa la differenza tra le due figure, quella occasionale e quella continuativa, di collaborazione autonoma, ma si distingue la collaborazione a progetto dalla cd mini collaborazione.

Inquadramento fiscale
Anche ai fini del corretto inquadramento dal punto di vista fiscale della collaborazione occasionale (tra i redditi diversi soggetti ritenuta di acconto nella misura del 20%) e della collaborazione continuativa (tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) si fa riferimento alla norma giuslavoristica e quindi alla distinzione suggerita dalla circolare 2/2008 della funzione pubblica sopra citata.

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