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Errore e responsabilità dell`Inps

G. Crepaldi (www.ilpersonale.it 2/10/2008) - Maggioli Editore

E’ costante in giurisprudenza il principio secondo il quale “il lavoratore indotto a dimettersi da erronee informazioni dell`Inps sulla sua posizione previdenziale ha diritto al risarcimento del danno”, in misura pari alle retribuzioni perdute. Da ultimo tale affermazione è ribadita dalla pronuncia della Corte di Cassazione, sez. lavoro, del 9 luglio 2008 n. 18814 (pubblicata in questo sito web).
L`ente previdenziale, infatti, ha l`obbligo di fornire al proprio assicurato una comunicazione contenente i dati relativi alla sua posizione contributiva avente valenza certificativa.
Tale prospetto deve essere redatto secondo criteri di diligenza e di comprensibilità da parte di una persona che abbia un livello culturale minimo compatibile con lo svolgimento di una attività lavorativa; ne consegue che, nell`ipotesi in cui l`Inps abbia fornito all`assicurato un`indicazione erronea del numero dei contributi versati, l`ente previdenziale potrà essere tenuto a rispondere dei danni subiti dall`assicurato a causa delle inesattezze contenute nelle comunicazioni fornite.
Pertanto, il lavoratore indotto alle dimissioni da colpevole comportamento dell`INPS, che abbia erroneamente comunicato il perfezionamento del requisito contributivo per il conseguimento della pensione di anzianità, ha diritto al risarcimento del danno in un importo commisurabile a quello delle retribuzioni perdute fra la data della cessazione del rapporto di lavoro e quella dell`effettivo conseguimento della detta pensione, in forza del completamento del periodo di contribuzione a tal fine necessario, ottenuto col versamento di contributi volontari, da sommarsi a quelli obbligatori anteriormente accreditati (v. anche Corte Cass., sez. lav., 24 gennaio 2003 n. 1104; Corte Cass., sez. lav., 16 aprile 1994 n. 3635).
In passato, invece, si era affermato che il diritto al risarcimento del danno andrebbe limitato alla corresponsione di due annualità di pensione di anzianità, potendo il lavoratore, ancora in possesso dell’integra capacità di lavoro e di una certa professionalità, trovare una nuova occupazione tale da garantirgli una retribuzione ben superiore alla pensione negatagli (Trib. Milano, 21 febbraio 1985).
Sulla natura della responsabilità dell’Inps si rilevano pronunce discordanti.
Secondo un orientamento, l’Inps risponderebbe ex art. 2043 cod. civ. delle conseguenze dannose prodotte dall’attività negligente del proprio dipendente che abbia fornito erronee comunicazioni all’assicurato circa la sua posizione contributiva (Corte Cass., sez. lav., 16 aprile 1994 n. 3635; Corte Cass., sez. lav., 30 marzo 1994 n. 3123; Cass., sez. lav., 11 agosto 1993 n. 8619).
Secondo un altro orientamento, la responsabilità dell’Inps sarebbe riconducibile non già a responsabilità extracontrattuale, ma contrattuale, in quanto fondata sull’inadempimento, da parte dell’istituto, del generale obbligo, a carico dell’ente previdenziale, ex art. 54 della legge 9 marzo 1989 n. 88, di informare l’interessato sulla sua posizione assicurativa e pensionistica, qualora lo stesso ne faccia richiesta; a tale responsabilità l’Inps si sottrae solo fornendo la dimostrazione che il fatto dannoso dipenda da un evento allo stesso non imputabile; l’accertamento in ordine alla sussistenza del necessario nesso di causalità tra evento dannoso ed erronea comunicazione di dati da parte dell’Inps è rimesso al giudice del merito, e non è censurabile in cassazione, se adeguatamente e logicamente motivato (Corte Cass., sez. lav., 19 maggio 2001 n. 6867; Corte Cass., sez. lav., 17 dicembre 2003 n. 19340; ).
E’ dunque da escludersi la responsabilità dell’Inps per errata comunicazione dell’anzianità contributiva nel caso in cui l’errore sia immediatamente riconoscibile dall’assicurato (Corte App. Torino, 10 maggio 2005).

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