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22/11/2017 02:56
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Le norme sul personale del dl 112: alcuni dubbi applicativi

C. Dell`Erba (www.ilpersonale.it 20/10/2008) - Untitled Document

La concreta applicazione delle norme contenute nel DL n. 112/2008 in tema di personale dipendente dalle Pubbliche Amministrazioni sta suscitando dubbi applicativi ed interpretativi, che di seguito riassumiamo. Basta ricordare in modo particolare i seguenti: l’ambito di applicazione dei tagli per i primi 10 giorni di assenza per malattia alla retribuzione di posizione dei dirigenti, a quella dei segretari, a quella dei direttori generali ed a quella dei titolari di posizione organizzativa; la riduzione della indennità di comparto in caso di assenze per malattia; i compensi da erogare in caso di convalescenza che segue obbligatoriamente al ricovero ospedaliero; le modalità di verifica del fatto che le assenze per malattia siano connesse a cause di servizio e la natura delle terapie cd salvavita; le assunzioni di personale nelle società partecipate dagli enti locali; gli effetti della decurtazione del compenso per i dipendenti degli uffici tecnici nella progettazione delle opere pubbliche (tema che abbiamo analizzato nel precedente articolo); l’applicazione del vincolo temporale dei 3 anni nell’ultimo quinquennio nel caso di ricorso ad assunzioni flessibili; la contrazione della incidenza della spesa del personale sul totale di quella corrente e la utilizzazione dei risparmi derivanti dai tagli al trattamento accessorio nei primi 10 giorni di assenze per malattia.

LA RETRIBUZIONE DI POSIZIONE E LE ASSENZE PER MALATTIA
La circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 7/2008 ha aperto numerosi dubbi applicativi sulla applicazione ai dirigenti del taglio per tutte le forme di trattamento accessorio nei primi 10 giorni di assenza per malattia. I dubbi sono nati dal fatto che essa ha chiarito che questo taglio non si applica ai dirigenti dei ministeri per la parte fissa di tale indennità. Ricordiamo che il dettato del DLgs n. 165/2001 con molta chiarezza stabilisce che il trattamento accessorio dei dirigenti è fatto dalla retribuzione di posizione e da quella di risultato, il che sembra gettare più di un dubbio sul contenuto di merito della circolare, fermi restando i numerosi dubbi sulla sua opportunità.
Dalla circolare non si può, venendo alla dirigenza degli enti locali, trarre la conclusione che la retribuzione di posizione dei dirigenti sia per intero esente dal taglio. Il chiarimento della Funzione Pubblica si occupa chiaramente solo dei dirigenti dell’area dei ministeri e la retribuzione di posizione dei dirigenti degli enti locali non è distinta in sottovoci, essendo articolata unicamente tra un minimo ed un massimo. I dubbi nascono dalla equiparazione, in termini sostanziali, della quota minima del salario di posizione dei dirigenti degli enti locali alla retribuzione di posizione di parte fissa dei dirigenti dei ministeri. Occorre infatti considerare che la retribuzione di posizione nella quota minima ha natura obbligatoria per i dirigenti.
L’applicazione dello stesso schema porta a ritenere che vi sono dei dubbi sul fatto che il taglio si applichi alla retribuzione di posizione dei segretari. In primo luogo, occorre chiarire inequivocabilmente se essa ha natura di trattamento economico accessorio; in secondo luogo si deve ricordare che il suo importo è fissato dal contratto nazionale in una cifra fissa. Queste argomentazioni ci inducono a ritenere che le eventuali maggiorazioni disposte facoltativamente dalle singole amministrazioni sulla base del contratto decentrato integrativo del dicembre 2003 devono essere oggetto di ritenuta. Un chiarimento merita di essere fornito anche per la indennità dei direttori generali: nel caso in cui essi siano segretari la ritenuta, sulla base dei principi prima affermati, deve e essere operata. Nel caso in cui il direttore generale non è dirigente la ritenuta deve essere effettuata se il suo trattamento economico prevede una forma di trattamento accessorio.
Non vi sono invece, a parere di chi scrive, margini per sostenere che la retribuzione di posizione dei titolari di posizione organizzativa non debba necessariamente sia inclusa nel taglio in tutto il suo importo: infatti essa ha una chiara natura facoltativa.

L’INDENNITA’ DI COMPARTO E LE ASSENZE PER MALATTIA
L’indennità di comparto deve essere considerata, ci ha detto con molta chiarezza l’Aran, come una forma di trattamento economico accessorio, tesi che è invece contrastata da parte delle organizzazioni sindacali. Le argomentazioni sindacali non sembrano, ad avviso di chi scrive, coerenti con la natura di questa indennità che ha nel contratto collettivo del 2004 una chiara natura di trattamento economico accessorio. Ad oggi l’interpretazione dell’Aran non è stata smentita, per cui si suggerisce alle amministrazioni a sua applicazione.

LA CONVALESCENZA
Il DL 112 stabilisce che le ritenute per i primi 10 giorni di assenza per malattia non si applicano nel caso di ricoveri ospedalieri, anche in day hospital. Il dubbio riguarda il caso in cui un periodo di convalescenza segua al ricovero ospedaliero. In questo caso la ratio della norma sembra andare nel senso di escludere anche queste assenze dalle ritenute, ma la lettera delle disposizioni non è chiara in questa stessa direzione.

LE MALATTIE PER CAUSE DI SERVIZIO E LE TERAPIE SALVAVITA
Occorre chiarire come si deve accertare se la malattia del dipendente è collegata a cause di servizio, visto che i certificati medici per ragioni di privacy non devono contenere l’indicazione della malattia e quindi l’ente non può accertare questo collegamento. L’unica soluzione possibile sembra essere quella per cui il dipendente deve avere direttamente l’onere di dimostrare che la sua malattia è connessa alle cause di servizio e che in assenza di tale dimostrazione la ritenuta debba essere effettuata.
Analogamente per le terapie salvavita occorre fare riferimento alla certificazione medica: deve essere essa a dimostrare che il dipendente è interessato da una malattia che pone a repentaglio la sua stessa esistenza in vita e che le terapie sono essenziali per raggiungere la finalità di tutela della sua incolumità.

LE ASSUNZIONI NELLE SOCIETA’ PARTECIPATE
Le norme dell’articolo 18 del DL 112 impongono alle società interamente pubbliche che gestiscono servizi pubblici locali di applicare a partire dal sessantesimo giorno successivo alla entrata in vigore della legge di conversione i principi dettati per le assunzioni a tempo indeterminato per il personale dipendente da Pubbliche Amministrazioni. In altri termini, di darsi una norma regolamentare ispirata agli stessi principi di trasparenza e pubblicità a cui le PA sono tenute ad uniformarsi. Ed ancora si impone che le società a partecipazione pubblica totalitaria o prevalente debbano applicare regole per le assunzioni di personale ispirate ai principi di derivazione comunitaria della trasparenza e della pubblicità, ma in questo caso non si pone un termine. Queste disposizioni sono per molti versi contraddette da quanto stabilito dall’articolo 23 bis, che al comma 10 rimette al regolamento statale la disciplina tesa a stabilire “l’osservanza da parte delle società in house e delle società a partecipazione mista.. di procedure ad evidenza pubblica per ..l’assunzione di personale”. E’ evidente il difetto di coordinamento, in quanto le norme dell’articolo 23 bis sono state introdotte dalla Camera in sede di conversione, mentre le prime erano già presenti nel testo iniziale del DL.

IL TETTO ALLE ASSUNZIONI FLESSIBILI
Viene stabilito che i dipendenti assunti con contratti flessibili non possano essere utilizzati, con più tipologie contrattuali, per un periodo superiore a 3 anni nel corso dell’ultimo quinquennio. Si pongono soprattutto due problemi applicativi. In primo luogo, se questo divieto si applica anche nel caso di nuova assunzione a seguito del superamento di un  concorso pubblico. Anche se la lettera della norma non sembra andare in questa direzione, si può ritenere che in questo caso operi una deroga, sulla base dei principi costituzionali (vedi in particolare gli articoli 52 e 97 della Costituzione). Ed ancora se l’avere svolto una attività come cococo debba essere considerata compresa in tale vincolo: in termini formali la risposta sembra negativa (stante la diversa natura del rapporto e l’essere la collaborazione coordinata e continuativa disciplinata in altra norma di legge), ma in termini sostanziali i dubbi sussistono.

LA RIDUZIONE DELLA INCIDENZA DELLA SPESA PER ILPERSONALE SULLA SPESA CORRENTE
Viene disposto l’obbligo di ridurre la incidenza della spesa per il personale sulle spese correnti, come obbligo aggiuntivo rispetto al non superamento del tetto di spesa (rispettivamente del 2007 per gli enti soggetti al patto e del 2004 per gli enti non soggetti al patto). Non viene chiarito se tale obbligo, indeterminato nella misura, debba essere soddisfatto a partire dall’anno in corso. Appare verosimile che nel DPCM sui criteri di virtuosità delle amministrazioni nella spesa per il personale questi dubbi saranno risolti e saranno definite le regole sulla sua applicazione, verosimilmente a partire dall’anno 2009.

LA UTILIZZAZIONE DEI RISPARMI DERIVANTI DALLE ASSENZE PER MALATTIA

Le amministrazioni devono dare vita ad una specifica voce di bilancio per incamerare i risparmi derivanti dalla applicazione delle norme sul taglio del trattamento economico accessorio per i primi 10 giorni di assenza per malattia. Tali risorse fuoriescono dal fondo per la contrattazione decentrata, considerandosi a tal fine come spese, ma entrano nella parte corrente del bilancio sulla base di questa nuova voce e possono essere destinate dalle amministrazioni a tutte le finalità, tranne che al finanziamento della contrattazione decentrata.

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