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23/11/2017 04:25
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Il Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio dei ponteggi (PiMUS)

F. Patti (Progetto Sicurezza n. 1/2008) - Documento senza titolo

Nel n. 1/2007 di “Progetto Sicurezza” si è già trattato del Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio dei ponteggi (il cosiddetto PiMUS). Tralasciando le questioni pertinenti le “scale a pioli” e i “sistemi di accesso e posizionamento mediante funi”, nel presente lavoro si concentrerà l’attenzione sulla parte del decreto 235 che si occupa dei ponteggi e dell’introduzione del loro PiMUS, per i risvolti tecnico-pratici che tale documento ha (o dovrebbe avere) nelle attività di cantiere.

Nel n. 1/2007 di “Progetto Sicurezza” si è già accennato, parlando della normativa che regolamenta l’uso dei ponteggi in Italia, al Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio dei ponteggi (il cosiddetto PiMUS), uno strumento di recente introduzione che, almeno nelle intenzioni del legislatore, ha lo scopo principale di organizzare e gestire in maniera chiara e coordinata la sequenza operativa delle fasi di montaggio/smontaggio, uso ed eventuale trasformazione di una delle attrezzature più utilizzate in cantiere. Come già accennato, si tratta in realtà del recepimento, anche nel nostro Paese, di una direttiva europea, la 45/2001/Ce, la quale altro non è se non una delle tante direttive particolari ai sensi della “direttiva madre” (la 89/391/Cee), meglio nota in Italia come “legge 626” per la sicurezza sul lavoro. Nello specifi co tale direttiva, recepita con decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 235, integra i contenuti del Titolo III del d.lgs. 626/1994, relativo all’uso delle attrezzature di lavoro, modifi candone alcuni articoli, allo scopo di tutelare meglio la sicurezza e la salute degli operatori, per quanto riguarda i lavori in quota. Tralasciando le questioni pertinenti le “scale a pioli” e i “sistemi di accesso e posizionamento mediante funi”, vogliamo concentrare la nostra attenzione sulla parte del decreto 235 che si occupa dei ponteggi e dell’introduzione del loro piano di montaggio, uso e smontaggio, per i risvolti tecnico-pratici che tale documento ha (o dovrebbe avere) nelle attività di cantiere. La parte del d.lgs. n. 235/2003 relativa ai ponteggi (art. 36-quater del d.lgs. 626/1994) mette in luce tre aspetti fondamentali:
1) ribadisce l’obbligo di rispettare la normativa già vigente in materia di ponteggi, in particolare il d.P.R. n. 164/1956 (e successivi decreti e circolari integrativi);
2) introduce il “Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio” (PiMUS) da redigere a cura dell’impresa incaricata di realizzare il ponteggio;
3) stabilisce l’obbligo di formazione specifica per il personale addetto a tali operazioni di montaggio, smontaggio ed eventuali trasformazioni del ponteggio.

La normativa preesistente vige ancora
I primi due commi dell’art. 36-quater del d.lgs. 626/1994, così come aggiornato dal d.lgs. 235/2003, ribadiscono alcuni concetti fondamentali relativi ai compiti del datore di lavoro in materia di ponteggi: “Il datore di lavoro procede alla redazione di un calcolo di resistenza e di stabilità e delle corrispondenti confi gurazioni d’impiego, se nella relazione di calcolo del ponteggio scelto non sono disponibili specifi che confi gurazioni strutturali con i relativi schemi d’impiego (comma 1). Il datore di lavoro è esonerato dall’obbligo di cui al comma 1, se provvede all’assemblaggio del ponteggio in conformità ai capi IV, V e VI del decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n.164 (comma 2)”.
Questo significa in sostanza due cose:
a) che si possono utilizzare esclusivamente ponteggi dotati di libretto, il documento fondamentale che accompagna il ponteggio, in quanto contiene tutte le informazioni indispensabili al suo utilizzo, nonché gli estremi dell’autorizzazione ministeriale che ne consente la produzione, commercializzazione e impiego nel rispetto della normativa e dei parametri fondamentali di stabilità, resistenza e sicurezza. Tale libretto, oltre all’autorizzazione, deve riportare i risultati dei calcoli strutturali e delle prove di resistenza a cui è stato sottoposto e dei carichi da cui può essere sollecitato il ponteggio, nonché gli schemi-tipo secondo i quali può essere montato e impiegato correttamente fino ad un’altezza di 20 metri; b) che, per situazioni che esulano dai suddetti schemi-tipo (per i quali il libretto da solo basta a garantirne stabilità e sicurezza) e sempre per ponteggi alti più di 20 metri, è necessario effettuare un calcolo statico del ponteggio, il quale viene considerato a tutti gli effetti una struttura metallica snella e, come tale, deve essere dimensionata con progetto da effettuarsi a cura di un professionista abilitato (ingegnere o architetto).
Senza entrare nel dettaglio dei contenuti del libretto e delle situazioni nelle quali è necessario ricorrere a progetto specifi co, per i quali si rimanda direttamente al testo del d.P.R. 164/1956 (vedi box), preme in questa sede sottolineare l’aspetto di continuità del nuovo decreto (il 235/2003) con tutto il corpus normativo preesistente in materia di sicurezza dei ponteggi.

 

Decreto Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956 n. 164 Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni

[omissis]

Capo V – Ponteggi metallici fissi
Art. 30 – Autorizzazione alla costruzione ed all’impiego
La costruzione e l’impiego dei ponteggi le cui strutture portanti sono costituite totalmente o parzialmente da elementi metallici sono disciplinati dalle norme del presente capo. Per ciascun tipo di ponteggio metallico il fabbricante deve chiedere al Ministero del lavoro e della previdenza sociale l’autorizzazione all’impiego, corredando la domanda di una relazione nella quale devono essere specifi cati gli elementi di cui all’articolo seguente.
Il Ministero decide in merito alle domande, sentiti il Consiglio nazionale delle ricerche e la Commissione consultiva prevista dall’art. 393 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547. Chiunque intende impiegare ponteggi metallici deve farsi rilasciare dal fabbricante copia conforme della autorizzazione di cui ai commi precedenti e delle istruzioni e schemi elencati ai numeri 4, 5, 6 e 7 dell’articolo seguente.

Art. 31 – Relazione tecnica
La relazione di cui all’articolo precedente deve contenere:
1) descrizione degli elementi che costituiscono il ponteggio, loro dimensioni con le tolleranze ammissibili e schema dell’insieme;
2) caratteristiche di resistenza dei materiali impiegati e coeffi cienti di sicurezza adottati per i singoli materiali;
3) indicazione delle prove di carico, a cui sono stati sottoposti i vari elementi;
4) calcolo del ponteggio secondo varie condizioni di impiego;
5) istruzioni per le opere di carico del ponteggio;
6) istruzioni per il montaggio, impiego e smontaggio del ponteggio;
7) schemi-tipo di ponteggio con l’indicazione dei massimi ammessi di sovraccarico, di altezza dei ponteggi e di larghezza degli impalcati per i quali non sussiste l’obbligo del calcolo per ogni singola applicazione.

Art. 32 – Progetto
I ponteggi metallici di altezza superiore a 20 metri e le altre opere provvisionali, costituite da elementi metallici, o di notevole importanza e complessità in rapporto alle loro dimensioni ed ai sovraccarichi, devono essere eretti in base ad un progetto comprendente:
1) calcolo eseguito secondo le istruzioni approvate nell’autorizzazione ministeriale;
2) disegno esecutivo.
Dal progetto, che deve essere fi rmato da un ingegnere o architetto abilitato a norma di legge della professione, deve risultare quanto occorre per defi nire il ponteggio nei riguardi dei carichi, delle sollecitazioni e dell’esecuzione.
Copia dell’autorizzazione ministeriale di cui all’articolo 30 e copia del progetto e dei disegni esecutivi devono essere tenute ed esibite, a richiesta degli ispettori del lavoro, nei cantieri in cui vengono usati i ponteggi e le opere provvisionali di cui al primo comma.

Art. 33 – Disegno
Nei cantieri in cui vengono usati ponteggi metallici deve essere tenuta ed esibita, a richiesta degli ispettori del lavoro, copia dell’attestazione di conformità di cui all’ultimo comma dell’art. 30 e copia del disegno esecutivo, dalle quali risultino:
1) l’indicazione del tipo di ponteggio usato;
2) generalità e fi rma del progettista, salvo i casi di cui al n. 7 dell’art. 31;
3) sovraccarichi massimi per metro quadrato di impalcato;
4) indicazione degli appoggi e degli ancoraggi.
Quando non sussiste l’obbligo del calcolo, ai sensi del n. 7 dell’art. 31, invece delle indicazioni di cui al precedente n. 2, sono sufficienti le generalità e la fi rma del responsabile del cantiere.
Le eventuali modifi che al ponteggio, che devono essere subito riportate sul disegno, devono restare nell’ambito dello schema-tipo che ha giustifi cato l’esenzione dall’obbligo del calcolo.

Art. 34 – Nome del fabbricante
Gli elementi metallici dei ponteggi (aste, tubi, giunti, basi) devono portare impressi, a rilievo o ad incisione, il nome o il marchio del fabbricante.

Art. 35 – Caratteristiche di resistenza
Gli elementi metallici costituenti il ponteggio devono avere carico di sicurezza non minore di quello indicato nell’autorizzazione ministeriale prevista all’art. 30.
Le aste del ponteggio devono essere in profi lati o in tubi senza saldatura con superfi cie terminale ad angolo retto con l’asse dell’asta.
L’estremità inferiore del montante deve essere sostenuta da una piastra di base metallica, a superficie piana, di area non minore di 18 volte l’area del poligono circoscritto alla sezione del montante stesso e di spessore tale da resistere senza deformazioni al carico. La piastra deve avere un dispositivo di collegamento col montante atto a centrare il carico su di essa e tale da non produrre momenti fl ettenti sul montante.
I ponteggi devono essere controventati opportunamente sia in senso longitudinale che trasversale; ogni controvento deve resistere a trazione e a compressione.
I giunti metallici devono avere caratteristiche di resistenza non minori di quelle delle aste collegate e sempre in relazione agli sforzi a cui sono sottoposti; ad elementi non verniciati, essi devono assicurare resistenza allo scorrimento con largo margine di sicurezza.
A giunto serrato, le due ganasce non devono essere a contatto dalla parte del bullone.
Le parti costituenti il giunto di collegamento devono essere riunite fra di loro permanentemente e solidamente in modo da evitare l’accidentale distacco di qualcuna di esse.

Art. 36– Montaggio e smontaggio
Al montaggio ed allo smontaggio dei ponteggi metallici deve essere adibito personale pratico e fornito di attrezzi appropriati ed in buono stato di manutenzione.
I montanti di una stessa fi la devono essere posti a distanza non superiore a m 1,80 da asse ad asse.
Nel serraggio di più aste concorrenti in un nodo i giunti devono essere collocati strettamente l’uno vicino all’altro.
Per ogni piano di ponte devono essere applicati due correnti, di cui uno può fare parte del parapetto.
Il responsabile del cantiere deve assicurarsi che il ponteggio venga montato conformemente al progetto e a regola d’arte.

Art. 37 – Manutenzione e revisione
Il responsabile del cantiere, ad intervalli periodici o dopo violente perturbazioni atmosferiche o prolungata interruzione di lavoro deve assicurarsi della verticalità dei montanti, del giusto serraggio dei giunti, della efficienza degli ancoraggi e dei controventi, curando l’eventuale sostituzione o il rinforzo di elementi ineffi cienti.
I vari elementi metallici devono essere difesi dagli agenti nocivi esterni con verniciatura, catramatura o protezioni equivalenti.

Art. 38 – Norme particolari ai ponti metallici
Le tavole che costituiscono l’impalcato devono essere fi ssate in modo che non possano scivolare sui traversi metallici.
È fatto divieto di gettare dall’alto gli elementi del ponte.
È fatto divieto di salire e scendere lungo i montanti.
Per i ponteggi metallici valgono, in quanto applicabili, le disposizioni relative ai ponteggi in legno.

 

L’introduzione del Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio (PiMUS)
Il PiMUS viene introdotto dal comma 3 dell’art. 36-quater: “Il datore di lavoro provvede a redigere a mezzo di persona competente un piano di montaggio, uso e smontaggio, in funzione della complessità del ponteggio scelto. Tale piano può assumere la forma di un piano di applicazione generalizzata integrato da istruzioni e progetti particolareggiati per gli schemi speciali costituenti il ponteggio, ed è messo a disposizione del preposto addetto alla sorveglianza e dei lavoratori interessati”.
Dall’articolo di legge si desume che il PiMUS può essere visto come un documento composto da due parti:
una parte di tipo “generale”, cioè comune a tutti quei ponteggi montati secondo gli schemi-standard indicati nel libretto (di cui si è detto);
una parte di tipo “particolareggiato” per tutti quegli elementi specifici (ad esempio mantovane, castelli di carico, partenze ravvicinate o su piano inclinato, passi carrai e/o interruzioni di stilata diverse da quelle previste nel libretto, ecc.) che caratterizzano il singolo ponteggio nello specifi co contesto (cantiere) in cui deve essere montato e utilizzato.
Per entrambe le parti, il PiMUS deve fornire una descrizione “fase per fase” delle singole operazioni/azioni da effettuare per un montaggio/smontaggio corretto, nel rispetto delle caratteristiche di stabilità, resistenza e sicurezza dell’intero impianto e degli operatori chiamati a predisporlo/dismetterlo e utilizzarlo. La redazione della parte di PiMUS relativa al montaggio del ponteggio deve in sostanza indicare i seguenti aspetti:
dati identifi cativi del luogo di lavoro;
dati identifi cativi del redattore del PiMUS, nonché del datore di lavoro responsabile sia della redazione del PiMUS che del montaggio/ smontaggio del ponteggio;
dati identifi cativi (e relativi attestati di frequenza al corso per l’abilitazione al montaggio dei
ponteggi) del preposto alla sorveglianza e dei
singoli montatori;
dati identifi cativi (tipologia e marca) del ponteggio, corredati dagli schemi-standard o dal progetto (fi rmato dal professionista abilitato);
indicazione delle misure di protezione collettiva e individuale (DPC e DPI) da utilizzarsi in fase di montaggio (ed eventualmente d’uso);
indicazione dell’area di stoccaggio temporaneo degli elementi del ponteggio e delle aree occupate dal ponteggio una volta posto in opera (con particolare attenzione alla presenza di eventuali ostacoli, come linee elettriche aeree in tensione, ecc.);
indicazione delle verifi che da effettuarsi sui vari elementi del ponteggio prima del suo allestimento (come da circ. min. lavoro 11 luglio 2000, n. 46);
verifi ca dalla planarità, regolarità e resistenza del piano di appoggio;
tracciamento del ponteggio.

A questo punto il PiMUS indica, con parti scritte e/o schemi grafi ci e disegni, la sequenza corretta delle fasi del montaggio vero e proprio, indicando: le modalità di realizzazione dei vari livelli con relativi ancoraggio, segnaletica relativa al ponteggio, tipologie di protezioni collettive (parapetti temporanei o permanenti) e/o individuali (imbracature di sicurezza) con relativi sistemi di trattenuta e punti di ancoraggio, sistema di sollevamento in quota dei pezzi per il completamento del ponteggio; le modalità e la sequenza delle operazioni di montaggio degli eventuali elementi particolari, quali, per esempio: le mantovane parasassi, le parti di ponteggio a sbalzo (mensole), le parti di ponteggio comprendenti passi carrai o interruzioni e aperture di altro tipo, le partenze ravvicinate, ecc. Ciascuna delle voci sopra citate può ulteriormente essere esplicitata in una serie di altri punti di specifi cazione del PiMUS, in modo da creare uno schema suffi cientemente chiaro, in cui sia semplice e immediato recuperare, da parte dei montatori, le informazioni utili e necessarie a realizzare in sicurezza il ponteggio. Per quanto riguarda l’uso, il PiMUS dovrà contenere sostanzialmente le seguenti informazioni: un documento che attesti la consegna del ponteggio correttamente montato e ancorato (sia a terra che all’edifi cio asservito) da parte dell’impresa di montaggio alla/e impresa/e che ne farà/nno uso; le indicazioni per l’uso corretto dell’opera provvisionale: rispetto delle indicazioni fornite dal fabbricante (il libretto) e/o dal progettista e dall’impresa di montaggio; rispetto delle caratteristiche costruttive del ponteggio (che possono essere differenti se si tratta di ponteggio da costruzione o da manutenzione); il divieto di rimozione di alcuna parte del ponteggio, se non per motivi di effettiva necessità e fatto salvo l’immediato ripristino, ecc.; le indicazioni per il controllo periodico degli elementi del ponteggio (come stabilito dalla Circ. Min. lavoro n. 46/2000); le indicazioni sugli interventi preventivi e/o successivi a condizioni meteorologiche avverse (neve, ghiaccio, brina, vento). Qualora si debba poi intervenire sul ponteggio con delle trasformazioni, il PiMUS dovrà essere integrato con le relative indicazioni, che riguarderanno sommariamente: l’indicazione dei dati completi relativi all’impresa incaricata della trasformazione; l’indicazione delle misure di sicurezza pertinenti alla parte di ponteggio in trasformazione (segnalazione visiva, segregazione, divieto di accesso); l’indicazione della sequenza di operazioni da effettuarsi sulla parte di ponteggio in trasformazione: verifi ca della stabilità, creazione degli ancoraggi, predisposizione delle misure di protezione collettiva e individuale, installazione del sistema di sollevamento dei componenti, esecuzione vera e propria della parte di ponteggio da trasformare, ecc. Per quanto riguarda infi ne lo smontaggio dell’opera provvisionale, il PiMUS deve sostanzialmente fornire le medesime indicazioni individuate per il montaggio, applicandole tuttavia in sequenza contraria, ossia “a ritroso”, senza dimenticare che il rispetto della sequenza operativa indicata dal PiMUS deve essere condizione imprescindibile sia per il montaggio che per lo smontaggio in sicurezza dell’opera provvisionale. A questo punto vale la pena precisare alcune questioni che sorgono nel momento in cui il datore di lavoro si accinge a redigere il PiMUS per il ponteggio da montare in un dato cantiere.
Innanzitutto se il datore di lavoro (cioè il titolare dell’impresa che monta il ponteggio) non ritiene di essere in grado egli stesso di predisporre il PiMUS, è tenuto a rivolgersi a “persona competente”. Che tipo di competenza debba avere tale soggetto o quali titoli debba possedere non viene stabilito dalla legge, la quale fa comunque ricadere la responsabilità di tale documento sul datore di lavoro. È esonerato dall’obbligo di redazione del PiMUS solo il lavoratore autonomo, a patto che questi operi in effettiva autonomia (quindi da solo e non in collaborazione con altri lavoratori autonomi: in caso di più autonomi che lavorino assieme, svolgendo attività coordinata e organizzata, essi si confi gurano di fatto come impresa, che ha pertanto l’obbligo di redigere il PiMUS), sia per quanto riguarda il montaggio/ smontaggio/trasformazione del ponteggio, sia per quanto ne concerne l’uso. Nelle situazioni reali non è obbligato a redigere il PiMUS solo l’artigiano (lavoratore autonomo) che monta, usa e smonta da solo un trabattello (cioè un ponteggio di ridotte dimensioni ad uso esclusivo dell’artigiano stesso). Per quanto riguarda le tipologie di opere provvisionali per le quali il PiMUS è obbligatorio, il d.lgs. 235/2003 ne impone la stesura qualora, mediante tale attrezzatura, si operi ad un’altezza superiore a 2 metri da un piano stabile. Pertanto sono coinvolti, oltre ai ponteggi metallici fissi, anche i ponteggi in legname, i piani di carico e, in genere, i ponti su ruote (trabattelli), ad eccezione dei casi cui si accennava sopra. Ne sono invece esclusi i ponti su cavalletti, per i quali la normativa impone altezze mai superiori a 2 metri. Infi ne preme ricordare che il PiMUS è un documento nuovo che si aggiunge, ma non sostituisce il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), redatto dal Coordinatore per la Sicurezza, e nemmeno il Piano Operativo di Sicurezza (POS), redatto dall’impresa.
Questi due documenti (soprattutto il PSC) contengono infatti informazioni fondamentali, che devono entrare nel PiMUS, sottoforma di indicazioni precise per il montaggio, uso e smontaggio di un dato ponteggio in un preciso cantiere. Tali informazioni riguarderanno, ad esempio, le caratteristiche e le peculiarità del luogo e dell’opera per la quale viene montato, oppure la particolare configurazione formale richiesta al ponteggio per superare gli ostacoli morfologici dell’opera (passi carrai, partenze ristrette, mensole a sbalzo, ecc.).
Il PiMUS è in sostanza uno strumento operativo, una specie di “manuale d’installazione e d’uso” per una delle opere provvisionali più importanti e utilizzate in cantiere.
Obblighi formativi per il personale addetto al montaggio/smontaggio del ponteggio A proposito della formazione del personale incaricato al montaggio/smontaggio dei ponteggi, l’art. 36-quater prescrive:
“6. Il datore di lavoro assicura che i ponteggi siano montati, smontati o trasformati sotto la sorveglianza di un preposto e ad opera di lavoratori che hanno ricevuto una formazione adeguata e mirata alle operazioni previste.
7. La formazione di cui al comma 6 ha carattere tecnico-pratico e deve riguardare:
a) la comprensione del piano di montaggio, smontaggio o trasformazione del ponteggio;
b) la sicurezza durante le operazioni di montaggio, smontaggio o trasformazione del ponteggio con riferimento alla legislazione vigente;
c) le misure di prevenzione dei rischi di caduta di persone o di oggetti;
d) le misure di sicurezza in caso di cambiamento delle condizioni meteorologiche pregiudizievoli alla sicurezza del ponteggio;
e) le condizioni di carico ammissibile;
f) qualsiasi altro rischio che le suddette operazioni di montaggio, smontaggio o trasformazione possono comportare.
8. In sede di conferenza Stato-regioni e province autonome sono individuati i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi e i requisiti minimi di validità dei corsi. […]”.
Come indicato nel comma 8, la conferenza Stato- regioni e province autonome del 26 gennaio 2006 ha defi nito i contenuti e le modalità di svolgimento dei corsi di formazione per gli addetti al montaggio/smontaggio dei ponteggi, nonché per i preposti alla sorveglianza.
Tali corsi, che possono essere tenuti solo da enti accreditati e/o autorizzati alla formazione professionale, devono avere durata di 28 ore, strutturate per moduli, secondo queste indicazioni: modulo giuridico-normativo: 4 ore
modulo tecnico: 10 ore
modulo pratico: 14 ore.

Al termine dei primi due moduli è prevista una prima verifica di apprendimento, il cui superamento dà accesso al modulo pratico. Al termine di questo viene effettuata un’ulteriore verifi ca pratica, che consiste nel montaggio, trasformazione e smontaggio (in sicurezza) di un ponteggio. Il superamento di entrambe le prove consente di ottenere l’attestato di formazione per montatori di ponteggi. Per continuare a svolgere nel tempo tale attività,è necessario periodicamente frequentare moduli di aggiornamento di 4 ore, la maggior parte delle quali dedicate a contenuti di tipo tecnico e pratico (formazione permanente). Trattandosi di formazione con fi nalità lavorativa, il corso deve essere svolto durante l’orario di lavoro e non sostituisce, ma integra, la formazione in materia di sicurezza e salute come prevista dal d.lgs. 626/1994. Infi ne, si vuol fare un’ultima importante considerazione: l’introduzione del PiMUS per i ponteggi e dei corsi di formazione per gli addetti al loro montaggio, pur senza nominarla direttamente, ha la fi nalità di estendere il concetto di “pianificazione” della sicurezza e di tutela della salute anche ad una attività (il montaggio/smontaggio) ed ad una attrezzatura (il ponteggio) considerate fra le più pericolose presenti in cantiere. Formare personale capace di seguire delle sequenze studiate e sperimentate per mettere in opera un ponteggio, signifi ca fare un primo passo per arrivare a rendere il ponteggio un’opera provvisionale veramente effi ciente, effi cace e sicura.

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