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18/11/2017 11:06
Home Articoli LAVORI PUBBLICI Appalti di ll.pp. - Casellario informatico - Iscrizione - Valenza costitutiva effetti sanzionatori violazione registrate - Produzione effetti dalla pubblicazione - Valutazione sostanziale dell`iscrizione - Va esclusa

Appalti di ll.pp. - Casellario informatico - Iscrizione - Valenza costitutiva effetti sanzionatori violazione registrate - Produzione effetti dalla pubblicazione - Valutazione sostanziale dell`iscrizione - Va esclusa

Consiglio Giustizia Amministrativa Regione Sicilia Sezione giurisdizionale 23/9/2008 n. 777 - giurisprudenza

APPALTI DI LL.PP. - CASELLARIO INFORMATICO - ISCRIZIONE - VALENZA COSTITUTIVA EFFETTI SANZIONATORI VIOLAZIONE REGISTRATE - PRODUZIONE EFFETTI DALLA PUBBLICAZIONE - VALUTAZIONE SOSTANZIALE DELL`ISCRIZIONE - VA ESCLUSA

All’iscrizione nel casellario informatico dell’osservatorio sui lavori pubblici va riconosciuta valenza costitutiva degli effetti sanzionatori delle violazioni ivi registrate, con il corollario che – così come sostenuto dall’appellante nel motivo in esame – detti effetti da un lato si producono a partire dalla pubblicazione stessa e, dall’altro lato, non possono essere che quelli tipicamente corrispondenti alla specifica violazione che ivi sia stata effettivamente iscritta.Sicché non può esservi spazio residuo (né per le stazioni appaltanti, né per alcun’altra amministrazione diversa dalla stessa Autorità che gestisce il casellario, e dunque nemmeno per il giudice amministrativo in sede di accoglimento di censure aventi la finalità di concretare gli effetti di un’iscrizione diversa e più grave di quella concretamente effettuata) per valutazioni in termini sostanziali dell’iscrizione stessa, che ne comportino cioè una riqualificazione non coincidente con la formale iscrizione operata.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede giurisdizionale, ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

sui ricorsi riuniti nn. 810/06 e 1067/06 proposti da:
- Ric. n. 810/2006 - RICCIARDELLO COSTRUZIONI s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale capogruppo dell’Associazione temporanea con MARCOLI ETTORE s.p.a. e PINTO s.r.l., rappresentata e difesa dall’avv. Fulvio Cintioli, con domicilio eletto in Palermo, via Torricelli, 3 presso lo studio dell’avv. Giovanna Condorelli;
c o n t r o
il COMUNE DI MESSINA, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. A. Tigano, con domicilio eletto in Palermo, via D. Trentacoste, 89, presso lo studio Allotta;
e nei confronti di
CONSORZIO STABILE EUROCONST, TECNIS s.p.a., COGIP s.r.l. e ING PAVESI & C. s.p.a. in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, non costituiti in giudizio;
A.I.A. COSTRUZIONI s.p.a., in liquidazione, in persona del legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale capogruppo del R.T.I. costituito con DE.MO.TER e CORDIOLI & C. s.p.a., rappresentato e difeso dall’avv. Arturo Merlo con domicilio eletto in Palermo, viale Regina Margherita, 42, presso lo studio dell’avv. Carmelo Belponer;
- Ric. n. 1067/2006 - CONSORZIO STABILE EUROCONST, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Andò, con domicilio eletto in Palermo, via Nicolò Turrisi, 59, presso lo studio dell’avv. Antonella Li Donni;
c o n t r o
il COMUNE DI MESSINA, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. A. Tigano, con domicilio eletto in Palermo, via D. Trentacoste, 89, presso lo studio Allotta;
e nei confronti di
A.T.I. GEOM. RICCIARDELLO COSTRUZIONI s.r.l., MARCOLI ETTORE s.p.a., PINTO s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, l’A.T.I. A.I.A. COSTRUZIONI s.p.a., DEMOTER s.r.l., CORDIOLI & C. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore e nelle persone dei componenti il collegio dei liquidatori dell’A.I.A. Costruzioni s.p.a., A.T.I. TECNIS s.p.a., COGIP s.r.l., ING PAVESI C. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituite in giudizio;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. della Sicilia, Sezione staccata di Catania (sez. int. IV) n. 349 del 9 marzo 2006.
Visti i ricorsi, con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’avv. A. Tigano per il comune di Messina e dell’avv. A. Merlo per l’A.I.A. costruzioni in proprio e n.q.;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Visti gli atti tutti del giudizio;
Vista la decisione parziale 2 marzo 2007, n. 116;
Relatore, alla pubblica udienza del 2 aprile 2008, il Consigliere Ermanno de Francisco;
Uditi, altresì, l’avv. F. Cintioli per la Ricciardello Costruzioni s.r.l., l’avv. A. Tigano per il comune di Messina e l’avv. A. Merlo per l’A.I.A. costruzioni in proprio e n.q.;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

F A T T O

Vengono nuovamente in decisione – dopo la decisione parziale 2 marzo 2007, n. 116, con cui è stata disposta la riunione dei gravami in epigrafe, è stato definitivamente respinto l’appello n.r.g. 1067/2006 e sono stati ordinati incombenti istruttori relativamente a quello n.r.g. 810/2006 – gli appelli contro la sentenza indicata in epigrafe, reiettiva dei ricorsi proposti per l’annullamento dell’aggiudicazione all’odierna appellata A.I.A. Costruzioni s.p.a. (in proprio e n.q. di capogruppo dell’a.t.i. con Demoter s.p.a. e Cordioli & Co. s.p.a.) dell’appalto per i lavori di completamento del I e II lotto della costruzione dello svincolo autostradale Nord–Giostra/Annunziata.
All’odierna udienza la causa è stata di nuovo spedita in decisione.

D I R I T T O

1. – Non v’è luogo a ulteriormente provvedere in ordine all’appello n.r.g. 1067/2006, che è già stato definitivamente respinto con la cit. decisione parziale 2 marzo 2007, n. 116, di cui si è detto nella narrativa in fatto che precede.
2. – In ordine all’appello n.r.g. 810/2006, su cui devesi invece statuire, è d’uopo prendere le mosse dal rilievo che relativamente a esso la sentenza gravata – avendo esaminato preliminarmente il ricorso incidentale dell’aggiudicataria a.t.i. Aia Costruzioni, in quanto impediente rispetto all’ammissione in gara dell’odierna appellante a.t.i Ricciardello Costruzioni, e ritenuta la fondatezza di detto gravame incidentale – ha accolto la tesi della ricorrente incidentale in prime cure, secondo cui l’odierna appellante avrebbe dovuto essere esclusa in ogni caso dalla gara; ciò perché la Ricciardello Costruzioni, in data 9 giugno 2004, era stata destinataria di un’annotazione nel Casellario informatico dell’Osservatorio dei lavori pubblici per aver dichiarato, in una precedente gara, di essere contributivamente in regola, senza che ciò trovasse però poi conferma nella verifica ex art. 10, comma 1-quater, L. n. 109/1994, il che, secondo il giudice di prime cure, concretava comunque la causa di esclusione per un anno, ai sensi dell’art. 75, comma 1, lett. h), del D.P.R. 21.12.1999, n. 554, da tutte le gare, ivi inclusa quella per cui è causa svoltasi il 10 giugno 2004.
Il primo motivo dell’appello, che va ora esaminato, deduce dunque che detta annotazione non menziona alcuna falsità nelle dichiarazioni, segnalando solo un’irregolarità contributiva dalla quale non deriva alcun effetto preclusivo ex art. 75 cit. (tanto che l’annotazione è stata poi cancellata, proprio in quanto non iscritta come relativa a false dichiarazioni ed al contrario di quelle relative a queste ultime); né che alcun soggetto diverso dall’Autorità preposta al settore dei lavori pubblici – dunque neppure il T.A.R., in sede di cognizione sugli effetti di tale annotazione per la partecipazione alle successive gare – possa interpretativamente mutare il titolo dell’iscrizione, altrimenti risultando violati i principi di affidamento e di difesa, anche in sede amministrativa, dell’impresa interessata.
Il motivo è fondato, con il corollario che il ricorso incidentale di primo grado – sebbene accolto in prime cure – deve essere disatteso.
All’iscrizione nel casellario informatico dell’osservatorio sui lavori pubblici va, infatti, riconosciuta valenza costitutiva degli effetti sanzionatori delle violazioni ivi registrate, con il corollario che – così come sostenuto dall’appellante nel motivo in esame – detti effetti da un lato si producono a partire dalla pubblicazione stessa e, dall’altro lato, non possono essere che quelli tipicamente corrispondenti alla specifica violazione che ivi sia stata effettivamente iscritta.
Sicché non può esservi spazio residuo (né per le stazioni appaltanti, né per alcun’altra amministrazione diversa dalla stessa Autorità che gestisce il casellario, e dunque nemmeno per il giudice amministrativo in sede di accoglimento di censure aventi la finalità di concretare gli effetti di un’iscrizione diversa e più grave di quella concretamente effettuata) per valutazioni in termini sostanziali dell’iscrizione stessa, che ne comportino cioè una riqualificazione non coincidente con la formale iscrizione operata.
Nel caso di specie, a carico dell’odierna appellante risultava solo un’annotazione perché "non in regola con l’assolvimento degli obblighi di regolarità contributiva"; tale essendo l’annotazione, essa non può essere convertita – neppure dal T.A.R., in accoglimento di un ricorso incidentale che, in sostanza, finirebbe con il censurare il titolo dell’iscrizione operata dall’Autorità nel casellario informatico sulla base della segnalazione operata dalla stazione appaltante di altra gara – in un’iscrizione, mai avvenuta, per supposta "falsa dichiarazione".
Diversamente, verrebbe meno non solo ogni possibilità di difesa in sede amministrativa per l’impresa, ma soprattutto si aprirebbe la porta alla più alta incertezza giuridica, ben oltre i termini di impugnazione del primo provvedimento di iscrizione.
Sicché quest’ultimo non può che rilevare, nelle gare successive, quale mero fatto storico e, dunque, nei termini in cui ha avuto luogo.
Ne deriva che, in accoglimento del primo motivo di appello, va disatteso il ricorso incidentale che erroneamente il T.A.R. ha accolto.
3. – Per effetto di ciò, si deve in questa sede conoscere del merito del ricorso principale (il cui esame è stato impedito in prime cure dalla ritenuta fondatezza di quello incidentale), riproposto dall’appel-lante con il secondo motivo di gravame e volto a censurare l’erroneità della valutazione di anomalia dell’offerta formulata dall’appellante (ribasso del 29,29 %, a fronte di quello del 22,23 dell’aggiudicataria).
Al fine di vagliare la correttezza della valutazione in proposito operata della stazione appaltante, si è svolta una C.T.U., di contenuto analogo a quella già svolta in primo grado relativamente ad altra impresa, ivi parimenti ricorrente nell’ambito della stessa gara.
L’esito dell’imcombente istruttorio ha dimostrato, ad avviso del Collegio, la fondatezza anche del secondo motivo di appello.
In esito a un’approfondito studio delle vicende occorse, i tecnici incaricati – gli stessi, peraltro, che già avevano trattato in primo grado la questione in relazione all’offerta, pure ritenuta anomala, di un altro concorrente – hanno concluso "che le valutazioni espresse dalla commissione di gara, seppur nella maggior parte dei casi formalmente coerenti con i criteri e le regole di giudizio dettate dalla scienza e dalla tecnica, non hanno, tuttavia, il grado d’approfondimento necessario per un’esaustiva valutazione dei costi correlati all’offerta presentata".
Viceversa, "la verifica eseguita, con riferimento ai rilievi mossi dalla commissione all’offerta dell’A.T.I. ed alle deduzioni di risposta della stessa, porta … a sintetizzare, quantificando i maggiori e minori costi, come segue: … € 157.971,69" (di maggiori costi finali).
"In conseguenza dei maggiori costi stimati, l’utile dell’impresa si riduce dal 4,00%, previsto nell’offerta, al 3,44% effettivo".
Tenendo altresì conto dell’ultrannualità dell’appalto, da eseguirsi "a prezzo fisso", e della conseguente incidenza dell’inflazione (che i consulenti hanno ipotizzato, ratione temporis, al 2% annuo per tutti i 20 mesi di durata prevista dei lavori, con relativi costi costanti durante detto periodo) hanno affermato – in esito ad un calcolo che il Collegio non ritiene di dover (far) verificare, non essendovi contestazioni specifiche sul punto – che "nel caso in esame l’utile netto effettivo dell’A.T.I. risulta, quindi, pari a: € 1.086.581,29 – 314.832,58 = € 771.748,71, corrispondente ad una percentuale del 2,42%".
Tale risultato dimostra che, contrariamente a quanto opinato in sede di amministrazione attiva, l’offerta formulata dall’appellante non era in sé anomala, ma invece atta a produrre un apprezzabile utile per l’impresa offerente (vieppiù ove l’indicata percentuale si ponga in rapporto all’importo dei lavori da appaltare, pari a circa € 46.200.000).
Le estreme difese degli appellati hanno cercato, anche a mezzo dei consulenti tecnici di parte, di "confutare il metodo seguito dai consulenti d’ufficio per riscontrare i quesiti loro rivolti, le omissioni ricostruttive e gli esiti della consulenza".
Il Collegio, nondimeno, ritiene di condividere integralmente e di far proprie le conclusioni cui sono pervenuti i cc.tt.uu. incaricati.
Tali conclusioni appaiono infatti frutto di uno studio articolato, completo e convincente nonché, per quanto è dato riscontrare, privo di palesi vizi logici e di evidenti incongruenze.
Esse non sono sostanzialmente scalfite dalle contrarie affermazioni degli appellati (che, assumendo la prevalenza delle valutazioni tecniche operate dall’amministrazione su quelle poste a base della C.T.U., finiscono col negare in radice l’ammissibilità di quest’ultima), le quali neppure sono tali da indurre a richiedere chiarimenti o controdeduzioni ai consulenti d’ufficio, né – a fortiori – a disporre secondo quanto prevede, per casi particolari e gravi, l’art. 196 c.p.c..
4. – In conclusione, disattesosi l’appello n.r.g. 1067/2006, va invece ora accolto quello n.r.g. 810/2006, con le conseguenziali statuizioni in ordine alle spese di giudizio ed a quelle per l’espletata C.T.U., come indicato in dispositivo; vanno perciò annullatati gli atti impugnati dall’appellante in prime cure, che andrà reintegrata in forma specifica con la stipulazione del contratto d’appalto, ove ancora possibile, o risarcita per l’intero, ovvero per la parte di lavori non affidati.

P. Q. M.

Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede giurisdizionale, riuniti gli appelli in epigrafe e disatteso con decisione 2 marzo 2007, n. 116, l’appello n.r.g. 1067/2006, defintivamente pronunciando accoglie l’appello n.r.g. 810/2006 e per l’effetto, in riforma della sentenza gravata, annulla gli atti impugnati in primo grado, disponendo la reintegrazione in forma specifica dell’appellante se ancora possibile o, in difetto, il risarcimento dei danni da liquidarsi in base all’art. 35 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80.
Condanna il Comune di Messina e l’A.I.A. Costruzioni s.p.a., in solido, a rifondere all’appellante le spese del doppio grado di giudizio, che liquida in complessivi € 10.000, oltre accessori di legge ed oltre spese di C.T.U., come liquidate con separato decreto.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso a Palermo il 2 aprile 2008 dal Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede giurisdizionale, riunito in camera di consiglio con l’intervento dei signori: Riccardo Virgilio, Presidente, Claudio Zucchelli, Ermanno de Francisco, estensore, Antonino Corsaro, Fillippo Salvia, componenti.
F.to: Riccardo Virgilio, Presidente
F.to: Ermanno de Francisco, Estensore
F.to: Loredana Lopez, Segretario
Depositata in segreteria
il 23 settembre 2008

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