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20/11/2017 14:36
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La nuova nozione di scarico di acque reflue nel decreto correttivo n.4/2008

G. De Falco (Approfondimento 18/9/2008) - Documento senza titolo

La definizione rispetto alla quale il d.lgs. n.152/2006 (testo unico o nuova legge ambientale) aveva mostrato la modifica forse più importante dell’intero decreto rispetto alla precedente disciplina del d.lgs. n.152/99 era quella relativa alla nozione di scarico, contenuta nella lettera ff) dell’art.74 del d.lgs. n.152/06. Rispetto al passato era venuto meno il riferimento all’immissione diretta tramite condotta e quello relativo alle caratteristiche delle acque reflue (“liquide, semiliquide e comunque convogliabili”). Sembrava dunque che la norma avesse voluto far rientrare nella nozione di scarico anche quella di scarico “indiretto”, già ricompresso nella legge n.319/76 (cd. legge Merli) ma espunto dal d.lgs. n.152/99, che aveva ricompreso le fattispecie di scarico indiretto nella normativa inerente la gestione (ed in particolare il trasporto) dei rifiuti. Tale innovazione sembrava sconvolgere l’assetto normativo chiaramente determinato alla stregua del coordinamento tra la disciplina del d.lgs. n.152/99 e quella del d.lgs. n.22/97.

A ben vedere, però, anche se talune altre disposizioni del testo unico, che fanno riferimento specifico alla nozione di “scarico diretto”, con ciò implicitamente differenziandola da quella di scarico indiretto, potevano far pensare ad un effettivo intento del legislatore di ricomprendere anche quest’ultima nozione nella nozione di scarico, si poteva comunque, allo scopo di mantenere coerenza al sistema ed in particolare al rapporto tra la disciplina in tema di scarichi e quella in tema di rifiuti, far leva sulla nuova disposizione di cui all’art.185, comma 1, lett.b) del testo unico - secondo la quale non rientrano nel campo di applicazione delle norme in materia di rifiuti “gli scarici idrici, esclusi i rifiuti liquidi costituiti da acque reflue” - per affermare che poiché quest’ultima disposizione (parzialmente innovativa, nella formulazione letterale, rispetto a quella corrispondente di cui all’art.8, lett.e del d.lgs. n.22/97) mette in relazione scarichi idrici (e non già acque di scarico) e rifiuti liquidi costituiti da acque reflue, quest’ultima espressione (e cioè “rifiuti liquidi costituiti da acque reflue”) essa poteva essere letta come identificativa anche di una particolare tipologia di scarichi cui non sarebbe stata applicabile la disciplina della parte terza del decreto, sibbene quella della parte quarta, inerente appunto i rifiuti. E tali scarichi non potevano che essere quelli indiretti, i quali hanno appunto ad oggetto acque reflue che, in quanto destinate all’abbandono, assumono certamente la qualifica di rifiuti.

E ciò anche in considerazione del fatto che la definizione di “scarichi idrici”, contenuta nell’art.183 lett. aa), e cioè nella parte relativa ai rifiuti, ha riguardo a “qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione”. Sembrava dunque preferibile ritenere che anche alla luce della nuova disciplina lo scarico indiretto (ad esempio attraverso autospurgo) fosse soggetto alle norme in tema di rifiuti. Una conferma al riguardo sembrava poi potersi trarre dalle disposizioni dell’art.110 che, analogamente a quanto faceva l’art.36 del d.lgs. n.22/97, nel disciplinare il trattamento dei rifiuti presso impianti di trattamento di acque reflue, utilizza termini come “rifiuti liquidi” e “rifiuti costituiti da acque reflue” che fanno pensare che le acque reflue che non raggiungono direttamente il corpo ricettore siano tuttora soggette alla normativa in materia di rifiuti.

Con il decreto correttivo n.4/2008 la problematica in questione è però, fortunatamente, venuta meno, in quanto è stata riformulata la nozione di scarico di cui all’art.74, primo comma, lett. ff) del d.lgs. n.152/2006, rimodulandola sostanzialmente nei medesimi termini già indicati nell’art. 2, primo comma, lett. bb) del d.lgs. n.152/99, e cioè con riferimento ad un sistema di immissione, sia pure funzionante in modo discontinuo, ma senza soluzione di continuità, del refluo in corpi ricettori, ovvero nel suolo, sottosuolo o acque superficiali, mentre la immissione del tutto occasionale di reflui senza alcun sistema di adduzione esula dalla nozione di scarico.

E la novità normativa è stata già apprezzata dalla giurisprudenza. La sentenza della Cassazione, sezione III penale, in data 13.5.08 (udienza del 27.3.08) n. 19205, ric. Ollio, ha infatti affermato (a proposito di  reflui derivanti dall’attività di pulitura e brillantatura di metalli che erano immessi in vasche di raccolta, dalle quali si era verificata una fuoriuscita a causa dell’accidentale ed improvvisa avaria di una pompa) che la fattispecie portata al suo esame non poteva essere ricondotta alla nozione di scarico, così come di recente ridefinita dal d.lgs. n.4/2008, trattandosi di immissione occasionale e non sussistendo un sistema di adduzione stabile. La Corte ha osservato come la nozione di scarico contenuta nel d.lgs. n.152/06, prima della recente modifica, fosse invece più ampia di quella di cui al d.lgs. n.152/99 (ora in sostanza riaffermata con il d.lgs. n.4/2008) così da poter ricomprendere, almeno stando alla lettera della norma, anche ipotesi come quella in questione. Ha però sottolineato il rilievo della modifica normativa di cui al d.lgs. n.4/2008.

Sembra dunque ricondotto a coerenza, con il nuovo decreto, il rapporto tra la normativa in tema di scarichi di acque reflue e la normativa in tema di rifiuti, atteso che ogniqualvolta l’assenza di una struttura stabile definibile come scarico rende inapplicabile la normativa sugli scarichi, la concreta fattispecie torna ad essere riconducibile alla tematica dell’abbandono di rifiuti, con la conseguente configurabilità delle violazioni previste da tale specifico settore normativo.

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