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21/11/2017 11:04
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Ordinanze contingibili e urgenti a tutela della salute pubblica

Tribunale Amministrativo Regionale Piemonte sez.II 3/9/2008 n. 1856; Pres. Calvo, G., Est. Brandileone, F. - Maggioli Editore

1. ENTI LOCALI – SINDACO – ORDINANZE CONTINGIBILI E URGENTI – ORDINANZA DI DISATTIVAZIONE DI IMPIANTO DI TRASMISSIONE RADIOFONICA PER LA TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA – COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO – NECESSITÀ – VA ESCLUSA
2. ENTI LOCALI – SINDACO – ORDINANZE CONTINGIBILI E URGENTI – ORDINANZA DI DISATTIVAZIONE DI IMPIANTO DI TRASMISSIONE RADIOFONICA PER LA TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA – LEGITTIMITÀ – COMPETENZA DELL’AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI AD EMANARE PROVVEDIMENTI SANZIONATORI O PRESCRITTIVI NEI CONFRONTI DELLE EMITTENTI – VA ESCLUSA

1. I provvedimenti con i quali il Sindaco dispone la disattivazione di impianti di trasmissione radiofonica per la tutela di un bene pubblico - la salute della collettività - a fronte di un pericolo accertato (il certo superamento dei limiti stabiliti dal legislatore in materia di inquinamento elettromagnetico), assumono la sostanza e la forma di provvedimenti contingibili e urgenti ex art. 38 della legge n. 142/90, in quanto tali rientranti per definizione tra quelli per i quali, sussistendo `ragioni derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento`, è esclusa l`applicazione dell`art. 7 della legge n. 241 del 1990.
2. È legittima l’ordinanza con la quale il Sindaco dispone la disattivazione di impianti di trasmissione radiofonica per la tutela di un bene pubblico - la salute della collettività - a fronte di un pericolo accertato (il certo superamento dei limiti stabiliti dal legislatore in materia di inquinamento elettromagnetico); in tal caso il Sindaco agisce in veste di ufficiale di governo, nell`ambito dei poteri conferitigli dall`art. 38 della legge 142/90 in materia di salute pubblica, e non nell`ambito di una potestà di vigilanza sui tetti di radiofrequenza di cui, in effetti, non è titolare. Il fatto che la legge 249/97 attribuisca all`Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni un compito di vigilanza sulle radio frequenze non elimina né erode il potere del Sindaco, qualora ricorra un accertato grave pericolo per la salute delle persone, di adottare i provvedimenti che il citato art. 38 prevede. Nessuna norma contenuta nella legge 249/1997 attribuisce all`Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni il potere di emanare direttamente provvedimenti sanzionatori o prescrittivi nei confronti delle emittenti, conferendo ad essa solo poteri di impulso, coordinazione, vigilanza e controllo (cfr. art. 1, co. 6, lett. a, n. 15). Da un altro lato, quand`anche la suddetta Autorità potesse intervenire con atti amministrativi puntuali e concreti, ciò non varrebbe a privare il Sindaco del potere (concretamente esercitato nel caso in esame) di emanare ordinanze contingibili e urgenti ad esso riconosciuto, in via esclusiva, dall`art. 38, co. 2, legge 142/1990.

 

(omissis)

FATTO

La società ricorrente (che ha incorporato la Erre DJ spa, precedentemente denominata Erre DJ srl - è titolare di concessione per la radiodiffusione sonora in ambito nazionale per l`emittente Radio Dee Jay rilasciata dal Ministro PT in data 28/2/94 previo parere del Consiglio dei Ministri in data 25/2/94.
Sostiene parte ricorrente che con atto in data 28/5/97 la Erre DJ spa (società, come si è detto incorporata nella Elemedia spa) ha acquisito dalla Publialfa srl (titolare di concessione di cui al decreto del Ministro PT 7/3/94) l`impianto radiofonico ubicato in Pecetto Torinese, loc. Maddalena, operante sulla frequenza di 95,300 MHZ.
Tale impianto veniva esercito con il parere sanitario favorevole del laboratorio di Sanità Pubblica della USSL 40 di Ivrea reso una prima volta nel 1989 e quindi nel 1993.
Tale parere sanitario favorevole veniva annullato dalla ARPA Piemonte (subentrata al laboratorio di Sanità Pubblica) con atto del 27/5/99 in quanto a seguito di rilevazioni del 21/4/99 venivano riscontrate sulla frequenza 95.300 MHZ le emissioni della ricorrente (acquirente dell`impianto) e non quella della Publialfa. Si trattava dunque di una semplice variazione anagrafica della titolarità dell`impianto senza alcuna modifica dei parametri tecnici dell`impianto stesso.
A seguito di ciò la Elemedia spa quale titolare dell`impianto, chiedeva con istanza del 20/7/99 la conferma del parere sanitario favorevole già rilasciato alla Publialfa srl.
Tuttavia con relazione del 2/8/99 l’ARPA evidenziava che la ricorrente concorrerebbe alla formazione di un campo elettrico totale in zona che supererebbe il valore di 6 V/M e quindi sarebbe necessaria una riduzione del 16% del livello del suddetto campo.
In questo contesto il Sindaco del Comune di Precetto e Moncalieri emanavano i provvedimenti rispettivamente in data 30 luglio 1999 prot. 6001, n. ord. 7/99 e in data 4 agosto 1999 prot. 6001, n. ord. 7/99, con i quali è stata disposta nei confronti della Radio Dee Jay Erre DJ 1a disattivazione degli impianti di trasmissione ubicati presso il Colle della Maddalena entro sette giorni dalla notifica dell`ordinanza, incaricando l`Amministrazione Poste e Telecomunicazioni, Circolo Costruzioni T.T., Piemonte Valle D`Aosta, l`A.R.P.A. Dipartimento subprovinciale di Ivrea e l`A.S.L. 8 di Chieri di farla osservare e con l`avvertimento che in caso di inottemperanza a quanto stabilito nell`ordinanza si procederà ai sensi dell`art. 650 del codice penale.
Al provvedimento del Sindaco del Comune di Pecetto Torinese seguiva il provvedimento del 3 agosto 1999 prot. 6092, n. ord. 8/99, con il quale veniva disposta nei confronti della Radio Dee Jay Erre DJ 1a riduzione – entro i limiti di legge – D.M. 381/98 del livello di campo elettromagnetico generato entro sette giorni dalla notifica dell`ordinanza.
Con il ricorso R.G. 1640/1999 notificato il 30 settembre 1999, in esame parte ricorrente impugna il predetto atto di disattivazione indicato in epigrafe del Sindaco di Precetto Torinese, deducendo i seguenti motivi di ricorso:
1)VIOLAZIONE DELL`ART. 3,COMMA 4 DELLA LEGGE 241/90.
La violazione della norma in epigrafe è palese: la stessa infatti dispone tassativamente che "in ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l`autorità cui è possibile ricorrere". L`atto impugnato, diversamente non contiene l`indicazione che l`atto è impugnabile al TAR, né specifica che il relativo ricorso è esperibile entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla ricezione della notifica. Né varrebbe opporre che la dedotta illegittimità sarebbe stata sanata per effetto della rituale proposizione del presente ricorso, poiché nella norma in oggetto, l`indicazione di cui sopra, lungi dal costituire una mera appendice formale del provvedimento, si configura quale essenziale requisito di legittimità, la cui mancanza esclude che il provvedimento stesso possa produrre gli effetti previsti dalla legge.
2) VIOLAZIONE DI LEGGE (ART. 38, 2° COMMA, L. 142/90; ART. 3, COMMA 3 E ART. 7 L. 241/90).
Dispone l`art. 38, 2° comma, L. 142/90 (norma cui fa riferimento il provvedimento impugnato) che il Sindaco quale ufficiale di Governo, adotta provvedimenti contingibili e urgenti in materia sanitaria e di igiene, edilizia e di polizia locale, con atto motivato e nel rispetto dei principi generali dell`ordinamento giuridico. La norma va perciò posta in stretta relazione con la L. 241/90 costituente ad ogni effetto una normativa di principio (non a caso "principi" è intitolato il capo I della legge e di principio è la disciplina tanto della partecipazione al procedimento amministrativo quanto dell`accesso alla documentazione amministrativa). Ebbene: l`art. 7 della L. 241/90 in tema di partecipazione al procedimento amministrativo detta il principio (salvo particolari e motivate esigenze di celerità) dell`obbligo di comunicazione dell`avvio del procedimento stesso ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti e ciò mediante comunicazione personale (art. 8). A sua volta l`art. 22 riconosce a chi vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi.
Ne consegue che nella fattispecie in esame il provvedimento impugnato ha certamente violato i suddetti principi allorchè è stato emanato senza che alla ricorrente sia mai stato notificato alcunché dal Comune di Pecetto Torinese. Se il Comune avesse notificato la comunicazione di avvio del procedimento la ricorrente avrebbe potuto documentare che aveva già richiesto la conferma del parere sanitario favorevole in precedenza rilasciato alla propria dante causa.
3)DIFETTO DI PRESUPPOSTO.
L`atto impugnato è stato emanato sul presupposto che l`impianto della ricorrente sia assolutamente privo di parere sanitario favorevole.
In realtà tale impianto ha sempre operato dal 1989 con parere favorevole. A seguito della modifica di titolarità dell`impianto (senza alcuna modifica dei parametri tecnici dello stesso) lo stesso è stato interconnesso alla rete della Radio Dee Jay (della Elemedia) e quindi non è stato più rilevato con emissioni della Publialfa.
Conseguentemente la Elemedia ha presentato istanza di conferma del parere sanitario favorevole sulla quale l`ARPA Piemonte deve ancora pronunciarsi. Pertanto, nel caso di specie non siamo in presenza di un impianto al quale sia stato negato il parere sanitario favorevole per asserito inquinamento elettromagnetico.
4) VIOLAZIONE DELL`ART. 1, CO. 6, LETT. A) N. 15 DELLA LEGGE 31/7/97, N. 249, DEL DECRETO DEL MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI 24/10/97, DEL DM 381/98 - INCOMPETENZA.
In ogni caso l`art. 1, comma 6, lettera a) n. 15 della legge 31/7/97 n. 249 entrata in vigore il 1.8.97 stabilisce che i tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana vengano fissati dal Ministro dell`ambiente, di intesa con il Ministro della Sanità e con il Ministro delle Comunicazioni.
In applicazione di tale norma è stato quindi emanato il DM 381/98. Lo stesso all`art. l, comma 6, lettera a) n. 15 stabilisce che la vigilanza su tali tetti e la verifica che i tetti stessi non vengano superati spetti alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni istituita proprio con l`art. 1, della legge 249/97.
Inoltre con decreto in data 24/10197 (doc. 10) il Ministro delle Comunicazioni, nell`ambito delle competenze da espletare transitoriamente ai sensi della legge 249/97 ha attribuito agli Ispettorati Territoriali del Ministero stesso il compito di verificare che non siano superati i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
La recente legge 29 marzo 1999, n. 78 con la quale è stato convertito i1 DL 30 gennaio 1999, n. 15 ha inoltre espressamente stabilito che l`Autorità possa avvalersi (quindi anche dopo l`esercizio transitorio da parte del Ministero delle Comunicazioni) degli Ispettorati Territoriali del Ministero delle Comunicazioni.
Ne consegue che in base alla citata normativa le rilevazioni tecniche in materia non devono essere espletate dalla ARPA (come quelle esperite nel procedimento relativo all`atto per cui è causa) bensì dagli Ispettorati Territoriali del Ministero delle Comunicazioni e quindi nel caso di specie dall`Ispettorato Territoriale Piemonte con sede in Torino.
I provvedimenti eventualmente consequenziali non devono quindi essere assunti dai Sindaci (come il Sindaco di Pecetto Torinese) bensì dall`Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
5) ECCESSO DI POTERE PER CARENZA DI ATTIVITA` ISTRUTTORIA E DI MOTIVAZIONE.
Il Sindaco di Pecetto Torinese ha emanato l`ordine di disattivazione senza una preventiva diffida alla acquisizione della conferma di parere sanitario favorevole. Inoltre non ha esplicitato le motivazioni per le quali ha ritenuto di disporre la disattivazione di un impianto quale quello de quo, in esercizio da moltissimi anni senza contestazioni di sorta, in considerazione peraltro che lo stesso non ha subito alcuna modifica delle proprie condizioni tecnico operative.
Con ricorso R.G. 1638/1999 notificato il 4.10.1999, parte ricorrente impugna il predetto atto di disattivazione indicato in epigrafe del Sindaco di Moncalieri formulando gli stessi motivi di cui al precedente ricorso n. 1640/99 nei confronti del Sindaco di Moncalieri, deducendo altresì il seguente motivo di ricorso:
6) INCOMPETENZA.
L’impianto de quo si trova nel Comune di Precetto Torinese di modo che il Sindaco di Moncalieri non aveva alcuna legittimazione all’adozione del provvedimento impugnato.
Con altro ricorso R.G. 1639/1999 notificato il 30 settembre 1999, parte ricorrente impugna il predetto atto di riduzione del campo magnetico indicato in epigrafe del Sindaco di Precetto Torinese formulando gli stessi motivi di cui al precedente ricorso n. 1640/99, riformulando il terzo e quinto motivo di ricorso e deducendo altresì il seguente nuovo motivo gravame sottoindicato al n. 5bis:
3)DIFETTO DI PRESUPPOSTO.
L`atto impugnato è stato emanato sull’erroneo presupposto delle misurazioni dell’ARPA che risultano non veritiere.
5) ECCESSO DI POTERE PER CARENZA DI ATTIVITA` ISTRUTTORIA VIOLAZIONE DELLE NORME DEL GIUSTO PROCEDIMENTO.
Il Sindaco di Pecetto Torinese ha adottato l’ordine di riduzione del campo magnetico senza che parte ricorrente sia stata posta in grado di assistere alle misurazioni effettuate dall’Arpa.
5 bis) CARENZA DI MOTIVAZIONE DELL’ATTO IMPUGNATO.
L’atto impugnato risulta carente di motivazione nella misura in cui non indica la misura legittimante urgenza del provvedere non potendo la stessa identificarsi nell’asserito superamento dei limiti fissati dal D.M. 381/98 non ancora operanti prima dell’adozione dei regolamenti di attuazione e tenuto conto che gli impianti della ricorrente sono operanti da numerosissimi anni
Si costituiscono in tutti i ricorsi le Amministrazione resistenti e gli interventori.
All`udienza pubblica del 28 maggio 2008 la causa è ritenuta in decisione.

DIRITTO

I ricorsi vanno riuniti per connessione oggettiva e soggettiva.
Per ragioni di ordine logico possono essere esaminati congiuntamente i ricorsi rispettivamente n. 1640/99 e n. 1638/99 con i quali parte ricorrente impugna i provvedimenti di disattivazione d’impianto indicati in epigrafe, adottati rispettivamente dal Comune di Precetto Torinese e dal Comune di Moncalieri, formulando identiche doglianze indicate nelle premesse in fatto dal numero 1 al numero 5 oltre alla doglianza di cui al numero 6 delle premesse in fatto relativamente al ricorso n. 1638/99.
I ricorsi sono infondati,
Con il primo motivo di entrambi i ricorsi l`emittente denuncia la violazione dell`art. 3 della legge 241/90 in relazione alla circostanza che nei provvedimenti impugnati non verrebbe indicato il termine e l`autorità cui è possibile ricorrere.
La doglianza è infondata,
Ed invero, relativamente al ricorso 1638/99, la semplice lettura del provvedimento rivela che tale norma è stata" puntualmente osservata, in quanto il Sindaco "INFORMA ... che avverso la presente ordinanza può essere proposto ricorso gerarchico al Prefetto di : Torino o ai TAR o appello al Consiglio di Stato entro 60 gg. dalla notifica " della stessa".
Relativamente al ricorso 1640/99, in effetti, l`ordinanza in questione non contiene tali indicazioni.
Tuttavia, per costante giurisprudenza la mancata indicazione dei termini e dell`autorità cui è possibile ricorrere non è di per sé motivo sufficiente a determinare l`illegittimità di un provvedimento amministrativo: "L`omessa indicazione del termine di impugnazione e dell`autorità cui ricorrere, prescritta dall`art. 3 comma 4, l. n. 241 del 1990, costituisce mera irregolarità che, al più e nel concorso di significative ulteriori circostanze, può dare luogo alla concessione del beneficio della rimessione in termini; detta omissione non può, quindi, comportare l`illegittimità del relativo provvedimento"(T.A.R. Latina, 17 gennaio 2007, n. 39; in tal senso si veda anche T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 21 dicembre 2006, n. 15318; T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 18 ottobre 2006, n. 10462; Cassazione Civile, sez. trib., 6 settembre 2006, n. 19189; T.A.R. Puglia Lecce, sez. I, 7 luglio 2006, m. 3921; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 2 settembre 2005, n. 6534).
Con il secondo motivo di entrambi i ricorsi parte ricorrente lamenta sostanzialmente la violazione delle norme in materia di partecipazione al procedimento amministrativo, ex art. 7 della legge 241/1990 per non avere ELEMEDIA s.p.a., ricevuto comunicazione dell`avvio del procedimento.
La doglianza è priva di giuridica consistenza.
Ed invero osserva il Collegio che entrambi i provvedimenti impugnati assumono la sostanza e la forma di provvedimenti contingibili e urgenti ex art. 38 della legge n. 142/90 adottati per la tutela di un bene pubblico - la salute della collettività - a fronte di un pericolo accertato (il certo superamento dei limiti stabiliti dal legislatore in materia di inquinamento elettromagnetico). ed in quanto tali rientrano per definizione tra quelli per i quali, sussistendo "ragioni derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento", è esclusa l`applicazione dell`art. 7 cit.
Le autorità comunali, infatti, ricevuta la relazione dell`ARPA, hanno legittimamente ritenuto sussistenti tutti i presupposti per procedere d`urgenza ad ordinare la disattivazione degli impianti.
Ed invero, come risulta dagli atti di causa ed evidenziato dalle Amministrazioni resistenti, proprio l`ARPA Piemonte, nell`ambito dei poteri di vigilanza e di controllo, eseguiva il 24 aprile 1999 alcune misurazioni dei campi elettromagnetici generali degli impianti esistenti nella zona del Colle della Maddalena.
Dalla relazione risultava che in tale sede le emittenti che emanavano segnali erano 82. Tra queste, ben 48 risultavano prive del parere sanitario previsto dalla legge regionale n. 6/1989, e pertanto, in situazione di assoluta irregolarità.
Per quanto riguarda, invece, le emittenti - come la ricorrente - in possesso del parere sanitario favorevole, l`ARPA ha rilevato un valore massimo di campo elettrico superiore ai 6 V/m (Volt/metri) stabilito dal legislatore, ed ha, pertanto, annullato il precedente parere sanitario favorevole.
Queste, pertanto, non potevano esercitare la propria attività con esclusione di un pericolo per la salute pubblica.
Proprio sulla base di ciò le autorità comunali hanno legittimamente adottato le ordinanze impugnate, ravvisando in tale situazione la sussistenza, senza alcun dubbio, del presupposto dell`urgenza stabilito dall`art. 38 della legge n. 142/80 per tutelare la salute dei cittadini abitanti della zona, senza la necessità di dovere rispettare le norme in materia di procedimento amministrativo ex art. 7 della legge 541/90, che, nel fissare l`obbligo di comunicazione di avvio del procedimento, esclude espressamente i casi in cui vi siano "ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità ". (T.A.R. Basilicata Potenza, 18 novembre 2004, n. 767, T.A.R. Abruzzo Pescara, 24 luglio 2003, n. 653, T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 20 gennaio 2006, n. 455, Cons. Stato, sez. V, 29 settembre 2000, n. 4906).
Con il terzo motivo di entrambi i ricorsi parte ricorrente denuncia il difetto di presupposto a fondamento dei provvedimenti contingibili e urgenti emanati dai Sindaci di Precetto Torinese e Moncalieri, sostenendo, che a seguito della modifica della titolarità dell`impianto, lo stesso è stato interconnesso alla rete di Radio Dee Jay (della Elemedia) e pertanto non sarebbe stato più rilevato con le emissioni della Publialfa, con la conseguenza altresì che gli stessi atti si sarebbero basati sull`erroneo presupposto che l`emittente era sprovvista del parere sanitario.
Le doglianze sono inconferenti.
Ed invero osserva il Collegio che i provvedimenti contingibili e urgenti impugnati sono stati emessi proprio sulla base della relazione fornita dall`ARPA. Da tale relazione, pertanto, risulta che la ricorrente aveva superato di molto i valori limite di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici: non rilevanti anzi ultronee risultano quindi le considerazioni formulate in tal sede in merito all`annullamento del precedente parere prot. 1102/M 121/9463 in data 3.6.1993 (cfr. relazione A.R.P.A., pag. 20) che sarebbe stato superato dall`avvenuta presentazione, da parte ricorrente, dell`istanza di riconferma in data 20.7.1999.
Con il quarto motivo di entrambi i ricorsi viene eccepita l`incompetenza del Sindaco in materia di vigilanza dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
In sostanza parte ricorrente contesta la competenza dell`A.R.P.A. ad effettuare accertamenti sulla verifica del rispetto dei "tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana", che sarebbero devoluti all`Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, anche avvalendosi degli organi periferici del Ministero delle comunicazioni (art. 1, co. 6, lett. a, n. 15 della legge 31.7.1997, n. 249).
Da tale circostanza si dovrebbe dedurre che "i provvedimenti eventualmente consequenziali non dovrebbero essere assunti dai Sindaci bensì dall`Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni".
Tale assunto non può essere condiviso.
Ed invero osserva il Collegio che i Sindaci non hanno adottato le ordinanza impugnate nell`ambito di una potestà di vigilanza sui tetti di radiofrequenza di cui, in effetti, non sono titolari; hanno, invece, agito in veste di ufficiale di governo nell`ambito dei poteri conferitigli dall`art. 38 della legge 142/90 in materia di salute pubblica.
Il fatto che la legge 249/97 attribuisca all`Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni un compito di vigilanza sulle radio frequenze non elimina né erode il potere del Sindaco, qualora ricorra un accertato grave pericolo per la salute delle persone, di adottare i provvedimenti che il citato art. 38 prevede.
Giustamente la difesa dell’Amministrazione comunale di Precetto Torinese (ma le considerazioni valgono anche per il Comune di Moncalieri) osserva che non è un caso che la verifica del rispetto dei limiti stabiliti dalla legge per la radio frequenza non sia stata disposta dal Sindaco, bensì eseguita d`ufficio dall`ARPA: con la conseguenza che, ricevuta la relazione, legittimamente le Amministrazioni comunali hanno ritenuto sussistessero i presupposti per intervenire a protezione della salute pubblica.
In ogni caso nessuna norma contenuta nella legge 249/1997 attribuisce all`Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni il potere di emanare direttamente provvedimenti sanzionatori o prescrittivi nei confronti delle emittenti, conferendo ad essa solo poteri di impulso, coordinazione, vigilanza e controllo (cfr. art. 1, co. 6, lett. a, n. 15).
Da un altro lato, quand`anche la suddetta Autorità potesse intervenire con atti amministrativi puntuali e concreti, ciò non varrebbe a privare il Sindaco del potere (concretamente esercitato nel caso in esame) di emanare ordinanze contingibili e urgenti ad esso riconosciuto, in via esclusiva, dall`art. 38, co. 2, legge 142/19907.
Con il quinto motivo di entrambi i ricorsi l`emittente eccepisce l`eccesso di potere per carenza di attività istruttoria e il difetto di motivazione, posto che l’Amministrazione avrebbe operato senza una preventiva diffida alla acquisizione della conferma di parere sanitario favorevole.
Come si è già detto, il superamento dei limiti normativi inderogabili, in una zona ove abitualmente dimora un gruppo di cittadini, ha costretto le Autorità comunali ad intervenire con urgenza e senza indugio alcuno proprio con l`intento di tutelare la salute pubblica.
A nulla pertanto rileva il fatto che in precedenza l`emittente fosse in possesso di un parere sanitario favorevole.
Le misurazioni dei campi elettromagnetici generati dagli impianti esistenti nella zona del Colle della Maddalena effettuate dall`ARPA hanno evidenziato come l`emittente abbia superato di molto i limiti di legge generando una situazione di urgenza tale da indurre i Sindaci ad adottare immediatamente e senza indugio alcuno l`ordinanza contingibile ed urgente.
Da ciò consegue l`infondatezza del motivo in esame, non essendo giuridicamente rilevante l’assenza, nella specie, di una preventiva diffida all`emittente ad acquisire la conferma del parere sanitario favorevole del 1993 annullato dall`A.R.P.A.
Ne consegue che legittimamente è stata disposta la disattivazione dell’impianto di fronte alla relazione dell`A.R.P.A. ed in assenza di parere sanitario favorevole, annullato dall`A.R.P.A. senza che fosse necessario nessun ulteriore adempimento istruttorio da parte dell’Autorità comunale.
Con il sesto motivo del ricorso 1638/99, indicato nelle premesse in fatto, parte ricorrente deduce l`incompetenza del Sindaco di Moncalieri ad emettere provvedimenti relativi agli impianti di cui trattasi, per essere ubicati nel Comune di Pecetto Torinese.
Il motivo è palesemente infondato.
Ed invero osserva il Collegio, come giustamente rilevato dalla difesa dell’Amministrazione comunale, poiché la relazione A.R.P.A. aveva evidenziato gravi pericoli per l`incolumità dei cittadini di Moncalieri, in ragione del fatto che gli impianti di cui è causa si trovano a ridosso del centro abitato e a minore distanza, in linea d`aria, rispetto al punto in cui sono stati eseguiti i rilevamenti tecnici, il Sindaco ha, correttamente, esercitato il potere di ordinanza attribuitegli dall`ari. 38, co. 2, legge 142/1990 a tutela della collettività di riferimento. Invero, l`ordinanza vuole precludere immissioni pericolose per la salute pubblica nel territorio moncalierese.
Del pari infondato si appalesa il ricorso R.G.1639/1999 con il quale parte ricorrente impugna l’atto di riduzione del campo magnetico indicato in epigrafe del Sindaco di Precetto Torinese formulando gli stessi motivi di cui al precedente ricorso n. 1640/99 indicati ai numeri 1) , 2) e 4), riformulando il terzo e quinto motivo di ricorso e deducendo altresì il motivo gravame indicato nelle premesse in fatto al n. 5bis:
Con il primo motivo, infatti, parte ricorrente denuncia la violazione dell`art. 3 della legge n. 241/90 in relazione alla circostanza che nel provvedimento impugnato non viene indicato il termine e l`autorità cui è possibile ricorrere.
La doglianza è priva di consistenza.
In effetti, l`ordinanza in questione non contiene tali indicazioni.
Tuttavia, come si è evidenziato per i precedenti ricorsi, per costante giurisprudenza la mancata indicazione dei termini e dell`autorità cui è possibile ricorrere non è di per sé motivo sufficiente a determinare l`illegittimità di un provvedimento amministrativo: "L`omessa indicazione del termine di impugnazione e dell`autorità cui ricorrere, prescritta dall`art. 3 comma 4, l. n. 241 del 1990, costituisce mera irregolarità che, al più e nel concorso di significative ulteriori circostanze, può dare luogo alla concessione del beneficio della rimessione in termini; detta omissione non può, quindi, comportare l`illegittimità del relativo provvedimento"(T.A.R. Latina. 17 gennaio 2007, n. 39; in tal senso si veda anche T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 21 dicembre 2006, n. 15318; T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 18 ottobre 2006, n.10462; Cassazione Civile, sez. trib., 6 settembre 2006, n.19189; T.A.R. Puglia Lecce, sez. I, 7 luglio 2006, n. 3921; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 2 settembre 2005, n.6534).
Del pari infondato è il secondo motivo di ricorso con il quale parte ricorrente lamenta sostanzialmente la violazione delle norme in materia di partecipazione al procedimento amministrativo.
Ed invero osserva il Collegio che l`ordinanza di riduzione a conformità di cui si chiede l`annullamento è stata legittimamente adottata dal Sindaco sulla base dell`art. 38 della legge n. 142/90 per la tutela di un bene pubblico - la salute della collettività - a fronte di un pericolo accertato (il certo superamento dei limiti stabiliti dal legislatore in materia di inquinamento elettromagnetico).
Il Sindaco, infatti, ricevuta la relazione dell`ARPA, ha legittimamente ritenuto sussistenti tutti i presupposti per procedere d`urgenza ad ordinare la riduzione, entro il limiti di legge di cui al D.M. 381/98, del livello di campo elettromagnetico generato dagli impianti esistenti nella zona del Cole della Maddalena.
Ed invero, come risulta dagli atti di causa, l`ARPA Piemonte, nell`ambito dei poteri di vigilanza e di controllo, eseguiva il 24 aprile 1999 alcune misurazioni dei campi elettromagnetici generali degli impianti esistenti in tale zona.
Dalla relazione risultava che in tale sede le emittenti che emanavano segnali erano 82. Tra queste. ben 48 risultavano prive del parere sanitario previsto dalla legge regionale n. 6/89, e pertanto, in situazione di assoluta irregolarità.
Per quanto riguarda, invece, le emittenti - come la ricorrente - in possesso del parere sanitario favorevole, l`ARPA ha rilevato un valore massimo di campo elettrico superiore ai 6 V/m (Volt/metri) stabilito dal legislatore, ed ha, pertanto, prescritto una riduzione a conformità tradotta in una riduzione del 16% del livello di campo elettromagnetico generato dalle emittenti stesse.
Proprio sulla base di ciò il Sindaco ha legittimamente adottato l`ordinanza impugnata, evidenziando nella situazione in esame la sussistenza, senza alcun dubbio, del presupposto dell`urgenza stabilito dall`art. 38 della legge n. 142/90 per tutelare la salute dei cittadini abitanti della zona, senza la necessità di dovere rispettare le norme in materia di procedimento amministrativo.
Ed invero l`art. 7 della legge n. 241/90, nel fissare l`obbligo di comunicazione di avvio del procedimento, esclude espressamente i casi in cui vi siano "ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità ":in tal senso: “L`ordinanza contigibile ed urgente non deve essere preceduta dall`avviso dell`inizio del procedimento, avendo come presupposti, oltre alla necessità di provvedere, anche l`urgenza, cioè una esigenza tale da derogare al ricorso ai normali strumenti di intervento " (T.A.R. Basilicata Potenza, 18 novembre 2004, n. 767," T.A.R. Abruzzo Pescara, 24 luglio 2003, n.653,T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 20 gennaio 2006, n.455, Cons. Stato, sez. V, 29 settembre 2000, n. 4906).
Giustamente la difesa dell’Amministrazione resistente evidenzia che nella vicenda in esame, il superamento dei limiti normativi inderogabili, in una zona ove abitualmente dimora un gruppo di cittadini, ha costretto il Sindaco ad intervenire con urgenza e senza indugio alcuno proprio con l`intento di tutelare la salute pubblica.
Generiche si palesano le doglianze contenute nel terzo motivo di gravame con le quali parte ricorrente sostiene che le misurazioni effettuate dall`ARPA, sulla base delle quali è stato emanato il provvedimento impugnato, sarebbero errate..
Ed invero osserva il Collegio che come giustamente osservato dalla difesa dell’Amministrazione, parte ricorrente non menziona alcuna contestazione sui criteri tecnici adottati dai funzionari dell`ARPA, né sulle attrezzature utilizzate; nessun richiamo a misurazioni effettuate da altri tecnici o anche in precedenza effettuate. Alla luce di ciò deriva l`assoluta infondatezza di tale motivo, proprio perché semplicemente enunciato e non anche dimostrato.
In conferenti si appalesano le doglianze contenute nel quarto motivo di ricorso con il quale si eccepisce l`incompetenza del Sindaco in materia di vigilanza dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
Ed invero osserva il Collegio che, nella specie, il Sindaco non ha adottato l`ordinanza impugnata nell`ambito di una potestà di vigilanza sui tetti di radiofrequenza di cui, in effetti, non è titolare; ha, invece, agito in veste di ufficiale di governo nell`ambito dei poteri conferitigli dall`art. 38 della legge n. 142/90 in materia di salute pubblica. Il fatto che la legge n. 249/97 attribuisca all`Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni un compito di vigilanza sulle radio frequenze non elimina né erode il potere del Sindaco, qualora ricorra un accertato grave pericolo per la salute delle persone, di adottare i provvedimenti che il citato art. 38 prevede.
Giustamente, infatti la difesa dell’Amministrazione evidenzia, a conferma di quanto sopra, che non è casuale che la verifica del rispetto dei limiti stabiliti dalla legge per la radio frequenza non sia stata disposta dal Sindaco, bensì eseguita d`ufficio dall`ARPA. Ricevuta la relazione il Sindaco ha legittimamente ritenuto sussistessero i presupposti per intervenire a protezione della salute pubblica.
Con il quinto motivo di ricorso parte ricorrente contesta la mancata partecipazione alle operazioni tecniche di rilevamento effettuate dall`ARPA.
Il motivo è infondato.
Ed invero osserva il Collegio che la partecipazione in contraddittorio alla misurazione dei campi elettrici effettuate dall`ARPA, non risulta prevista da alcuna norma: né la legge regionale n. 6/89 e successiva delibera di attuazione, né il decreto ministeriale n. 381/98.
Peraltro, come giustamente osservato dall’Amministrazione resistente, non rientrava certo nei compiti del Sindaco disporre una verifica in contraddittorio, essendo ogni competenza sul punto devoluta dall`ARPA. D’altra parte la eventuale denuncia circa il mancato rispetto del contraddittorio nell`ambito di un accertamento tecnico avrebbe potuto avere giuridico fondamento solamente nel caso in cui fosse stato dimostrato che la verifica in contraddittorio avrebbe potuto condurre a risultati diversi da quelli accertati; e cioè qualora la ricorrente avesse prodotto un accertamento tecnico (o qualcosa di simile) con dei risultati diversi da quello effettuato dall`ARPA; se avesse in altri termini, almeno prodotto un inizio di prova sul fatto che l`accertamento in contraddittorio avrebbe potuto portare a un risultato diverso e più favorevole. Così non è stato. Parte ricorrente si è limitata a denunciare una presunta irregolarità formale, non fornendo alcuna dimostrazione sulla possibilità di ottenere risultati diversi con un accertamento in contraddittorio.
Con il quinto motivo bis di ricorso parte ricorrente lamenta la carenza di motivazione del provvedimento impugnato dato che non indicherebbe la misura legittimante urgenza del provvedere non potendo la stessa identificarsi nell’asserito superamento dei limiti fissati dal D.M. 381/98.
Anche tale doglianza è priva di consistenza.
Ed invero osserva il Collegio che come già evidenziato in precedenza la misura legittimante urgenza del provvedere è stata chiaramente indicata nell’atto impugnato nell’asserito superamento dei limiti fissati dal D.M. 381/98 evidenziante ex se l’urgenza di eliminazione di un pregiudizio per la salute pubblica: limiti stabiliti dal decreto ministeriale n. 381/98 immediatamente applicabili.
Sulla base delle suesposte considerazioni i ricorsi n. 1640/99 e 1638/99 e n. 1639/99 vanno respinti.
Sussistono giustificati motivi per la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte - Sezione II - definitivamente pronunciandosi sui ricorsi riuniti n. 1639/99 e nn.1640/99 e 1638/99 li respinge.
Spese compensate.Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.

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