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22/11/2017 11:44
Home Articoli PUBBLICO IMPIEGO Retribuzione ed altre indennità - annullamento di provvedimenti in materia di allineamento stipendiale - istanza di adozione di un atto a contenuto ricognitivo degli effetti del predetto annullamento - obbligo di pronuncia della P.A.

Retribuzione ed altre indennità - annullamento di provvedimenti in materia di allineamento stipendiale - istanza di adozione di un atto a contenuto ricognitivo degli effetti del predetto annullamento - obbligo di pronuncia della P.A.

Consiglio Giustizia Amministrativa Regione Sicilia Sezione giurisdizionale 23/7/2008 n. 693; Pres. Trovato, G., Est. Salvia, F. - Maggioli Editore

Sussiste l’obbligo della p.a. di pronunciarsi su di una istanza presentata da un dipendente pubblico che, a seguito del passaggio in giudicato di una sentenza che ha annullato un atto a carattere generale e a contenuto inscindibile (nella specie emanato dalla Presidenza della Regione al fine di rivedere le posizioni stipendiali dei dipendenti già fruenti del beneficio dell’allineamento stipendiale), ha chiesto l’adozione di un atto a contenuto ricognitivo degli effetti del predetto annullamento, in conformità a quanto statuito (o da statuirsi) in favore delle parti direttamente beneficiarie dei giudicati.

(Omissis)

F A T T O

Con ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia il dott. Emanuele Vanni, direttore regionale, premetteva che:
- con decreto 14.5.1990 n. 3038/II egli ha goduto del c.d. “allineamento stipendiale” sulla base del trattamento economico attribuito al dirigente Dr. Italia Alessandro;
- la rideterminazione in peius della posizione economica dei direttori regionali allineati con il D.A.P. n. 3038/1990 è stata disposta con le circolari n. 107833 del 15.11.1995 e n. 44482 del 29.6.1996;
- i provvedimenti posti a base dell’operato dell’Amministra-zione sono stati annullati dal TAR, con sentenza passata in giudicato, a seguito dei giudizi promossi da altri direttori regionali allineati alla posizione del dott. Alessandro Italia (TAR Sicilia, Palermo sez. I, 21.4.1999 n. 710; 21.4.1999 n. 829);
- con atto di diffida e messa in mora debitamente notificato il ricorrente ha chiesto all’Amministrazione il ripristino nel senso sopra specificato della propria posizione giuridica ed economica, nonché il pagamento delle somme dovute a tale titolo.
In punto di diritto il ricorrente deduceva: I) Illegittimità della nota n. 16521 del 30.5.2000; II) Violazione del principio della intangibilità del trattamento economico già raggiunto; III) Violazione dei principi in materia di estensione di giudicato; IV) Violazione e falsa applicazione dell`art. 2, comma 4, del D.L. 11.7.1992, n. 333, convertito con L. 8.8.1992, n. 359 in relazione all`art. 7, comma 7, del D.L. 19.9.1992, n. 384, convertito con L. 14.11.1992, n. 438; V) Eccesso di potere per violazione dei principi generali dell`ordinamento in materia di annullamento e revoca degli atti amministrativi e di quelli in materia di ripetizione dell`indebito; VI) Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della L. R. 30 aprile 1991, n. 10; nonché eccesso di potere sotto diversi profili.
Con la sentenza  in epigrafe  il Tribunale adito ha  dichiarato inammissibile il ricorso, assumendo che nella sostanza, lo stesso è rivolto all’annullamento del provvedimento n. 73583 del 3.7.1995 mai impugnato e definitivamente consolidatosi, provvedimento che lo stesso ricorrente indicava nella istanza-diffida di riesame proposta in data 7.11.1999 e respinto con la nota 15891 del 23 maggio 2000.
Ricorre in appello il dott. Vanni, lamentando l’erroneità della declaratoria di inammissibilità del ricorso di primo grado (primo motivo) e l’erroneità della sentenza laddove non ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti per l’estensione del giudicato (secondo motivo).
L’Amministrazione regionale intimata si è costituita in giudizio.

D I R I T T O

L’appello, alla luce della giurisprudenza di questo Consiglio (decisione n. 755/06 del 27.4.2006) è fondato.
Al fine di suffragare la declaratoria di inammissibilità dell’originario ricorso, il giudice di primo grado ha innanzitutto affermato che non sussisteva per l’amministrazione regionale alcun obbligo di provvedere sull’istanza del proprio dipendente, in quanto la stessa aveva ad oggetto l’annullamento in via di autotutela (come tale, tipicamente discrezionale) di atti già posti in essere dalla stessa amministrazione, con conseguente insussistenza di obbligo a provvedere ed insuscettibilità di formazione del silenzio rifiuto.
Ha quindi affermato, in coerenza con tale premessa, che il comportamento della P.A. avrebbe in realtà valenza meramente confermativa del predetto provvedimento del 1995 a suo tempo non impugnato.
Con specifico riferimento alla domanda, parimenti formulata in ricorso, di accertamento del diritto del ricorrente alla maggiore retribuzione, la sentenza impugnata ne ha egualmente ritenuto l’inammis-sibilità in base ad un triplice rilievo, rispettivamente concernente: a) il carattere autoritativo del provvedimento (ri)determinativo del trattamento stipendiale, come tale soggetto ad onere di impugnazione entro termine decadenziale; b) la correlativa mancanza di una norma direttamente attributiva del diritto rivendicato (anche in ragione dell’ecce-zionalità dell’istituto dell’allineamento stipendiale e della non applicabilità dello stesso all’area del pubblico impiego regionale); c) l’inestensibilità del giudicato formatosi inter alios su ricorsi tempestivamente proposti contro provvedimenti di riallineamento stipendiale adottati a seguito della rideterminazione del trattamento economico del dirigente Dr. Alessandro Italia, sia in ragione del contenuto delle pronunzie giurisdizionali di cui si invoca l’effetto estensivo (annullamento degli atti impugnati per difetto di motivazione), sia comunque in ragione del divieto di estensione del giudicato in materia di pubblico impiego, stabilito dall’art. 45 L. n. 549/1995 e dall’art. 24 L. n. 144/1999.
La complessiva costruzione argomentativa su cui poggia la sentenza appellata non resiste, peraltro, alle censure dedotte con i due motivi di appello.
Non risponde al vero, in primo luogo, che l’istanza stra-giudiziale proposta dal ricorrente avesse ad oggetto l’esercizio del potere discrezionale di autotutela da parte della P.A.. Al contrario, muovendo dalla constatazione dell’intervenuto annullamento in sede giurisdizionale di un atto a carattere generale e a contenuto inscindibile emanato dalla Presidenza della Regione al fine di rivedere le posizioni stipendiali dei dipendenti già fruenti del beneficio dell’allineamento stipendiale (la circolare n. 107833 del 15 novembre 1995, annullata, al pari della successiva circolare n. 44482 del 29 giugno 1996 dalle sentenze del TAR Sicilia, Palermo, nn. 710/1999 e 829/1999), il ricorrente ha in sostanza invocato l’adozione di un atto a contenuto ricognitivo degli effetti del predetto annullamento, in conformità a quanto statuito (o da statuirsi) in favore delle parti direttamente beneficiarie dei giudicati.
In tale corretta prospettiva, il ragionamento svolto dai giudici di primo grado va sostanzialmente ribaltato nei seguenti termini:
a) il giudicato di annullamento dei menzionati atti a contenuto generale ed inscindibile esplica per sua natura efficacia anche sui dipendenti che rivestono posizioni equivalenti a quelle delle parti in causa, imponendo l’adozione anche nei confronti degli stessi di atti a contenuto adempitivo (e non già autoritativo) di contenuto omogeneo rispetto a quelli assunti, o da assumersi, nei confronti dei soggetti direttamente beneficiari del giudicato;
b) la circostanza che l’annullamento giurisdizionale sia stato disposto solo sotto il profilo del difetto di motivazione non esclude l’obbligo per l’Amministrazione di procedere al riesame, in termini fra loro omogenei, di tutte le posizioni lavorative già coinvolte dalle previsioni degli atti generali annullati, e quindi anche dai rispettivi giudicati di annullamento, anche a tutela dei principi costituzionali di imparzialità e di buon andamento;
c) il divieto di estensione del giudicato, legislativamente fissato in materia di pubblico impiego, non è per sua natura riferibile all’ipotesi di annullamento giurisdizionale di atti a contenuto generale ed inscindibile, che abbiano fissato, come nella specie, criteri e direttive per l’applicazione di un istituto a carattere retributivo destinato a riflettersi su una pluralità indeterminata di posizioni lavorative individuali.
Assorbita ogni ulteriore considerazione e deduzione, l’appello viene pertanto accolto, con conseguente riforma della sentenza reiettiva dell’originario ricorso e dichiarazione dell’obbligo dell’Ammini-strazione regionale di rideterminarsi, nei confronti dell’odierno appellante, in conformità a quanto disposto nei confronti dei soggetti beneficiari dei giudicati di annullamento di cui alle sentenze del TAR Sicilia, Palermo, 8 aprile 1999, n. 710 e 21 aprile 1999, n. 829, e comunque in attuazione dell’intervenuto annullamento, con efficacia erga omnes delle circolari della Presidenza regionale n. 107833 del 15 novembre 1995 e n. 44482 del 29 giugno 1996.
Stante la natura della controversia, si ravvisano giusti motivi per disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese relative ad ambedue i gradi di giudizio.

P. Q. M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, accoglie l`appello in epigrafe e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie le domande formulate con l’originario ricorso, nei termini precisati in motivazione, compensando interamente tra le parti le spese dei due gradi di giudizio.

(Omissis)

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