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20/04/2018 18:44
Home Articoli Edilizia & Urbanistica Edilizia e urbanistica - Lavori abusivi - Durata del provvedimento di sospensione dei lavori

Edilizia e urbanistica - Lavori abusivi - Durata del provvedimento di sospensione dei lavori

Tribunale Amministrativo Regionale Lazio Roma sez.II 18/7/2008 n. 6900 - Documento senza titolo

In materia edilizia è improcedibile l’impugnazione dell’ordinanza cautelare di sospensione dei lavori abusivi che sia successivamente divenuta inefficace per decorso del termine previsto dall’art. 4, l. 28 febbraio 1985 n. 47. La sospensione dei lavori edilizi ha, infatti, natura meramente cautelare perchè volta a permettere all’amministrazione di definire la portata dell’abuso edilizio commesso, evitando che lo stesso assuma proporzioni maggiori, e viene assorbita dal successivo provvedimento sanzionatorio definitivo.
In particolare, il termine previsto dall’art. 4 l. n. 47 del 1985 entro cui il Comune, dopo aver emesso l’ordinanza di sospensione dei lavori abusivi, deve emanare i provvedimenti definitivi diretti a reprimere l’abuso edilizio accertato, designa solo il termine della legale durata del provvedimento di sospensione dei lavori, il quale, una volta trascorso, perde la sua efficacia. Ne consegue che la scadenza di detto termine non priva il Comune del potere di adottare i provvedimenti definitivamente repressivi della violazione edilizia perpetrata, pur dopo il decorso dello stesso termine.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO
- SEZIONE II -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 8720/91 proposto da
Società Edilcromo s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, e Alfonsi Antonio, in proprio, rappresentati e difesi dall’avv. Luisa Totino, presso lo studio della quale sono elettivamente domiciliati in Roma, via G. Ferrari 11,
CONTRO
il Comune di Roma, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Enrico Lorusso, elettivamente domiciliato presso l’Avvocatura dell’Ente in Roma, via del tempio di Giove 21
per l’annullamento
dell’ordinanza sindacale di sospensione lavori e contestuale demolizione in data 7.5.1991 n. 23456, notificata in data 13.6.1991.

Visto il ricorso con la relativa documentazione;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Roma;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Uditi alla pubblica udienza del giorno 7 maggio 2008 - relatore il Cons. Giampiero Lo Presti – l’avv. L. Totino e l’avv. D. Rossi, in sostituzione dell’avv. Lorusso;
Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

Con il proposto gravame l’odierna ricorrente ha impugnato l’atto indicato in epigrafe con il quale è stata disposta la sospensione dei lavori e la contestuale demolizione con riferimento ad alcuni lavori eseguiti senza concessione edilizia, presso il Collegio San Giuseppe, con accesso da via Alibert 14, implicanti mutamento di destinazione d’uso da sede di Istituto ad abitazione.
Si deduce, in primo luogo, l’illegittimità del provvedimento gravato per incompetenza dell’autorità emanante.
Si rileva poi l’eccesso di potere per errore e falsità dei presupposti, illogicità e contraddittorietà manifesta, contestandosi in fatto che i lavori eseguiti abbiano comportato un mutamento della destinazione d’uso dell’immobile.
Infine , si lamenta la violazione dell’art. 26 comma 4 della legge n. 47/85, in quanto, in via subordinata, i lavori al più sarebbero stati soggetti al regime dell’autorizzazione, trattandosi di mutamento di destinazione nell’ambito della medesima categoria.
Si è costituito in giudizio il Comune di Roma, contestando la fondatezza delle dedotte doglianze.
Alla pubblica udienza del 7 maggio 2008 la causa è stata rimessa in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse nella parte in cui si impugna la sospensione dei lavori.
Ed infatti l’art. 4, co. 3, della L. n. 47/1985 dispone testualmente che “ Ferma restando l’ipotesi prevista dal precedente comma, qualora sia constatata, dai competenti uffici comunali, l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità di cui al primo comma, il sindaco ordina l’immediata sospensione dei lavori, che ha effetto fino all’adozione dei provvedimenti definitivi di cui ai successivi articoli, da adottare e notificare entro quarantacinque giorni dall’ordine di sospensione dei lavori.”.
La sospensione dei lavori edilizi ha natura cautelare e, in quanto tale, viene assorbita dal successivo provvedimento sanzionatorio definitivo ed è volta a permettere all’amministrazione di definire, con esattezza, la portata dell’abuso edilizio commesso, evitando, al contempo, che lo stesso assuma proporzioni maggiori. L’ordine di sospensione dei lavori edilizi abusivi ex art. 4 comma 3, l. 28 febbraio 1985 n. 47 ha, pertanto, natura meramente cautelare ed efficacia temporalmente limitata, essendo diretta ad evitare la prosecuzione dei lavori stessi in attesa del provvedimento definitivo di demolizione delle opere abusive (cfr. ex multis da ultimo T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 21 luglio 2005 , n. 5810).
Il termine previsto dall’art. 4 l. n. 47 del 1985 entro cui il Comune - dopo l’emissione dell’ordinanza di sospensione dei lavori abusivi - deve emanare i provvedimenti definitivi diretti a reprimere l’abuso edilizio accertato, designa solo il termine della legale durata del provvedimento di sospensione dei lavori, trascorso il quale lo stesso perde la sua efficacia; la scadenza di detto termine, tuttavia, non priva il Comune del potere di adottare i provvedimenti definitivamente repressivi della violazione edilizia perpetrata, pur dopo il decorso dello stesso termine. Da ciò consegue che l’avvenuto decorso di tale termine senza ancora l’adozione dei provvedimenti definitivi enunciati dal citato art. 4 non rende illegittimo né l’ordine di sospensione dei lavori già emesso, né il successivo definitivo provvedimento repressivo dell’abuso che sia stato emanato pur dopo la scadenza dello stesso termine ( cfr. ex multis da ultimo T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 11 ottobre 2005 , n. 8285).
Ne consegue che è improcedibile, per carenza sopravvenuta d’interesse, l’impugnazione dell’ordinanza cautelare di sospensione dei lavori abusivi che sia successivamente divenuta inefficace per decorso del termine previsto dall’art. 4, l. 28 febbraio 1985 n. 47 (cfr. ex multis da ultimo T.A.R. Basilicata, 22 aprile 2002 , n. 308)
Conclusivamente in tale parte il ricorso va dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
L’impugnazione è invece fondata nella parte rivolta avverso la contestuale ingiunzione a demolire in relazione al dedotto vizio di incompetenza.
Infatti, se per un verso è vero che la modifica apportata dalla legge n. 127 del 1997 all’art. 51 della legge n. 142 del 1990 ha determinato il trasferimento di tutte le competenze gestionali dall’organo politico al dirigente del Comune (o comunque al funzionario che ricopre la posizione apicale), all’epoca dell’adozione del provvedimento gravato non era stato completato normativamente, nella materia della repressione dell’abusivismo edilizio, il detto trasferimento di competenze.
Infatti, solo con il comma 3 lett. f-bis) del citato articolo 51, introdotto dall’art. 2 comma 12 della legge 16 giugno 1998 n. 191, “tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in pristino di competenza comunale, nonché i poteri di vigilanza edilizia e di irrogazione delle sanzioni amministrative previsti dalla vigente legislazione statale e regionale in materia di prevenzione e repressione dell’abusivismo edilizio e paesaggistico-ambientale” sono stati legislativamente affidati alla competenza dirigenziale (ora fissata nella previsione dell’art. 107 del D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267). Pertanto, dal momento che l’atto qui impugnato è stato adottato dal Presidente della Circoscrizione I, anziché dal Sindaco, in un momento in cui, per quel che si è sopra riferito, la competenza in materia di repressione dell’abusivismo edilizio permaneva in capo all’organo politico, ha fondamento la prospettata censura di illegittimità dell’atto impugnato per vizio di competenza. dell’organo emanante.
Peraltro non risulta nemmeno che l’atto impugnato sia stato adottato nell’esercizio di un potere delegato all’autorità emanante dal Sindaco e, quindi, alla competenza di quest’ultimo comunque riferibile.
Va quindi disposto l’annullamento dell’impugnato ordine di demolizione.
Sussistono giusti motivi per compensare interamente fra le parti le spese e i compensi di causa, considerata la natura delle censure spiegate e la peculiarità della materia del contendere.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione II, definitivamente pronunciando sul ricorso n.8720/91, come in epigrafe proposto, in parte lo dichiara improcedibile, in parte lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’ordine di demolizione impugnato.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 7 maggio 2008, con l’intervento dei signori Magistrati:

Dr. Luigi TOSTI - Presidente
Dr. Silvestro Maria RUSSO - Consigliere
Dr. Giampiero LO PRESTI - Consigliere, estensore

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