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23/07/2018 09:23
Home Articoli Il Nuovo Giornale dell'Unitel Il nuovo giornale dell'Unitel N. 1/2018

Il nuovo giornale dell'Unitel N. 1/2018

Editoriale di Bernardino Primiani

Abbiamo avuto la possibilità di visionare la bozza di decreto che il M.I.T. ha predisposto per la qualificazione delle Stazioni appaltanti. Se “passasse” così come è predisposto, con un colpo singolo si cancelleranno gli Uffici comunali che in questi anni si sono occupati di lavori pubblici.

Il decreto non si occupa soltanto della fase degli appalti, ma anche della programmazione e dell’esecuzione.

Il 6 marzo scorso una delegazione di Unitel, con il vice Presidente Esposito e il dirigente Notarini, ha partecipato a un tavolo tecnico presso l’ANCI dove hanno messo in rilievo tutte le criticità insite nel decreto.

Pur sembrando che tutto il procedimento fosse fermo in attesa del nuovo governo, con sorpresa siamo stati nuovamente contattati dall’Anci che ci ha convocato per il 19 aprile a Roma in quanto – alla data della scrittura del presente editoriale – risulta che il MIT voglia emanare comunque il provvedimento.

Confidiamo di avere la possibilità di proporre emendamenti da inserire nel documento che ANCI sta preparando al riguardo. Riteniamo, infatti, la presente una questione di vitale importanza per la sopravvivenza degli Uffici lavori pubblici dei Comuni.

Come ho scritto nel confronto con il nostro gruppo direttivo, è mia opinione che la centralizzazione di alcuni segmenti della economia italiana risiede, nella volontà del legislatore (giustificata dalla frenetica corsa alla “spending review”), nel volersi riappropriare del terreno negli anni ceduto alle amministrazioni locali sulla specifica materia degli appalti di lavori, servizi e forniture.

La centralizzazione degli appalti tra Consip e Mepa non credo abbia determinato i risultati attesi; al contrario: stiamo assistendo a prese di posizione della stessa Corte dei Conti che in più casi ha giustificato l’uso corretto di procedure che hanno dimostrato notevoli risparmi non necessariamente attraverso il ricorso alle cennate entità.

È ulteriormente incomprensibile come il testo unico degli appalti ancora una volta venga modificato attraverso il ricorso a decretazioni che sviliscono e sostituiscono parti fondamentali dello stesso codice, e in particolare l’art.33bis.

Attraverso questo sistema di aggregazione (che tale poi non è...), si vuole ridare potere e gestione ad alcuni soggetti (regioni, città metropolitane – e solo alcune) che non solo dovranno gestire gli appalti di opere e servizi che provengono per lo più da finanziamenti europei, statali e regionali, ma addirittura appropriarsi della stessa programmazione.

Quanto prefigurato annullerà il ruolo cardine delle amministrazioni locali e tutto questo con il sostanziale consenso di sindaci (forse un pò distratti), e di politica di vario rango gerarchico.

Credo che il nostro intervento in sede Anci non potrà che paventare uno sviamento complessivo delle attribuzioni che la Legge ascrive alle autonomie locali, senza sottacere che la sottrazione di questi importanti servizi porterà oltretutto alla disintegrazione di professionalità e strutture, relegando queste ultime a funzioni di fatto inconsistenti.

Penso inoltre che sia giunto anche il momento di riflettere sulle forme di unioni di comuni che appaiono, talvolta, strumentali al consentire di porre una pesante ipoteca su aspetti delicati della nostra econmia di investimenti.

Oltretutto non si coglie quale siano le prospettive temporali di questo “spezzatino”, sia dal punto di vista strategico che di chiarezza in ordine alla gestione di questo importante settore della nostro Paese.

È a mio giudizio nella conferenza Stato Regioni, dove Anci è presente, richiedere il supporto di Unitel e certo non aspettare la fine di un percorso, quando sarà molto difficile modificare le impostazioni del dm in gestazione.

Qualificare le stazioni e, quindi, i singoli Tecnici è un dovere/obbligo e un onere che, a distanza di un quarto di secolo, deve essere garantito e assicurato agli Operatori. Soprattutto in segno di rispetto per questo nostro lavoro, da sempre finalizzato al bene per la collettività per la quale si è referenti.

Questo è il mio pensiero, la mia opinione libera, sicuramente discutibili.

Arch. Bernadino Primiani - presidente nazionale dell'UNITEL

Allegati:
Il Nuovo Giornale dell'UNITEL[N. 1/2018]
 

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