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20/10/2018 17:27
Home Articoli Edilizia & Urbanistica Riduzione fascia di rispetto cimiteriale: possibile anche per edifici privati?

Riduzione fascia di rispetto cimiteriale: possibile anche per edifici privati?

L’art. 338, comma 5, del r.d. n. 1265/1934 dispone che “Per dare esecuzione ad un'opera pubblica o all'attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igienico-sanitarie, il consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell'area, autorizzando l'ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici”.

Domanda:

Si chiede se tale riduzione della fascia di rispetto cimiteriale possa essere ammissibile anche per edifici privati e non solo per quelli pubblici.

Risposta :

L’orientamento maggioritario della giurisprudenza amministrativa ritiene, in via di principio, che la deroga indicata nl quesito sia applicabile solo per interventi di interesse pubblico (cfr., da ultimo, Consiglio di Stato, Sez. IV, sent. 13 dicembre 2017, n. 5873).

Tuttavia, alcune pronunce non escludono che possano esistere situazioni particolari che, in virtù della loro inidoneità ad interferire con le esigenze di tutela cui la fascia di rispetto è preordinata, potrebbero legittimare la deroga “una tantum” anche in favore di interventi di edilizia privata: per esempio, ciò potrebbe avvenire nei casi in cui la particolare conformazione dei luoghi impedirebbe l’utilizzo della fascia per un eventuale ampliamento futuro del cimitero (cfr., in tal senso, TAR Marche, Sez. I, sent. 19 febbraio 2018, n. 125) ovvero nel caso di realizzazione, da parte di un privato, di un parco sportivo con area ludica per bambini (TAR Toscana, Sez. I, sent. 15 novembre 2017, n. 1384) o per la realizzazione di strutture ricettive, ritenendo queste ultime equiparabili, in considerazione della funzione svolta, alle opere di interesse pubblico (TAR Puglia, Lecce, Sez. I, sent. 29 giugno 2011, n. 1210.

Tratto dal mensile L'Ufficio tecnico

 

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