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22/06/2018 13:29
Home Articoli Pubblico impiego Il tesoriere non può pretendere dal Comune un compenso aggiuntivo nell’utilizzo di fondi vincolati

Il tesoriere non può pretendere dal Comune un compenso aggiuntivo nell’utilizzo di fondi vincolati

di Enzo Cuzzola

La ratio dell’esternalizzazione necessaria e della concentrazione su un solo soggetto del servizio di tesoreria è quella di realizzare un contraddittorio organizzativo con il concedente a migliore garanzia del rispetto di alcuni fondamentali vincoli di finanza pubblica .

Il servizio di tesoreria per il Comune è, per espressa previsione legislativa, ad “esternalizzazione necessaria”, destinato a soggetti scelti tra quanti dotati di una particolare qualificazione professionale (art. 208 TUEL, Testo Unico Enti Locali) e consiste “nel complesso di operazioni legate alla gestione finanziaria dell'ente locale e finalizzate in particolare alla riscossione delle entrate, al pagamento delle spese, alla custodia di titoli e valori ed agli adempimenti connessi previsti dalla legge, dallo statuto, dai regolamenti dell'ente o da norme pattizie”.

Come evidenziato recentemente dalla Corte dei conti (parere n. 59/2018 della Sez. reg. di controllo per la Campania), la ratio dell’esternalizzazione necessaria e della concentrazione su un solo soggetto del servizio di tesoreria è quella di realizzare un contraddittorio organizzativo con il concedente a migliore garanzia dell’effettività del rispetto di alcuni fondamentali vincoli di finanza pubblica. Infatti, spetta al tesoriere vigilare:

sul rispetto del sistema dei vincoli di cui all’art. 195 TUEL (entrate a specifica destinazione);

sui limiti complessivi alle anticipazioni di cui all’art. 222 TUEL;

tra le altre cose, sulla congruità degli ordinativi rispetto agli stanziamenti e sul rispetto dei vincoli di destinazione (art. 185 TUEL).

Si tratta di obblighi contabili strumentali ad obblighi primari e sostanziali, già previsti per legge ed anteriori al d.lgs. n. 118/2011, che quindi non hanno determinato alcun aggravio rispetto ad oneri e a risultati informativi comunque già dovuti, sia pure in forma atipica. Il Legislatore, infatti, si è limitato a codificare, per gli enti locali, un sistema standard per la rilevazione dell’erosione delle risorse vincolate e della connessa “misura” dell’obbligo di ricostituzione.

Appare evidente, perciò, che gli obblighi informativi posti dalla legge in capo al tesoriere, nella materia di che trattasi, costituiscono oggetto naturale e necessario della prestazione complessa in cui consiste il “servizio di tesoreria” e che richiede una professionalità specifica tipica del settore finanziario. Va da sé, del resto, che l’utilizzo della cassa vincolata non ha un onere “da tasso di interesse”, in quanto il tesoriere non assolve la funzione di finanziatore dell’utilizzazione. Pertanto non può applicarsi a tale servizio informativo, per estensione, lo stesso criterio di “retribuzione” previsto per l’utilizzo di anticipazioni di tesoreria, in quanto non si utilizza danaro anticipato dal tesoriere ma la propria stessa liquidità, per quanto corrispondente a cassa vincolata.

Di converso questo non esclude che gli oneri informativi e organizzativi sopra descritti possano generare costi generali di gestione (tenuta del conto, informazioni sui flussi delle entrate vincolate, ora tipizzate ai sensi del d.lgs. n. 118/2011), ma che, data la natura del munus, sono una componente implicita della prestazione dovuta, che viene valutata al momento dell’offerta della propria prestazione e della stipula della convenzione di tesoreria (tanto più se il servizio è stato affidato in data successiva all’entrata in vigore della riforma del d.lgs. n. 118/2011).

Per tale ragione, il compenso offerto e stabilito contrattualmente al momento dell’affidamento del servizio non può che ricomprendere già tutti i rischi ed i presumibili oneri prestazionali derivanti da una attività la cui complessità tecnica ha in sé l’alea di servizi accessori, secondari ed impliciti, fatti salvi i rimedi previsti dal codice civile in caso di dimostrata eccessiva onerosità sopravvenuta.

 

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