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15/11/2018 22:01
Home Articoli Pubblica Amministrazione Il consigliere comunale può giustificare l’assenza dalla seduta anche dopo la notifica della decadenza

Il consigliere comunale può giustificare l’assenza dalla seduta anche dopo la notifica della decadenza

di Amedeo Di Filippo

Nessuna norma stabilisce che le assenze per mancato intervento dei consiglieri nelle sedute del consiglio comunale debbano essere giustificate preventivamente di volta in volta, potendo essere motivate successivamente, anche dopo la notifica all'interessato della proposta di decadenza. Lo asserisce il Tar Calabria con la sentenza n. 925/2018.

La decadenza

Un consigliere ha impugnato la deliberazione con cui il consiglio comunale ne ha dichiarato la decadenza per mancata partecipazione alle sedute nonché quella con cui ha disposto la surroga, chiedendo il risarcimento del danno. Decadenza pronunciata in quanto la documentazione medica a giustificazione delle assenze era stata fornita con tardività, peraltro mediante certificati in copia, generici e in due casi posteriori all'assenza.

Il Tar ha ricordato che l'articolo 43, comma 4, del Tuel rinvia allo statuto i casi di decadenza e le relative procedure, conferendo agli enti locali una sfera di potestà discrezionale, con conseguente configurazione della posizione giuridica in termini di interessi legittimi e di giurisdizione del giudice amministrativo.

La potestà discrezionale riconosciuta agli enti locali è tuttavia limitata, rappresentando la decadenza dalla carica di consigliere comunale una limitazione all'esercizio di un munus publicum, sicché – chiarisce la sentenza – la valutazione delle circostanze va interpretata «restrittivamente e con estremo rigore» e impone la massima attenzione agli aspetti garantistici della procedura, anche per evitare un uso distorto dell'istituto come strumento di discriminazione nei confronti delle minoranze.

Le giustificazioni

Il comma 4 dell'articolo 43 rinvia allo statuto i casi di decadenza e le relative procedure, «garantendo il diritto del consigliere a far valere le cause giustificative». La linearità dell'inciso consente al Tar di desumere che nessuna norma stabilisce che le assenze debbano essere giustificate preventivamente di volta in volta, «potendo pertanto essere fornite successivamente, anche dopo la notificazione all'interessato della proposta di decadenza, ferma restando l'ampia facoltà di apprezzamento del consiglio comunale in ordine alla fondatezza e serietà ed alla rilevanza delle circostanze addotte a giustificazione delle assenze». Considerato il carattere limitato della potestà discrezionale riconosciuta agli enti locali in materia e che l'elettorato passivo è tutelato dall'articolo 51 della Costituzione, le assenze dalle sedute del consiglio possono dar luogo a decadenza solo quando mostrano con ragionevole deduzione un atteggiamento di disinteresse per motivi futili o inadeguati rispetto agli impegni assunti con l'incarico pubblico elettivo. Per cui le ragioni che possono comportare decadenza «devono essere obiettivamente gravi nella loro assenza o inconferenza di giustificazione ovvero nella loro estrema genericità, tale da impedire qualsiasi accertamento sulla fondatezza, serietà e rilevanza dei motivi stessi oltre che sfornita di qualsiasi principio di prova».

Il caso specifico

Il Tar Calabria dunque annulla il provvedimento di decadenza, anche perché:

• lo statuto prevede la facoltà del consigliere di produrre la giustificazione dell'assenza entro 10 giorni dalla comunicazione di avvio del procedimento; il regolamento pretende la giustificazione anticipata, per cui è illegittimo;
• non possono considerarsi insufficienti le copie dei certificati medici;
• né questi possono essere ritenuti generici, in quanto riportano la diagnosi e il necessario periodo di riposo e sono fidefacenti sino a querela di falso.

Per quanto concerne la domanda di risarcimento, a detta dei giudici questa può essere presa in considerazione solo in relazione al danno patrimoniale relativo alla perdita dell'indennità di carica, che non richiede una espressa pronuncia risarcitoria essendo dovuta come effetto conseguenziale dell'annullamento retroattivo della decadenza.

 

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