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20/10/2018 17:05
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La legge di bilancio 2018 e la modifica all'articolo 48-bis del Dpr 602/1973

La legge di bilancio 2018, con la modifica all'articolo 48-bis del Dpr 602/1973, ha rideterminato in 5.000 euro, a partire dal 1° marzo 2018, la soglia che fa scattare per le pubbliche amministrazioni e le società a totale partecipazione pubblica l'obbligo di attivare la verifica della regolarità fiscale in vista dell'esecuzione dei pagamenti, abbassando così il recedente limite di 10.000 euro.

Il perimetro soggettivo

Con la circolare della Ragioneria generale dello Stato n. 13/2018 si presentano rilevanti, anzitutto, le indicazioni in ordine all'individuazione del perimetro soggettivo di applicazione, ovvero delle realtà che devono applicare la disposizione: vi sono tenute, in particolare, le pubbliche amministrazioni (così come gli enti pubblici economici) e le società a totale partecipazione pubblica (diretta ma non indiretta), essendo invece escluse le società a prevalente partecipazione pubblica per effetto del rinvio operato dalla normativa ad un successivo regolamento che, al momento, non è stato predisposto.

Devono ritenersi sottoposte all'obbligo di accertamento della regolarità fiscale per i pagamenti di importo superiore a 5.000 euro le aziende speciali, anche consortili, e le altre aziende pubbliche, in considerazione della loro riconducibilità nell'ambito degli enti pubblici, indipendentemente dal fatto che le stesse siano qualificate come enti pubblici economici o meno.

Sono invece escluse le fondazioni e le associazioni di enti pubblici (queste ultime denominate, in alcune classificazioni, enti a struttura associativa), dal momento che l'estensione anche a queste fattispecie dell'obbligo di verifica si tradurrebbe in un'eccessiva e non giuridicamente fondata
dilatazione dell'area dei soggetti tenuti all'effettuazione della verifica, anche se inserite nell'ambito dell'elenco Istat.

Lo split payment

La circolare fornisce chiarimenti anche sulla corretta individuazione della soglia, tenendo conto dello split payment che ha necessariamente condotto a rivedere le indicazioni (contenute, in particolare, nella circolare n. 22/2008), che affermavano che la soglia «fissata dall'articolo 48-bis per far scattare l'obbligo di verifica, deve ritenersi al lordo dell'Iva». Di conseguenza, se soggette alla scissione dei pagamenti, le amministrazioni, ai fini dell'individuazione della soglia dei 5.000 euro, non dovranno considerare l'Iva, bensì dovranno tener conto soltanto di quanto effettivamente spettante in via diretta al proprio fornitore, cioè dell'importo al netto dell'Iva.

Ambito applicativo

L'obbligazione di pagamento da assoggettare alla verifica ex articolo 48-bis, ancora, può derivare da contratto ovvero da fatto illecito o da «ogni altro atto o fatto idoneo a produrla in conformità all'ordinamento giuridico», con una formulazione ampia che è destinata ricomprendere altresì i provvedimenti giurisdizionali esecutivi. Ciò vale – fatte salve le ipotesi di esclusione dall'obbligo della verifica come declinate nella normativa di settore e come enucleate in via interpretativa nei più volte ricordati documenti di prassi – anche relativamente ai pagamenti scaturenti da un giudizio di ottemperanza, ivi inclusi quelli eventualmente disposti dal commissario ad acta nominato dal giudice.

Analogamente, secondo la circolare, il controllo deve essere eseguito pure nell'ipotesi che il pagamento sia eseguito a favore degli eredi del beneficiario originario, anche laddove gli stessi abbiano acquisito il diritto di credito a titolo ereditario e non iure proprio (e il caso, ad esempio,  delle indennità liquidate per il decesso del lavoratore dante causa). In questa ipotesi, infat, non si ravvisano, fatte salve specifiche casistiche di esclusione legale, motivi idonei a giustificare un'esclusione dagli obblighi di verifica che, in ogni caso, sarà eseguita nei confronti degli eredi  separatamente considerati, invece che nei riguardi del loro dante causa. Anzi, in alcune fattispecie, il riscontro dovrebbe essere eseguito nei confronti (singolarmente) degli eredi anche se il pagamento fatto al creditore originario non vi sarebbe stato sottoposto, come nell'ipotesi di lesione del diritto alla salute ovvero all'integrità fisica.

Particolare, poi, è la fattispecie dell'intervento sostitutivo, in funzione del concorso che si determina tra soggetti diversi, quando la stazione appaltante trattiene dal certificato di pagamento l'importo corrispondente all'inadempienza per il successivo versamento diretto agli enti previdenziali e assicurativi, compresa, nei lavori, la cassa edile.

Secondo la circolare, in questo caso, la verifica della regolarità fiscale dovrebbe essere eseguita con riferimento all'importo residuo, come risultante a seguito dell'intervento sostitutivo, ancora spettante al beneficiario, ove superiore alla soglia prevista proprio dei 5.000 euro.

Non deve, invece, essere operata la verifica qualora la pubblica amministrazione effettui un versamento ad una società di capitale (nella qualità di concessionario, ad esempio di tributi locali come la Tari): non rientrano, infatti, nell'obbligo di verifica in discorso i versamenti di tributi o  contributi assistenziali e previdenziali, e ciò a prescindere dalla natura giuridica del soggetto deputato alla gestione della riscossione, trattandosi di versamenti direttamente sanciti dalla legge, in sostanziale applicazione degli obblighi tributari.

Frazionamento dei pagamenti

Infine, la circolare richiama l'attenzione sulla problematica (del tutto rilevante) del frazionamento dei pagamenti che può comportare taluni effetti elusivi.

In proposito, opportunamente, è evidenziato – da una parte - che nessuna rilevanza a questo scopo presentano le esigenze tanto del beneficiario (che si traducono, ad esempio, nella diluizione del credito nel tempo) quanto dell'amministrazione debitrice (ad esempio per difficoltà di cassa).

Dall'altra parte, in ultimo, che in ipotesi di artificioso frazionamento è stata riconosciuta, da parte del giudice contabile, l'esistenza di un danno erariale in misura pari alla somma dei pagamenti frazionatamente eseguiti, con la conseguenza che le amministrazioni devono quindi prestare una congrua attenzione, anche per evitare possibile riflessi in termini di responsabilità amministrativa.

Fonte: Il Sole 24 Ore del 03/05/2018
Autore: Marco Rossi

 

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