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24/09/2018 04:05
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Un'unica area per le posizioni organizzative

di Massimo Cristallo e Pasquale Monea

Dopo ben nove anni dall'ultimo contratto collettivo e ben quasi diciotto dalla sottoscrizione dell'ordinamento professionale, le organizzazioni sindacali e l'Aran hanno sottoscritto l'accordo preliminareper il rinnovo del contratto nazionale per il comparto delle funzioni locali.

Uno degli aspetti sui quali s'incide in maniera importante è quello delle posizioni organizzative.

Nel contratto del 1999

All'epoca le posizioni organizzative hanno rappresentato una vera e propria novità nel comparto Regioni-Autonomie Locali, in ragione dello svolgimento di compiti specifici di particolare rilievo, a esse connessi, e delle relative modalità di definizione, rimesse al dirigente e non solo a disposizioni normative.
L'ordinamento professionale, introdotto dall'articolo 8 del contratto del personale non dirigente del Comparto Regioni – Autonomie Locali del 31 marzo 1999, infatti, istituendo l'area delle posizioni organizzative quale insieme delle “postazioni” di lavoro, con assunzione diretta di elevata responsabilità di prodotto e di risultato, ipotizzava le seguenti tre tipologie di attività:

a) direzione di unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa;
b) attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione correlate a diplomi di laurea e/o scuole universitarie e/o alla iscrizione ad albi professionali;
c) attività di staff e/o studio, ricerca, ispettive, di vigilanza e controllo caratterizzate da elevate autonomia ed esperienza.

Successivamente, l'articolo 10 del contratto del 22 gennaio 2004, allo scopo di valorizzare le «alte professionalità» del personale di categoria D mediante il conferimento di incarichi a termine nell'ambito della disciplina stabilita d all'articolo 8, comma 1, lettere b) e c) del contratto 31 marzo 1999, con valori economici più ampi rispetto a quelli delle altre posizioni organizzative.

La nuova intesa

Con la nuova ipotesi di contratto molto cambia: in termini di semplificazione e imputazione dei costi, non più sul fondo delle risorse decentrate ma sul bilancio, pur nell'ambito di un'invarianza di spesa rispetto alla quale probabilmente molto si discuterà.

L'articolo 13, comma 1 prevede che: «Gli enti istituiscono posizioni di lavoro che richiedono, con assunzione diretta di elevata responsabilità di prodotto e di risultato: a) lo svolgimento di funzioni di direzione di unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa; b) lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità, comprese quelle comportanti anche l'iscrizione ad albi professionali, richiedenti elevata competenza specialistica acquisita attraverso titoli formali di livello universitario del sistema educativo e di istruzione oppure attraverso consolidate e rilevanti esperienze lavorative in posizioni ad elevata qualificazione professionale o di responsabilità, risultanti dal curriculum».

Seppure la fattispecie disciplinata dalla lettera b) continua a caratterizzarsi per una “limitata” presenza di funzioni organizzative, di direzione di strutture e di gestione e per la prevalenza data ai contenuti di carattere professionale, la novità sostanziale del nuovo assetto consiste nella previsione di un'unica area delle posizioni organizzative, con un importo della retribuzione di posizione variabile da un minimo di 5.000 euro a un massimo di 16.000 annui lordi per tredici mensilità (articolo 15, comma 2), sulla base della graduazione di ciascuna posizione organizzativa e senza distinzione tra le fattispecie di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 13, comma 1.

La retribuzione di risultato

Altra novità, ancor più rilevante, espressione dei recenti principi contenuti nel nuovo assetto delle disposizioni generali sul tema della valorizzazione dei risultati, è quella per la quale, gli enti dovranno definire i criteri per la determinazione e per l'erogazione annuale della retribuzione di risultato delle posizioni organizzative, destinando a questa particolare voce retributiva una quota non inferiore al 20% delle risorse complessivamente finalizzate alla erogazione della retribuzione di posizione e di risultato di tutte le posizioni organizzative previste dal proprio ordinamento.

Viene meno, pertanto, la stretta correlazione tra retribuzione di posizione e retribuzione di risultato, in quanto la retribuzione di risultato non è più stabilita secondo una misura percentuale (variabile tra un minimo e un massimo) del valore della retribuzione di posizione presente nel precedente contratto. Con la nuova ipotesi di contratto, quindi, la retribuzione di risultato dovrà rappresentare una quota che ciascun ente avrà cura di stabilire. Ciò che rileva, inoltre, è che per detta quota non è stabilito un valore massimo, bensì un valore minimo (pari al 20%), a dimostrazione del fatto che gli enti, ora, potranno dare maggiore risalto alla componente retributiva legata al risultato.

E non solo. Nell'ipotesi di conferimento a un lavoratore, già titolare di posizione organizzativa, di un incarico ad interim relativo ad altra posizione organizzativa, per la durata dello stesso, al lavoratore, nell'ambito della retribuzione di risultato, sarà possibile attribuire un ulteriore importo con una misura variabile dal 15 al 25% del valore economico della retribuzione di posizione prevista per la posizione organizzativa oggetto dell'incarico ad interim. In definitiva, viene a delinearsi un diverso quadro delle posizioni organizzative, con un assetto simile alla dirigenza, quasi a voler sopperire contrattualmente a quella carenza legislativa in tema di vice dirigenza che pare oramai definitivamente abbandonata.

 

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