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22/05/2018 06:23
Home Articoli Pubblica Amministrazione Danno all’immagine della PA a carico di chi viola gli obblighi di trasparenza

Danno all’immagine della PA a carico di chi viola gli obblighi di trasparenza

di Vincenzo Giannotti

Importanti principi sono stati stabiliti dai giudici contabili in merito al possibile danno all'immagine della Pa nei confronti del responsabile della violazione della pubblicazione dei dati obbligatori previsti dalla legge. Secondo la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la regione Toscana (sentenza n. 5/2018), per stabilire se la mancata pubblicazione di un dato, obbligatoria per legge, possa condurre al danno all'immagine alla Pa, non è necessaria alcuna pregiudiziale penale.

Infatti, la violazione dell'obbligo di pubblicità dell'azione amministrativa che assegna alla trasparenza la possibilità concreta di conoscenza, attraverso i siti internet dell'amministrazione, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, può comportare a carico del responsabile specifico danno all'immagine alla Pa, danno che non è soggetto ad alcuna pregiudiziale penale essendo stato previsto dalla stessa legge.

Il caso

Un segretario comunale è stato chiamato a rispondere di danno all'immagine per aver omesso l'adempimento della pubblicazione della partecipazione indiretta del Comune nel credito cooperativo a mezzo della società partecipata.

In particolare il Comune aveva versato un importo pari a 50.000 euro alla sua società partecipata (società di gestione delle farmacie comunali) affinché la stessa acquisisse una partecipazione nella neocostituita banca di credito cooperativo al fine di permettere l'apertura di sportelli bancari nel Comune.

Alcuni consiglieri comunali avevano denunciato, tramite la stampa locale, l'impossibilità di avere traccia del flusso di partecipazione non essendo rinvenibile nella pubblicazione dei dati sul sito del Comune.

La Procura ha evidenziato come mentre nella fase iniziale dell'acquisto della partecipazione vi era traccia del pagamento, nella pubblicazione del piano di razionalizzazione delle società partecipate l’importo non veniva più evidenziato, nonostante nella nota integrativa al bilancio della società di gestione veniva indicato l’apporto del Comune.

Pertanto, secondo la Procura, nella pubblicazione del piano operativo di razionalizzazione (delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute) si era di fronte alla pubblicazione di un piano parziale in quanto incompleto a seguito dell'assenza a qualunque riferimento alla partecipazione indiretta nella banca di credito cooperativo.

Di questo inadempimento doveva rispondere il responsabile della trasparenza indicato dall'amministrazione nel segretario comunale. Avuto riguardo alla quantificazione del danno all'immagine risarcibile esso poteva attestarsi sui parametri indicati dall' articolo 47, comma 2, del Dlgs 33/2013 ed era quantificabile in 2.500 euro anche sulla scorta di una valutazione equitativa.

Nelle proprie deduzioni il segretario comunale si è difeso evidenziando che:

a) non ci fosse danno all'immagine in quanto esso è collegato esclusivamente alla commissione di un delitto contro la Pa e sempre che il detto delitto sia accertato con sentenza passata in giudicato dal giudice penale;

b) la pubblicazione era stata correttamente effettuata mentre l'obbligo di approvare un piano di razionalizzazione completo, incombeva sugli organi di vertice dell'Amministrazione (consiglio comunale);

c) avendo preso le sue funzioni di segretario solo successivamente all'acquisizione della partecipazione, nessuno gli aveva comunicato dell'esistenza della partecipazione indiretta detenuta dal Comune, né era possibile ricavare la partecipazione comunale in quanto da una visura della Camera di commercio nulla era precisato sulla partecipazione detenuta dalla società di gestione partecipata in via diretta dal Comune.

Le precisazioni del Collegio contabile

Secondo il Collegio contabile, il danno all'immagine non deve essere collegato a una sentenza penale irrevocabile per un delitto contro la Pa, in quanto l'articolo 46, comma 1, del Dlgs 33/2013 prevede espressamente che «L'inadempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente … eventuale causa di responsabilità per danno all'immagine dell'amministrazione».

Secondo il Collegio contabile nella fattispecie tipizzata dal legislatore, volta all'affermazione del concetto di pubblicità dell'azione amministrativa che assegna alla trasparenza il concetto di accessibilità totale, come possibilità concreta di conoscenza, attraverso i siti internet dell'amministrazione, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, non appare applicabile alcune pregiudiziale penale (ex multis Sezione giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana n. 183/A/2016).

Tuttavia, nel caso di specie, pur sussistendo l'illecito e la responsabilità del segretario che avrebbe dovuto correttamente vigilare sulla corretta pubblicazione delle informazioni, mancherebbe l'elemento soggettivo della colpa grave atteso che, oltre alla visura della Camera di commercio, da cui non risultava la partecipazione della società di gestione delle farmacie comunali nella banca e, quindi, quella indiretta del Comune, non appare equiparabile la omessa pubblicazione a una parziale pubblicazione del piano di razionalizzazione su cui esisteva, peraltro, una specifica competenza dell'organo politico.

Per questo, quindi, il segretario deve essere assolto.

 

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