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17/08/2018 13:35
Home Articoli Pubblica Amministrazione Danno erariale se il finanziamento non soddisfa alcuna esigenza concreta

Danno erariale se il finanziamento non soddisfa alcuna esigenza concreta

di Giuseppe Nucci

L’inutilità di un finanziamento pubblico costituisce danno erariale in quanto il Giudice contabile ha il potere di valutare in concreto se l’esercizio del potere discrezionale sia avvenuto o meno nel rispetto dei limiti posti dall’ordinamento giuridico, quali la razionalità la logicità delle scelte, il risultato di economicità e buona amministrazione, la congruità e proporzionalità tra mezzo e fine.

La preclusione fissata dall’articolo 1, comma 1, Legge n. 20/1994, nell’escludere la sindacabilità nel merito delle scelte discrezionali, attiene, infatti, alla scelta dei soli requisiti di opportunità e, quindi, di parametri non giuridici, e non ai criteri di efficacia, efficienza ed economicità sanciti dalla legge n. 241/1990.

La ricorrenza dell’elemento soggettivo, inoltre, non può essere esclusa dalla mancanza di adeguate cognizioni tecnico-giuridiche giacché chi assume, per propria iniziativa, un munus pubblico ha anche l’onere di acquisire le necessarie cognizioni per espletarlo in conformità alla legge; vi sarebbe, altrimenti, una condizione soggettiva precostituita che legittimerebbe l’adozione di atti illegittimi, forieri di illeciti erariali, senza alcuna conseguenza per l’autore.

Sono questi i principi affermati dalla sentenza n. 10/2018 della Corte dei Conti, sezione di appello per la Sicilia.

I progetti finanziati dal Comune

A seguito di un procedimento penale relativo a presunte irregolarità derivanti dal finanziamento, da parte di un Comune, di sette progetti finalizzati alla tutela della cittadinanza durante lo svolgimento dei mercatini rionali, la Procura erariale citava in giudizio i componenti della Giunta municipale che, con deliberazione, aveva approvato i progetti per un importo complessivo di € 345.340,00, nonché il dirigente del servizio e il responsabile del procedimento.

I convenuti venivano quindi condannati al pagamento della somma di € 336.340,00 e, ad eccezione di un componente della Giunta, proponevano appello.

La sentenza

Il giudice osservava che, nell'iter procedimentale, non era stata osservata nessuna delle disposizioni che disciplinano la contrattazione da parte della Pa.

In particolare:

- non risultavano proposte di interventi per il verificarsi di criticità nello svolgimento dei mercati rionali che giustificassero i progetti poi finanziati;

- non risultava alcuna istruttoria amministrativa su criteri, modalità ed eventuali parametri per la scelta di soluzioni per risolvere problematiche relative ai mercatini;

- non era stato pubblicato alcun bando di gara e quindi non erano stati presentati, da altri soggetti, analoghi progetti con i quali procedere ad un raffronto;

- mancavano gli elementi minimi per verificare la convenienza dell'offerta economica;

- l'impegno di spesa era stato assunto su un capitolo di bilancio non pertinente;

- l’intervento era stato inquadrato come servizio di protezione civile che, come tale, è giustificato solo in occasione del verificarsi di situazioni eccezionali tra le quali non può certo includersi lo svolgimento dei mercatini.

Tali profili di illegittimità, ad avviso del Collegio, mostravano la non conformità dell'azione amministrativa alle puntuali prescrizioni che ne regolano lo svolgimento e costituivano un sintomo della dannosità per l'erario delle condotte avevano concorso all’adozione di quegli atti.

In sostanza l’esistenza del danno erariale veniva soprattutto riferito all’inutilità della spesa con riferimento all’esigenza da soddisfare, alla mancata individuazione, in concreto, dei compiti affidati alle associazioni nonché alla totale carenza di specificazione in dettaglio delle modalità necessarie per raggiungere quelli che si affermavano essere gli scopi della attività finanziata.

La totale carenza dei minimi elementi necessari per identificare gli estremi delle prestazioni contrattuali richieste e le anomalie descritte – secondo la Sezione - si rifletteva anche nelle relazioni finali presentate dalle associazioni, anch’esse, come i progetti, di contenuto sovrapponibile l'una all'altra, in cui il Presidente di ciascuna si limitava a comunicare di avere svolto i compiti affidati e raggiunto l'obiettivo fissato, senza neanche illustrare le modalità di esecuzione delle prestazioni rese.
Alla luce di ciò l’appello veniva rigettato seppure, ad alcuni degli appellanti, veniva ridotto l’importo del danno erariale.

 

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