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20/02/2018 07:06
Home Articoli Appalti Gare, i costi della manodopera non possono essere inferiori a quelli delle tabelle ministeriali

Gare, i costi della manodopera non possono essere inferiori a quelli delle tabelle ministeriali

Gli operatori economici che hanno partecipato ad una gara d’appalto non possono proporre ricorso al Giudice amministrativo lamentando che l’impresa aggiudicataria non abbia rispettato i minimi retributivi previsti dalle vigenti tabelle ministeriali quando anche l’offerta presentata dagli stessi ricorrenti risulti essere inferiore ai predetti minimi salariali.

È questo il principio affermato dal Tar Campania, Napoli, con la sentenza n. 154/2018.

Il caso

All’esito della procedura aperta indetta per l’affidamento del servizio di vigilanza armata e custodia del Museo d'arte contemporanea Donnaregina di Napoli, l’impresa risultata seconda classificata impugna l’aggiudicazione definitiva della gara: l’affidamento era stato disposto, in particolare, dopo che la Commissione giudicatrice, in sede di verifica dell’anomalia, aveva valutato congruamente giustificata e complessivamente attendibile l’offerta presentata dall’impresa risultata prima i graduatoria.

La società ricorrente eccepisce l’illegittimità dell’ammissione della prima classificata e l’illegittimità della positiva valutazione della relativa offerta, in quanto l’importo della predetta offerta non sarebbe stato idoneo a coprire i costi di gestione dell’appalto e, soprattutto, non avrebbe potuto coprire il costo della manodopera da impiegare per l’esecuzione delle relative prestazioni contrattuali.

La decisione

La sentenza in rassegna parte dall’esame della presunta violazione della clausola sociale contenuta nel bando di gara, che imponeva all’aggiudicataria l’obbligo di assumere le quattro guardie giurate già occupate nel precedente svolgimento dell’attività da parte del gestore uscente, garantendo condizioni normative e retributive adeguate e comunque non deteriori rispetto alla precedente gestione.

L’impresa risultata seconda classificata lamentava, in particolare, l’insufficienza del costo medio orario del personale indicato dalla prima classificata (€ 17,71), in quanto tale costo risultava essere:

- inferiore ai minimi tabellari del contratto collettivo applicato dal gestore uscente (€ 18,09);

- inferiore ai minimi tabellari del contratto collettivo generalmente applicato dalla stessa impresa aggiudicataria (€ 18,97);

- inferiore al costo medio orario per il personale dipendente da istituti ed imprese di vigilanza e servizi fiduciari previsto all’interno del Dm 21 marzo 2016 (€ 20,59) ed indicato dalla stazione appaltante ai fini dell’individuazione, all’interno della base d’asta, dei costi per la manodopera, ai sensi dell’articolo 23, comma 16, del Dlgs n. 50 del 2016.

Il costo medio orario del personale indicato dalla prima classificata, alla luce di quanto eccepito dalla ricorrente, sarebbe stato insufficiente a coprire il costo inderogabile della manodopera ed insufficiente a far fronte alle ulteriori voci di spesa (spese generali e attrezzature) che l’aggiudicataria avrebbe dovuto comunque sostenere per l’esecuzione dell’appalto.

Con la pronuncia in rassegna, tuttavia, il Tar Campania rigetta il ricorso fondato sullo scostamento dal valore del costo medio orario fissato dalla tabella del Dm 21 marzo 2016, in quanto, come sopra notato, la società ricorrente aveva eccepito l’insufficienza del costo della manodopera indicato dalla prima classificata rispetto al costo fissato dalla predetta tabella ministeriale: in particolare, la ricorrente aveva eccepito che il mancato rispetto dei minimi salariali retributivi contemplati dalle tabelle ministeriali avrebbe costituito, di per sé, un indice di insanabile anomalia dell’offerta, con la conseguente necessità, per la stazione appaltante, di disporre l’esclusione dell’offerente, ai sensi dell’articolo 97, quinto comma, lett. d) del Dlgs n. 50 del 2016.

Per il Giudice amministrativo, al contrario, è stato sufficiente considerare – anche senza la necessità di vagliare la correttezza del calcolo effettuato in base ai livelli e alla natura del servizio, né di valutare se le tabelle ministeriali costituissero un parametro di riferimento che poteva essere disatteso – il fatto che il costo della manodopera indicato dalla stessa ricorrente (per l’importo orario medio di € 18,75) risultava essere inferiore al livello minimo salariale da essa stessa reclamato quale parametro asseritamente inderogabile.

Conclusioni

Con la sentenza in commento, pertanto, il Tar Campania ha rigettato il ricorso proposto dalla seconda classificata, ribadendo – anche in mancanza di uno specifico ricorso incidentale presentato, su tale punto, da parte dell’aggiudicataria della gara – il proprio orientamento, secondo il quale non è mai ammissibile prospettare in giudizio doglianze che rivelerebbero l’illegittimità anche della situazione giuridica vantata dal ricorrente, secondo il generale principio del «divieto di abuso del processo»: ed infatti – conclude il Giudice campano – la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che è da escludere che il ricorrente possa «venire contra factum proprium» e che la tutela giurisdizionale degli interessi legittimi possa essere utilizzata strumentalmente al fine di proteggere un interesse sostanzialmente illegittimo.

 

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