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19/10/2018 03:24
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Indirizzi operativi sull’aggiornamento del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione

Le indicazioni dell’ANAC contenute nel PNA 2017: analisi del contesto esterno, mappatura dei processi, valutazione del rischio

di Amedeo Scarsella

Nella prima parte dell’articolo sono state descritte alcune indicazioni fornite alle amministrazioni per l’aggiornamento del PTPC da parte dell’ANAC, contenute nella deliberazione n. 1208 del 22 novembre 2017, atto con il quale l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha approvato definitivamente l’aggiornamento 2017 al Piano Nazionale Anticorruzione (PNA).

Proseguiamo, quindi, nell’esame dei punti evidenziati dall’ANAC come necessari di maggiore attenzione da parte delle amministrazioni.

L’analisi del contesto esterno

“A fronte di una riduzione complessiva, rispetto alla precedente rilevazione, del numero di amministrazioni che non ha effettuato l’analisi del contesto esterno - ad eccezione delle Regioni - 5 è tuttavia evidente la necessità di migliorare la capacità delle amministrazioni di saper leggere ed interpretare le dinamiche socio-territoriali in funzione del rischio corruttivo cui possono essere esposte e di tenerne conto nella redazione del Piano”.

Secondo l’ANAC, pur essendo aumentate le amministrazioni che hanno provveduto ad effettuare l’analisi del contesto esterno, seppur utilizzando pochi dati o dati poco significativi, tuttavia poche amministrazioni tengono conto delle indicazioni emerse da tale analisi per illustrare l'impatto di tali variabili sul rischio corruzione. Infatti, solo il 10% delle amministrazioni “realizza le analisi dando evidenza dell’impatto dei dati rilevati sul rischio corruttivo per la propria organizzazione”.

La mappatura dei processi

“La mappatura dei processi, pur essendo meno critica della precedente fase, risulta tendenzialmente non adeguata in termini di completezza”.

Secondo quanto descritto nel PNA 2015 la mappatura dei processi è un modo “razionale” di individuare e rappresentare tutte le attività dell’ente per fini diversi ed assume carattere strumentale a fini dell’identificazione, della valutazione e del trattamento dei rischi corruttivi. L’effettivo svolgimento della mappatura deve risultare nel PTPC.

“L’accuratezza e l’esaustività della mappatura dei processi è un requisito indispensabile per la formulazione di adeguate misure di prevenzione e incide sulla qualità dell’analisi complessiva. L’obiettivo è che le amministrazioni e gli enti realizzino la mappatura di tutti i processi. Essa può essere effettuata con diversi livelli di approfondimento.

Dal livello di approfondimento scelto dipende la precisione e, soprattutto, la completezza con la quale è possibile identificare i punti più vulnerabili del processo e, dunque, i rischi di corruzione che insistono sull’amministrazione o sull’ente: una mappatura superficiale può condurre a escludere dall’analisi e trattamento del rischio ambiti di attività che invece sarebbe opportuno includere”.

Secondo quanto si legge nell’aggiornamento 2017 al Piano Nazionale Anticorruzione (PNA), pur essendo i Comuni tra le amministrazioni migliori nello svolgimento della mappatura, tuttavia “il 21% delle amministrazioni continua a considerare la mappatura come una mera elencazione dei processi, non corredandola con una descrizione delle fasi e/o delle attività e dei responsabili”.

L’analisi e la valutazione del rischio

Si riducono per tutti i comparti in esame le amministrazioni che non hanno individuato gli eventi rischiosi, anche se è alta la percentuale di Amministrazioni che pur avendo identificato gli eventi rischiosi non ne ha individuato le cause.

Quanto alla valutazione del rischio, la quasi totalità delle amministrazioni ha effettuato la valutazione dell’esposizione al rischio dei processi utilizzando la metodologia definita nel PNA 2013, evidenziando la difficoltà delle amministrazioni nel ricercare soluzioni meglio rispondenti alle loro peculiarità e necessità e, quindi, di creare strumenti di valutazione coerenti con le caratteristiche distintive dell’organizzazione che si appresta a realizzare l’analisi.

Anche in tale ambito appare utile riportare l’avvertimento contenuto nel PNA 2015: “dall’analisi dei PTPC è emerso che gran parte delle amministrazioni ha applicato in modo troppo meccanico la metodologia presentata nell’allegato 5 del PNA.

Con riferimento alla misurazione e valutazione del livello di esposizione al rischio, si evidenzia che le indicazioni contenute nel PNA, come ivi precisato, non sono strettamente vincolanti potendo l’amministrazione scegliere criteri diversi purché adeguati al fine.

Quindi, fermo restando quanto previsto nel PNA, al fine di evitare l’identificazione di misure generiche, sarebbe di sicura utilità considerare per l’analisi del rischio anche l’individuazione e la comprensione delle cause degli eventi rischiosi, cioè delle circostanze che favoriscono il verificarsi dell’evento”.

In ogni caso, è opportuno che la valutazione del livello di esposizione al rischio sia adeguatamente motivata.

La sezione del PTCP dedicata alla trasparenza

“Come precisato nel PNA 2016, per l’attuazione effettiva degli obblighi di trasparenza, è necessario che la sezione contenga soluzioni organizzative idonee ad assicurare l’adempimento degli obblighi di pubblicazione e identifichi chiaramente i responsabili della trasmissione e della pubblicazione dei dati e dei documenti”.

Le amministrazioni hanno provveduto, in conformità alle previsioni normative, ad introdurre nel PTPC le indicazioni relative alla trasparenza, seppur in alcuni casi con indicazioni generiche o comunque non complete in ordine ai responsabili ed ai tempi delle pubblicazioni.

La disciplina previgente individuava nel Programma triennale per la trasparenza e l’integrità (PTTI) lo strumento principale attraverso cui realiz­zare il principio generale di trasparenza. L’adozione del PTTI, cui era tenuta “ogni amministrazione”, mirava a garantire l’attuazione dei numerosi e puntuali obblighi di pubblicazione pre­visti dallo stesso d.lgs. 33/2013 e, in generale, degli ulteriori obblighi previsti dalle discipline di settore.

Nel PTTI, infatti, dovevano essere definite le misu­re, i modi e le iniziative volti all’attuazione degli obblighi di pubblicazi one, tra cui, in particolare, le misure organizzative volte ad assicurare la regolarità e la tempestività dei flussi informativi di cui all’art 43, comma 3, a norma del quale “i dirigenti responsabili degli uffici dell’amministrazione garantiscono il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pub­blicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti da legge”.

Nell’aggiornamento dei PTPC, pertanto, le amministrazioni dovranno porre la necessaria attenzione alla sezione dedicata alla trasparenza, definendo le misure, i modi e le iniziative volti all’attuazione degli obblighi di pubblicazione, tra cui, in particolare, le misure organizzative volte ad assicurare la regolarità e la tempestività dei flussi informativi di cui all’art. 43, comma 3, del d.lgs. 33/2013.

Nel successivo articolo saranno evidenziate gli ulteriori aggiornamenti suggeriti da recenti interventi normativi o interpretativi.

 

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