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17/08/2018 13:35
Home Articoli Pubblico impiego Danno erariale per le promozioni senza requisiti

Danno erariale per le promozioni senza requisiti

L’erroneo riconoscimento di mansioni superiori – e il pagamento dei relativi conguagli stipendiali – costituisce danno erariale se la decisione è stata assunta del tutto affrettatamente e nonostante i pareri contrari dei vertici amministrativi, del Collegio dei revisori, dell’ente vigilante e di vari consulenti legali.

È questo il principio affermato dalla sentenza n. 9/2018 della Corte dei Conti, Sezione prima giurisdizionale centrale d’appello.

Le delibere dei commissari liquidatori

Tre dipendenti di Consorzio Industriale chiedevano un avanzamento sulla cui infondatezza si esprimevano concordemente i vertici amministrativi ed il Presidente dell’ente, il Collegio dei revisori e, infine, l’Assessorato regionale dell’Industria nell’esercizio delle sue funzioni di vigilanza.

Nel frattempo veniva nominato un commissario liquidatore dell’Ente che chiedeva una valutazione ad un legale che predisponeva articolate memorie con cui dimostrava la totale infondatezza delle pretese dei tre lavoratori.

Di seguito veniva nominato un secondo liquidatore che, agendo in contrario avviso con quanto stabilito dal suo predecessore e disattendendo in pieno le argomentazioni di segno negativo del legale, sottoscriveva tre atti di transazione con i quali disponeva l’inquadramento dei dipendenti alla categoria superiore e la liquidazione di somme calcolate forfettariamente a titolo di conguaglio di competenze stipendiali, per complessivi euro 92.000,00.

Il giorno successivo a tale decisione il Commissario si dimetteva e veniva sostituito da un Direttore f.f. che sospendeva l’esecuzione delle determinazioni ma il nuovo Commissario Liquidatore revocava la sospensione e confermava le deliberazioni del suo predecessore, ordinando il pagamento delle somme ai tre lavoratori.

A seguito di ciò la Giunta regionale revocava l’incarico, nominando in sostituzione un nuovo Commissario liquidatore il quale, acquisito il parere legale pro veritate di due avvocati, annullava i precedenti provvedimenti commissariali avanzando anche la richiesta ai dipendenti – rimasta senza esito –di restituire quanto indebitamente percepito.

Per tali fatti, a carico dei due liquidatori che avevano deliberato i provvedimenti a favore dei dipendenti, la Procura della Repubblica di Nuoro esercitava l’azione penale per il reato di abuso d’ufficio mentre la Sezione regionale della Corte dei conti emanava una sentenza di condanna al pagamento, in favore del Consorzio industriale, della complessiva somma di euro 123.078,00.

Avverso tale sentenza entrambi i convenuti proponevano appello.

La sentenza

Il Giudice confermava la sentenza di primo grado nella quale si dava conto dell’indebita erogazione di compensi a seguito della consapevole e pervicace determinazione degli appellanti, i quali hanno soddisfatto le pretese dei tre dipendenti del tutto affrettatamente e nonostante i pareri contrari anche della Regione, senza effettuare alcuna ponderazione.

In sostanza l’operato dei convenuti si è manifestato intenzionalmente privo di qualunque ponderazione ed oculatezza ed in totale contrasto con quelli che erano i precisi obblighi che gravavano sui medesimi in qualità di Commissari liquidatori dell’ente, i quali avrebbero dovuto attendere alla procedura liquidatoria secondo le modalità raccomandate dalla Giunta, ed in particolare avrebbero dovuto “valutare le eventuali transazioni che dovessero essere sottoscritte con riguardo al principio della salvaguardia patrimoniale” piuttosto che acconsentire, del tutto precipitosamente, alle istanze dei dipendenti, tempestivamente soddisfatte nell’arco dei rispettivi mandati che non hanno superato, ciascuno, le tre settimane di durata.

 

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