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23/01/2018 23:10
Home Articoli Edilizia & Urbanistica La proroga della convenzione urbanistica tra gli stessi soggetti che hanno firmato l'accordo con il Comune

La proroga della convenzione urbanistica tra gli stessi soggetti che hanno firmato l'accordo con il Comune

di Benedetta Biancardi

L’istituto della proroga dei termini delle convenzioni urbanistiche e dei relativi piani attuativi (previsto dal Dl 21 giugno 2013, n. 69, convertito in legge 9 agosto 2013, n. 98), è di stretta interpretazione e non si può estendere, neppure per accordo delle parti, per un periodo superiore ai tre anni previsti dalla normativa.

In ogni caso, l’accordo di proroga deve mantenere lo stesso oggetto della convenzione originaria e deve intervenire tra gli stessi soggetti, i quali hanno, di conseguenza, piena legittimazione ad impugnare l’atto di proroga che non li veda coinvolti. Così il Tar Molise, Sezione I, con la sentenza n. 481/2017.

Il caso

La controversia in esame ha ad oggetto un provvedimento di proroga di una convenzione urbanistica per l’esecuzione di un piano di recupero di un’area comunale. La convenzione era stata originariamente stipulata nel 2004 tra il Comune di Campobasso e la ricorrente, unitamente ai suoi fratelli, comproprietari dei terreni interessati.

In seguito, era sorto tra i soggetti stipulanti un complesso contenzioso civile sulla titolarità dei terreni oggetto della convenzione e dei relativi diritti edificatori.

Nel 2017, il Comune riteneva di prorogare la convenzione per ulteriori nove anni, mediante stipula di un atto aggiuntivo, da cui veniva esclusa la ricorrente, in quanto non più ritenuta proprietaria dei beni interessati.

E questo nonostante, da un lato, fosse ancora pendente il contenzioso sul diritto di proprietà e, dall’altro, fosse già in ogni caso scaduto sia il termine decennale, sia la proroga prevista ex legis dal Dl n. 69 del 2013.

La decisione

Preliminarmente, il Tar ha riconosciuto la piena legittimazione della ricorrente all’impugnazione dell’atto di proroga da cui era stata pretermessa non in quanto proprietaria - essendo la titolarità dei beni in oggetto ancora sub judice -, ma in quanto originaria stipulante della convenzione.

In particolare, il Tribunale amministrativo ha ritenuto che la ricorrente avesse un interesse ad impedire che la proroga della convenzione producesse effetti indesiderati e pregiudizievoli sul suo (asserito) diritto di proprietà.

Nel merito, poi, il Tar ha annullato l’atto di proroga sulla base di una duplice considerazione.

Da un lato, la proroga di una convenzione urbanistica deve intervenire necessariamente tra gli stessi soggetti che hanno originariamente stipulato l’accordo con il Comune. Diversamente, si sarebbe in presenza di una nuova convenzione, che richiederebbe, conseguentemente, l’adozione di un nuovo piano attuativo.

Dall’altro, ha affermato che la proroga triennale dei termini della convenzione e dei relativi piani attuativi, prevista dal Dl n. 69 del 2013, non può essere ulteriormente prorogata dalle parti. Conseguentemente, nel caso di specie, era da ritenersi definitivamente scaduta già al momento della stipula dell’accordo aggiuntivo.

Limiti alla facoltà di proroga di convenzione urbanistica e legittimazione all’impugnazione

La sentenza chiarisce l’applicazione dei principi generali di interesse e legittimazione all’azione in materia di proroga di convenzioni urbanistiche.
In particolare, la pronuncia afferma che gli originari stipulanti sono, in quanto tali, titolari di una posizione qualificata e differenziata.

Pertanto, essi sono comunque legittimati ad agire laddove la stipula di una proroga avvenga senza il proprio consenso e partecipazione; e questo a prescindere dall’esistenza di una sopravvenuta controversia circa il loro diritto di proprietà sui terreni e sui diritti edificatori oggetto dell’accordo.

La lesione concreta e attuale, che fa sorgere l’interesse ad agire, discende infatti dal fatto stesso di esser stati pretermessi da un accordo cui si doveva, per legge, prendere parte e che potrebbe, in concreto, produrre conseguenze pregiudizievoli ed irreversibili nei confronti dei contraenti pretermessi.

La pronuncia chiarisce altresì i limiti applicativi dell’istituto della proroga delle convenzioni urbanistiche, così come previsto dal Dl 21 giugno 2013, n. 69, convertito in legge 9 agosto 2013, n. 98. La proroga generale di tre anni delle convenzioni stipulate fino al 31 dicembre 2012, disposta dall’articolo 30, comma 3-bis della legge n. 98 del 2013, si deve intendere relativa anche ai termini previsti all’interno della stessa convenzione.

In questo senso, la proroga agisce nei confronti degli effetti decadenziali prodotti dall’inerzia o dall’inadempienza dei privati, rispetto agli obblighi previsti dalla convenzione urbanistica. In concreto, questo istituto determina una rimessione in termini delle parti private inadempienti ed un’estensione temporale della validità del piano attuativo, oltre il termine generale decennale.

Tuttavia, l’operatività di tale proroga è sottoposta ad un duplice limite: da un lato è necessario il mantenimento integrale del contenuto della convenzione e, per questo, è esclusa la modifica sia dell’oggetto dell’accordo che degli originari contraenti, dall’altro, è preclusa la possibilità per le parti di disporre ulteriori proroghe, sia della convenzione che del relativo piano attuativo, oltre il limite dei tre anni previsto dalla vigente normativa.

 

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