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12/12/2017 03:29
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DIPENDENTI e SPESE LEGALI: chiarimenti di Cassazione 31/10/2017

a cura di Francesco Longo

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAVORO – sentenza 31 ottobre 2017 n. 25976

......

2.1. Il motivo è infondato.

E’ già stato evidenziato in più pronunce di questa Corte (cfr. fra le più recenti Cass. S.U. 6.7.2015 n. 13861; Cass. 27.9.2016 n. 18946; Cass. 4.7.2017 n. 16396) che l’obbligo delle amministrazioni pubbliche di farsi carico delle spese necessarie per assicurare la difesa legale al dipendente, pur se espressione della regola civilistica generale di cui all’art. 1720, comma 2, cod. civ., non è incondizionato e non sorge per il solo fatto che il procedimento di responsabilità civile o penale riguardi attività poste in essere nell’adempimento di compiti di ufficio. Infatti il legislatore e le parti collettive, nel porre a carico dell’erario una spesa aggiuntiva, hanno dovuto contemperare le esigenze economiche dei dipendenti coinvolti, per ragioni di servizio, in un procedimento penale con quelle di limitazione degli oneri posti a carico dell’amministrazione.

La necessità di realizzare un giusto equilibrio fra detti opposti interessi ha ispirato le diverse discipline dettate per ciascun tipo di rapporto e di giudizio (art. 67 d.P.R. n. 268 del 1987 per i dipendenti degli enti locali; art. 18 del d.l. n. 67 del 1997 applicabile ai dipendenti statali; art. 3 del d.l. n. 543 del 1996 in tema di giudizi di responsabilità amministrativa dinanzi alla Corte dei conti; le diverse previsioni dei contratti collettivi del personale pubblico contrattualizzato dettate per ciascun comparto), sicché è stato affermato, e va qui ribadito, che in ragione della specificità e della diversità delle normative, si deve escludere che nel settore del lavoro pubblico costituisca principio generale il diritto incondizionato ed assoluto al rimborso delle spese legali ( Cass. 13.3.2009 n. 6227). Non è, infatti, sufficiente che il dipendente sia stato sottoposto a procedimento per fatti commessi nell’esercizio delle sue funzioni e sia stata accertata l’assenza di responsabilità, dovendo essere di volta in volta verificata anche la ricorrenza delle ulteriori condizioni alle quali è stato subordinato dal legislatore o dalle parti collettive il diritto all’assistenza legale o al rimborso delle spese sostenute.

2.2. L’art. 28 del CCNL 14.9.2000 per i dipendenti del comparto delle regioni e delle autonomie locali, applicabile alla fattispecie ratione temporis ex art. 69 del d.lgs. n. 165 del 2001, nel ricalcare la disciplina già dettata dall’art. 67 del d.p.r. n. 268 del 1987, prevede che « L’ente, anche a tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti d’ufficio, assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall’apertura del procedimento, facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento. In caso di sentenza di condanna esecutiva per fatti commessi con dolo o colpa grave, l’ente ripeterà dal dipendente tutti gli oneri sostenuti per la sua difesa in ogni stato e grado del giudizio. ».

La disposizione è strutturata nel senso che l’obbligo del datore di lavoro ha ad oggetto non già il rimborso al dipendente dell’onorario corrisposto ad un difensore di sua fiducia, ma l’assunzione diretta degli oneri di difesa fin dall’inizio del procedimento, con la nomina di un difensore di comune gradimento (Cass. S.U. 13.3.2009 n. 6227). Detto obbligo, inoltre, è subordinato all’esistenza di ulteriori condizioni perché l’assunzione diretta della difesa del dipendente è imposta all’ente locale solo nei casi in cui, non essendo ipotizzabile un conflitto di interessi, attraverso la difesa del dipendente incolpato il datore di lavoro pubblico agisca anche «a tutela dei propri diritti ed interessi».

Sebbene la norma contrattuale non preveda espressamente un obbligo a carico del lavoratore di immediata comunicazione della pendenza del procedimento e della volontà di volersi avvalere del patrocinio legale a carico dell’ente, tuttavia, come è stato affermato da questa Corte interpretando disposizioni analoghe dettate per altri comparti (Cass. 4.3.2014 n. 4978; Cass. 27.9.2016 n. 18946), la disciplina postula una necessaria valutazione ex ante da parte dell’Amministrazione, che deve essere messa in condizione di valutare la sussistenza o meno del conflitto di interessi e, ove questo venga escluso, di indicare il difensore, sul cui nominativo dovrà essere espresso il gradimento da parte del dipendente.

In mancanza della previa comunicazione non è configurarle in capo all’amministrazione l’obbligo di farsi carico delle spese di difesa sostenute dal proprio dipendente che abbia unilateralmente provveduto alla scelta ed alla nomina del legale di fiducia.

Parimenti detto obbligo non sussiste nei casi in cui il lavoratore, dopo avere provveduto alla nomina, si limiti a comunicarla all’ente, poiché la disposizione pone a carico dell’amministrazione le spese in caso di scelta di un legale «di comune gradimento» e ciò in considerazione del fatto che il difensore nel processo dovrà farsi carico della necessaria tutela non del solo dipendente ma anche degli interessi dell’ente.

Correttamente, pertanto, la Corte territoriale ha escluso il diritto al rimborso rilevando che il (omissis) aveva provveduto unilateralmente alla nomina del difensore, ed inoltre aveva atteso oltre quattro mesi prima di darne comunicazione al Comune di Treglio ed all’Unione dei Comuni della Frentania e Costa dei Trabocchi.

Non si può poi sostenere né che la nomina sarebbe stata resa necessaria dall’urgenza di provvedere alla scelta del difensore di fiducia, in vista dell’interrogatorio fissato a distanza di soli tre giorni dall’avviso, ne che l’amministrazione, rimanendo silente, avrebbe avallato con il proprio comportamento

concludente la scelta effettuata.

Quanto al primo aspetto va, infatti, osservato che il (omissis), proprio in considerazione dei tempi fissati dagli inquirenti, era tenuto a dare immediata comunicazione all’amministrazione di appartenenza per consentire a quest’ultima di effettuare le necessarie valutazioni, anche a tutela degli interessi dell’ente coinvolti nel procedimento.

A fronte di un iter procedimentale palesemente difforme da quello delineato dall’art. 28 del CCNL non erano le amministrazioni tenute a riscontrare la nota dell’ll gennaio 2007, tanto più che con la stessa il (omissis) non aveva sollecitato, sia pure tardivamente, la nomina di un difensore che fosse di comune gradimento, essendosi limitato a comunicare le determinazioni unilateralmente assunte.

Il ricorso principale va, pertanto, rigettato.

3. Il ricorso incidentale denuncia, con un unico motivo, «violazione dell’art. 92 del c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 5 per illogicità, contraddittorietà od erroneità della motivazione». Il ricorrente incidentale, in sintesi, si duole della disposta compensazione delle spese del giudizio di appello e deduce che a fronte della soccombenza totale del (omissis) solo gravi ed eccezionali ragioni, da indicare nella motivazione della sentenza, potevano giustificare la pronuncia, nella specie ingiustificata non sussistendo alcun contrasto giurisprudenziale sulla interpretazione della normativa legale e contrattuale.

4. Il ricorso è fondato.

L’art. 92, comma 2, cod. proc. civ., come modificato dall’art. 45, comma 11, della legge 18 giugno 2009 n. 69 ( il ricorso di primo grado è stato proposto il 23 luglio 2010), consente la compensazione, ove non sussista la reciproca soccombenza, solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, che non possono essere ravvisate nella “opinabilità” della soluzione accolta o della questione trattata, in quanto la precisa individuazione del significato di un testo normativo in relazione alla fattispecie concreta a cui deve essere applicato costituisce il nucleo della funzione giudiziaria. L’esegesi della norma, infatti, non può essere valutato come evento inusuale, salvo che « non siano specificamente identificate le ragioni per le quali la soluzione assegnata al dubbio interpretativo assurga (per la sua contrarietà alla consolidata prassi applicativa, ovvero per la del tutto insolita connotazione lessicale e sintattica del tessuto letterale della norma) a livello di eccezionale gravità » ( Cass. 9.1.2014 n. 319; cfr. anche Cass. 27.1.2016 n. 1521 con la quale è stato escluso che possa giustificare la pronuncia di compensazione un imprecisato contrasto nella giurisprudenza di merito).

E’ stato anche precisato che le ragioni richiamate dal giudice del merito non possono essere illogiche né palesemente inidonee a giustificare la compensazione, perché in tal caso si configura il vizio di violazione di legge, denunciabile in sede di legittimità ( Cass. 9.3.2017 n. 6059; Cass. 31.5.2016 n. 11222 e in motivazione Cass. n. 1521/2016 cit.).

Detto vizio è riscontrabile nella fattispecie perché la Corte territoriale, errando, ha ritenuto di potere giustificare la compensazione con il richiamo alla «opinabilità della questione trattata», non idoneo a giustificare, per le ragioni sopra dette la deroga al generale criterio della soccombenza, che trova la sua ratio nel principio di causalità, in forza del quale è tenuto a sopportare il carico delle spese del giudizio chi vi abbia dato causa.

Il ricorso incidentale va dunque accolto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 cod. proc. civ. con la condanna del ricorrente principale al pagamento, in favore del Comune di Treglio, delle spese del giudizio di appello, liquidate in £ 1.500,00 per competenze

professionali, oltre accessori di legge.

In considerazione della soccombenza  deve essere condannato a rifondere al ricorrente incidentale anche le spese del giudizio di legittimità, quantificate come da dispositivo.

Non occorre statuire sulle spese, quanto alla posizione dell’Unione dei Comuni Città della Frentania e Costa dei Trabocchi, poiché l’ente è rimasto intimato.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115/02, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, deve darsi atto della ricorrenza delle condizioni previste dalla legge per il raddoppio del contributo unificato dovuto dal ricorrente principale.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso incidentale e rigetta il ricorso principale. Cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso ed al motivo accolto e decidendo nel merito condanna omissis a rifondere al Comune di Treglio le spese del giudizio di appello, liquidate in € 1.500,00, oltre accessori di legge. Condanna il ricorrente principale al pagamento in favore del Comune di Treglio delle spese del giudizio di legittimità quantificate in £ 200,00 per esborsi ed £ 2.000,00 per competenze professionali, oltre rimborso spese generali del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Roma, così deciso nella camera di consiglio del 12 settembre 2017.

Depositata in 31 ottobre 2017.

 

 

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