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20/11/2017 16:10
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Legittimi i contributi alle società sportive dilettantistiche a carico delle finanze pubbliche

Legittimi i contributi alle società sportive dilettantistiche a carico delle finanze pubbliche

di Giovanni G.A. Dato

La recente deliberazione della Corte dei conti, Sezione Regionale Controllo Emilia Romagna, n. 144/2017/PARha esaminato il quesito posto da un ente locale concernente la possibilità di stipulare una convenzione con una società sportiva locale allo scopo di concedere alla stessa un contributo finalizzato alla promozione ed al sostegno delle attività sportive calcistiche esercitate nei propri impianti a favore della popolazione, in particolare per la promozione delle attività giovanili di scuola calcio.

Nella richiesta di parere si specifica che il contributo sarebbe subordinato all’elaborazione di un progetto gestionale condiviso con il Comune, al quale corrisponderebbero precisi obblighi di rendicontazione delle attività per le quali la contribuzione viene prevista (precipuamente, promozione dell’attività sportiva del calcio soprattutto attraverso le giovani generazioni) e che l’attività svolta avrebbe come immediata destinataria la collettività locale (e non l’ente).


La ricostruzione normativa

L’articolo 4, comma 6, Dl n. 95/2012 prevede che gli enti di diritto privato che forniscono servizi a favore dell’amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche, escludendo tuttavia dal divieto, tra le altre, le associazioni sportive dilettantistiche di cui all’articolo 90, Legge n. 289/2002.

La giurisprudenza contabile ha in passato chiarito che il predetto divieto di erogazione di contributi ricomprende l’attività prestata dai soggetti di diritto privato menzionati dalla norma in favore dell’Amministrazione Pubblica quale beneficiaria diretta; risulta, invece, esclusa dal divieto di legge l’attività svolta in favore dei cittadini, cioè della “comunità amministrata”, seppur quale esercizio - mediato - di finalità istituzionali dell’ente locale e dunque nell’interesse di quest’ultimo. In altri termini, il discrimine appare legato all’individuazione del fruitore immediato del servizio reso dall’associazione.

Il parere

Secondo la deliberazione in commento, la non operatività del divieto nel caso prospettato dall’ente quaerens non dipende tanto dall’affermata distinzione fra attività prestata dall’ente privato direttamente a favore dei cittadini (non determinante l’operatività del divieto) e attività prestata direttamente a favore della Pubblica amministrazione (la sola che comporterebbe la preclusione all’erogazione), atteso che si tratta di distinzione non del tutto soddisfacente, essendo di agevole dimostrazione che la prestazione resa direttamente dall’ente privato alla comunità amministrata concorre a rendere una funzione facente capo all’amministrazione interessata.

Decisiva a far ritenere non operativo nel caso in esame il divieto posto dall’articolo 4, comma 6, Dl. n. 95/2012 è l’espressa esclusione prevista per le associazioni sportive dilettantistiche di cui al citato articolo 90, Legge n. 289/2002, tra le quali rientrano le società sportive dilettantistiche (commi 1 e 17 dello stesso articolo 90, Legge n. 289/2002). La preclusione deve invece ritenersi sussistente in caso di società sportive non dilettantistiche.

Resta fermo, secondo la deliberazione in commento, che l’erogazione in favore di associazioni e società sportive dilettantistiche deve avvenire nel rispetto delle altre disposizioni normative (statali e regionali) e dei regolamenti comunali che attengono ai criteri di scelta del beneficiario, alla congruità dell’erogazione in rapporto alle prestazioni rese a favore della comunità, alle forme di pubblicità prescritte, ai controlli da espletarsi.

 

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