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21/11/2017 12:37
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA In manovra più fondi per gli investimenti locali - Verso un alleggerimento del fondo crediti

In manovra più fondi per gli investimenti locali - Verso un alleggerimento del fondo crediti

di Gianni Trovati

L'obiettivo del governo è di «fare ogni sforzo per una fine ordinata della legislatura», che al di là delle traversie sulla legge elettorale passa da una manovra a cui tocca il compito di «non fare danni» alla ripresa in corso, perché non è il momento di «perdere quanto costruito in questi anni dallo sforzo comune di istituzioni, imprese e cittadini».

Parlando ai sindaci riuniti a Vicenza per la 34esima assemblea annuale dell'Anci, il premier Paolo Gentiloni traccia un programma solo apparentemente di basso profilo. Il tono non vuole essere enfatico, ma il menù anche dal punto di vista della finanza locale appare migliore rispetto al passato, e si concentra sul rilancio della spesa per investimenti.

Con un pacchetto di misure, sottolineato sempre a Vicenza anche dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, che prova a mettere a regime gli sforzi fatti in questi anni.

Bando periferie

Gentiloni si presenta all'assemblea dell'Anci il giorno dopo dopo aver firmato le delibere che danno attuazione definitiva al programma da 2,1 miliardi che finanziano i 120 progetti del bando periferie, lanciato l'anno scorso dal l'allora premier Matteo Renzi, e quelle che rimpinguano la dotazione dedicata alla «riqualificazione urbana». E la strada dei programmi nazionali in alleanza con gli enti territoriali sembra promettere nuovi sviluppi, da estendere anche fuori dai capoluoghi di provincia.

Investimenti locali

Ma ci sono soprattutto mosse strutturali allo studio sugli investimenti locali, in vista della legge di bilancio attesa lunedì sul tavolo del consiglio dei ministri. La prima passa dal Patto nazionale, il meccanismo con cui lo Stato apre spazi finanziari per allargare le maglie della spesa in conto capitale senza mettere a rischio il pareggio dei bilanci comunali. Sul piatto del 2018 la manovra dello scorso anno ha già messo 700 milioni di “bonus”, come per il 2017, ma all'Economia si studiano i modi per arricchire questa cifra.

Non solo, tra le priorità nella distribuzione si guarda alla possibilità di allargare la platea ai centri di medie dimensioni. Il meccanismo è pensato per aiutare due tipologie di Comuni. Una quota sarebbe indirizzata agli enti, soprattutto al CentroNord, che in bilancio hanno avanzi, cioè risparmi obbligati dalle regole di finanza pubblica, che possono quindi tradurre in fretta i progetti in opere e pagamenti; un'altra fetta di risorse prenderebbe invece di fatto la forma di un contributo, per spingere anche le amministrazioni che non hanno tesoretti in cassa.

La spesa corrente

Più complessa la partita sulla spesa corrente. Quasi certo è un rifinanziamento di Province e Città metropolitane, per chiudere almeno in parte il loro squilibrio strutturale, e si fa strada anche una piccola dote per i piccoli Comuni, in aggiunta ai 100 milioni in sette anni messi a disposizione dalla legge sui borghi appena approvata e richiamata ieri dallo stesso premier Gentiloni.

Che ha aperto anche alla possibilità di rendere più graduali gli obblighi di accantonamento nel fondo di garanzia imposto dalla riforma dei bilanci per coprire i buchi nella riscossione.

Il fondo, che già oggi congela oltre tre miliardi all'anno, dovrebbe aumentare del 15% nel 2018, ma con la manovra la salita potrebbe farsi meno ripida.

 

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