UNITEL

Dimensione Testo
  • Aumenta
  • Dimensione originale
  • Diminuisci
    
25/11/2017 01:09
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Il vigile che «perdona» un’infrazione non commette abuso d’ufficio

Il vigile che «perdona» un’infrazione non commette abuso d’ufficio

Non c’è abuso d’ufficio quando le forze dell’ordine fermano un veicolo in transito, riscontrano un’infrazione e omettono di sanzionarla.

E non importa che la violazione sia grave come la mancanza di copertura assicurativa Rc auto: basta che gli agenti impediscano comunque la circolazione del mezzo senza la polizza.

Così si tutela l’interesse pubblico, facendo venire meno uno dei presupposti del reato.

Lo chiarisce la Sesta sezione penale della Cassazione, nella sentenza n. 46788, depositata ieri.

La vicenda

I giudici hanno così annullato con rinvio la condanna irrogata in appello a un maresciallo dei Carabinieri che, in occasione di un controllo stradale su un veicolo risultato non assicurato, non aveva applicato nessuna delle pesanti sanzioni previste dall’articolo 193 del Codice della strada. Tra cui il sequestro amministrativo, che ha lo scopo di impedire la circolazione, prevenendo i problemi di risarcimento che potrebbero sorgere se il veicolo causasse un incidente.


La decisione

Secondo la Cassazione, ciò non basta per configurare l’elemento soggettivo dell’abuso d’ufficio, come aveva invece ritenuto la Corte d’appello parlando di «oggettiva finalizzazione» del comportamento dell’imputato. Infatti, l’ingiusto vantaggio patrimoniale che si causa deve essere voluto da chi agisce «e non semplicemente previsto ed accettato come possibile conseguenza della propria condotta». E, per la Corte, la differenza tra il volere (che denota il dolo) e il prevedere ed accettare sta in questo caso nel «raggiungimento di un fine pubblico», che per un pubblico ufficiale è «proprio del suo ufficio».

Inoltre, l’intenzionalità sarebbe stata dimostrata solo se fosse stata certa la volontà dell’imputato di favorire l’automobilista fermato. Tale certezza non si raggiunge sapendo solo che egli ha omesso di applicare le sanzioni previste: in base a due precedenti della stessa sezione (sentenze nn. 35184/2007 e 21192/2013) su materie diverse richiamati nella pronuncia depositata ieri, occorrono «altri elementi sintomatici, quali la specifica competenza professionale dell’agente, l’apparato motivazionale su cui riposa il provvedimento e i rapporti personali tra l’agente e il soggetto o i soggetti che dal provvedimento ricevono vantaggio patrimoniale o subiscono danno».

Di tutto questo non c’è traccia nella sentenza d’appello che condannava il maresciallo. Era inveve emerso che egli non conosceva l’automobilista, che il controllo era stato occasionale e che «comunque non fu consentita la prosecuzione della marcia del veicolo» (non è chiaro in che modo).

 

Partners

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

In questo sito web utilizziamo cookie e tecnologie simili per migliorare i nostri servizi. Informazioni

Dichiaro di accettare i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information