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18/11/2017 10:59
Home Articoli APPALTI Aggiudicazione illegittima se la commissione di gara «interpreta» l'offerta economica incomprensibile

Aggiudicazione illegittima se la commissione di gara «interpreta» l'offerta economica incomprensibile

di Stefano Usai

Il Tar Puglia, Bari, sezione I, con la sentenza n. 954/2017ha affrontato una questione di grande interesse pratico/operativo relativa alla possibilità (o meno) della commissione di gara di «interpretare» l'indicazione dell'offerta al fine di renderla ammissibile.

La vicenda

Il giudice distingue il caso dell'errore materiale - che implica semplicemente una divergenza fortuita tra cifre e lettere in cui viene espressa l'offerta - dall'ipotesi di una offerta effettivamente illeggibile e, pertanto, sostanzialmente indeterminata. Solo nel primo caso è data possibilità di un limitato intervento dell'organo valutatore.

La ricorrente ha impugnato gli atti di gara in quanto l‘aggiudicataria «avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura, essendo l'offerta economica da questa proposta indeterminata, illeggibile e affetta da gravi anomalie». Prima di chiamare in causa il giudice, effettivamente l'impresa ha diffidato la stazione appaltante a procedere con una revisione delle decisioni assunte.

A questa istanza ha fatto però seguito il riscontro della commissione di gara che pur ammettendo che «l'offerta compilata in lettere denotasse “ictu oculi poca intelligibilità” e che, dunque, potesse prestarsi ad una lettura poco univoca - riteneva che le anomalie eccepite dalla seconda classificata potessero» però «ricondursi ad un mero errore materiale commesso nella compilazione dell'offerta».

La decisione

Il giudice non è persuaso da queste considerazioni. In primo luogo, viene espressa una importante considerazione sulla configurazione esatta del cosiddetto «errore materiale». Secondo la giurisprudenza, consolidata, l'errore materiale è «quello frutto di una fortuita divergenza fra il giudizio e la sua espressione letterale, cagionata da mera svista o disattenzione nella redazione dell'offerta che deve emergere ictu oculi dal documento stesso».

Ciò che caratterizza l'errore materiale, in sintesi, è la circostanza che questa divergenza emerga «in maniera evidente, senza alcun bisogno che vengano compiuti ulteriori indagini finalizzate alla ricostruzione della volontà del dichiarante, il cui contenuto, nonostante l'errore, deve rimanere individuato ed individuabile, con certezza, da chiunque si appresti alla lettura e comprensione dell'atto».

Nel caso di specie, si legge in sentenza, queste connotazioni non erano affatto rilevabili e, ciò emerge in modo palese dalle stesse dichiarazioni fornite dalla commissione di gara, che ha certificato come l'indicazione dell'offerta espressa in lettere poteva «prestarsi ad una lettura poco univoca» risultando parzialmente comprensibile solo un inciso finale che recitava un «…percento virgola sessanta». Dove peraltro il percento, - rileva il giudice -, avrebbe dovuto seguire la cifra decimale e non precederla.

Offerta «incomprensibile»

L'impossibilità di ricondurre l'incomprensibilità dell'offerta espressa in cifre alla categoria dell'errore materiale, paradossalmente, viene confermata dalla stessa commissione, prosegue il giudice «nel momento in cui, nel provvedimento in esame, viene richiamato, l'articolo 15 del bando, il quale stabilisce che «in caso di discordanza tra il ribasso indicato in cifre e quello in lettere prevale quello più vantaggioso per l'amministrazione».

Il richiamo, evidentemente, risultava errato visto che dagli stessi verbali di gara emergeva che la commissione non era stata in grado di comprendere quale effettivamente fosse l'ammontare scritto in lettere «con la conseguenza che, in ipotesi» avrebbe potuto «essere proprio l'offerta formulata in cifre - ancorché incomprensibile - quella più vantaggiosa per l'Amministrazione».

Proprio queste circostanze portano il giudice ad affermare che «la stazione appaltante, in concreto, abbia dato luogo o ad una manipolazione dell'offerta espressa in lettere proposta dalla prima classificata - attribuendole un valore inferiore o analogo a quello espresso in cifre - o, comunque, giungendo ad una regolarizzazione della stessa, sanandone la irregolarità mediante il riferimento all'offerta espressa in cifre».

Par condicio da rispettare

Agendo in questo modo l'organo collegiale ha violato i classici principi della par condicio e quanto affermato dalla consolidata giurisprudenza che sul tema ha puntualizzato come non possa «consentirsi alle commissioni aggiudicatrici la modifica di una delle componenti dell'offerta sostituendosi, anche solo parzialmente, alla volontà dell'offerente e interpretando la sua stessa volontà frutto di scelte insindacabili».

Dirimente, sul punto, è proprio l'aspetto e l'esigenza della indicazione in cifre del ribasso offerto perché «il criterio della valorizzazione del prezzo indicato in lettere risponde ad un'esigenza di certezza tanto per i concorrenti, quanto per la stazione appaltante (Consiglio di Stato, sezione III, 1° ottobre 2013 n. 4873)» e ciò pertanto richiede - da parte del concorrente - «una maggiore ponderazione rispetto alla scritturazione materiale di quella espressa in cifre».

Il modus operandi seguito dalla commissione, inoltre, non trova alcun fondamento normativo considerato che l'attuale formulazione dell’articolo 83, comma 9, del Codice – in tema di soccorso istruttorio – precisa che la mancanza, incompletezza e ogni altra irregolarità essenziale degli elementi dell'offerta tecnica ed economica non è in alcun modo sanabile.

 

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