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20/09/2017 02:11
Home Articoli Edilizia e Urbanistica Cambi d'uso a Firenze, il Tar Toscana riammette la Scia se si tratta di restauro

Cambi d'uso a Firenze, il Tar Toscana riammette la Scia se si tratta di restauro

di Silvia Pieraccini

Doppia smentita per la Cassazione, dopo la norma del Dl 50: «quel che conta è l'entità delle opere, non si può sempre chiedere il Permesso»

Parlamento e Tar Toscana "sconfessano" la Cassazione penale che nei mesi scorsi, nel giudizio sulle trasformazioni edilizie operate a Palazzo Tornabuoni (sez. III penale, 14/2/2017, n. 6873), aveva seminato sconcerto e caos nell'ufficio edilizia del Comune di Firenze e tra le professioni tecniche (si veda il servizio su Firenzee quello sull'impatto in tutta Italia), affermando due principi dirompenti per il settore:

1) il cambio di destinazione d'uso in centro storico (zona A) non può rientrare nel restauro-risanamento conservativo, comporta sempre - per la sua rievanza e impatto - una ristrutturazione edilizia (tipologia di interventi che non sono ammessi nel regolamento urbanistico di Firenze in centro storico e nel tessuto storicizzato);

2) il cambio di destinazione d'uso in centro storico non si può fare con Scia, ma necessita sempre del permesso di costruire.

Se la prima affermazione è stata superata dal Parlamento in occasione della manovra correttiva dei conti (si veda il servizio) – con la modifica del Testo unico dell'edilizia (art. 10 del Dpr 380/2001) diretta a precisare che anche gli interventi di restauro e risanamento conservativo possono consentire il mutamento delle destinazioni d'uso – la seconda affermazione della Cassazione relativa alla necessità del permesso di costruire – ipotesi controversa in giurisprudenza – è stata confutata poche settimane fa dal Tar Toscana (si veda la sentenza).

Tanto che ora appare decisamente in salita la strada annunciata nelle settimane scorse (ma non ancora operativa) dal Comune di Firenze di richiedere sempre il permesso di costruire nel caso di cambi di destinazione d'uso in centro storico.

Il Tar si è espresso (sentenza 1009/2017) sul ricorso dell'istituto di credito cooperativo Banco Fiorentino, che il 2 maggio 2017 aveva presentato al Comune di Firenze una Scia per un intervento di restauro risanamento conservativo diretto a cambiare la destinazione d'uso, da residenziale a direzionale, di un immobile di viale Volta (zona dal 'tessuto storico o storicizzato assimilato alle zone A', secondo il regolamento urbanistico), in cui la banca avrebbe voluto realizzare una nuova filiale. Il cambio di destinazione avrebbe lasciato sostanzialmente inalterata la struttura dell'immobile e la suddivisione interna dei locali.

Il Comune - con ordinanza del dirigente del servizio Edilizia privata del 18 maggio 2017 - aveva ordinato il divieto di prosecuzione degli interventi e il ripristino delle parti poste in essere, richiamando la sentenza della Cassazione penale che qualifica gli interventi edilizi che comportano il cambio di destinazione d'uso con opere, nell'ambito della zona A, come ristrutturazione edilizia, da fare dunque con permesso di costruire.

*Il Banco Fiorentino, difeso dall'avvocato Antonio Stancanelli, aveva impugnato quel provvedimento (il Comune di Firenze non si è costituito in giudizio), ora annullato dal Tar che afferma: «Seguire le tesi della Corte di Cassazione ha l'effetto di sottoporre ad una medesima disciplina fattispecie del tutto differenti, richiedendo il preventivo rilascio del permesso di costruire in assenza di un esame delle effettive caratteristiche dell'intervento».

Non si può dunque, secondo il Tar Toscana, equiparare la ristrutturazione edilizia al restauro risanamento conservativo, prevedendo la necessità del permesso di costruire per il solo fatto che l'immobile insista nella 'zona A', senza considerare l'entità dell'intervento. E dunque, nel caso dell'immobile fiorentino da destinare a filiale bancaria senza toccare la struttura né alterare la suddivisione interna dei locali, si può ricorrere alla Scia.

 

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