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20/09/2017 05:57
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Danno erariale da mancata attivazione della mobilità obbligatoria

Danno procurato alle casse dell’amministrazione a fronte dell’annullamento in autotutela di un concorso pubblico parzialmente portato a termine: la decisione dei magistrati contabili

di Vincenzo Giannotti

Il fatto oggetto di scrutinio da parte dei magistrati contabili riguarda il danno erariale procurato alle casse dell’amministrazione a fronte dell’annullamento in autotutela di un concorso pubblico parzialmente portato a termine, a fronte della mancata attivazione della procedura di mobilità obbligatoria prevista dall’art. 34-bis del d.lgs. 165/2001.

 

La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Campania, con la sentenza 27 luglio 2017, n. 311 ha condannato i dirigenti del servizi del personale succedutisi nel tempo per danno erariale riferito alle spese inutilmente sostenute dalla PA per l’organizzazione e gestione del citato concorso pubblico.

La vicenda

L’amministrazione regionale aveva proceduto ad attivare un concorso pubblico per la copertura di n. 14 posti, elevabili a 39, di categoria funzionale B 3, profilo “coadiutore amministrativo”, bandendo il citato concorso pubblico. A seguito del citato concorso, espletate le procedure preselettive, venivano individuati a seguito della prova pratica n.71 candidati. Non è, tuttavia, seguito lo svolgimento delle prove orali, essendo intervenuta la sospensione delle procedure concorsuali nell’anno 2012 per ragioni di contenimento della spesa per il personale. Prima delle prove orali, il dirigente del personale, con successiva determina, annullava la citata procedura in autotutela per il mancato previo espletamento delle procedure di mobilità previste dall’art. 34 bis, del d.lgs. 165/2001. I candidati selezionati adivano prima il TAR e successivamente il Consiglio di Stato a fronte dell’annullamento della citata procedura, ma con sentenza definitiva il Consiglio di Stato respingeva le istanze cautelative dei ricorrenti osservando che “sussiste la violazione dell’art. 34 bis, tu n. 165/2001 che impone l’obbligo, a pena di nullità, di comunicare l’avvio della procedura concorsuale ai fini della mobilità” (cfr. ord. Cons. Stato n. 1655/2014).

La Procura della Corte rinviava a giudizio per danno erariale, a fronte delle cospicue risorse economiche inutilmente spese per l’attivazione e parziale conclusione della procedura concorsuale, i dirigenti pro tempore della direzione del personale, per aver con inescusabile inerzia protratto la procedura senza intervenire immediatamente sulla stessa, stante l’evidente violazione della disposizione legislativa. D’altra parte, rileva il P.M. contabile, la responsabilità è tanto più grave, nel caso di specie, in quanto effettuata ad opera di dirigenti che rivestono un livello di qualificata preparazione professionale tale da non poter individuare una sola colpa lieve.

I convenuti difendono la loro posizione precisando come all’epoca dei fatti vi era oggettiva difficoltà di raccordo tra la normativa regionale, che nulla disponeva in merito alla mobilità obbligatoria, e quella nazionale disciplinata dal d.lgs.165/01, ciò che dovrebbe condurre ad una colpa lieve nei confronti dei convenuti, da cui ne discenderebbe la mancanza dell’elemento soggettivo della colpa grave per il danno erariale eventualmente cagionato all’amministrazione per quanto riguarda le inutili spese sostenute per la procedura preselettiva del concorso affidata a società esterna. Inoltre, il dirigente al personale succeduto al precedente, ha osservato come egli abbia esclusivamente concluso una procedura in esecuzione della deliberazione dell’organo di governo, cui non poteva sottrarsi.

Le motivazioni del collegio contabile

Osserva, in via preliminare, il Collegio contabile come le procedure previste dagli artt. 34 e 34-bis, a differenza di quanto sostenuto dai ricorrenti, regolano la c.d. mobilità obbligatoria e definiscono la procedura che le amministrazioni devono seguire per ricollocare propri dipendenti posti in disponibilità, per carenza di spazi interni ad esse per conservarli nelle proprie dotazioni. In tale ambito vengono ad avere rilievo assorbente le esigenze di rideterminazione organica dell’amministrazione procedente, a fronte delle quali non c’è alcuna componente di volontarietà nello spostamento del personale interessato. Nel descritto contesto s’inscrive, coerentemente, la speculare previsione dell’obbligo di comunicare la disponibilità di posti da parte degli enti che abbiano invece necessità di personale: e altrettanto coerente con la vincolatività che si è inteso dare a questo meccanismo di gestione delle crisi di eccedenze, si presenta, altresì, la grave sanzione della nullità delle assunzioni che non lo abbiano osservato. La mancanza della procedura prevista dal legislatore nazionale, comporta quale conseguenza un danno erariale certo ed attuale, corrispondente alle somme spese dall’amministrazione per il parziale svolgimento del concorso, individuate nell’importo liquidato all’azienda cui è stata commissionata l’organizzazione delle prove pre-selettive, al netto della componente IVA in quanto versata all’erario.

D’altra parte, rileva il Collegio contabile, l’osservanza del citato quadro legislativo di riferimento compete doverosamente ai dirigenti, nella misura in cui ciò rientra in via ordinaria nel profilo funzionale proprio della dirigenza pubblica. Da ciò discende la responsabilità del primo dirigente del personale, atteso che questi ha adottato la determina d’indizione del concorso e predisposto con proprio atto il relativo bando. L’incarico rivestito nella fase cruciale di avvio di tale procedura imponeva che egli rilevasse l’intervenuto mutamento della legislazione nella materia e quantomeno segnalasse l’impatto di tali significative novità sulle decisioni assunte dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, al fine di sollecitare un approfondimento giuridico della questione. Nulla di ciò è accaduto e la sua inerzia si palesa particolarmente incidente nell’etiologia del danno contestato, in quanto ha contribuito in modo determinante al formarsi della fattispecie contra legem. Il fatto che il citato dirigente sia stato successivamente investito di altri ruoli di responsabilità, rileva esclusivamente nella sua responsabilità pro quota del complessivo danno erariale cagionato all’amministrazione.

Stessa sorte deve essere riservata al successivo dirigente del personale, che aveva rivestito l’incarico (ad interim), in quanto egli ha adottato la determina con cui è stata indetta la procedura di gara per l’affidamento dell’organizzazione delle prove preselettive del concorso contestato e sono state contestualmente impegnate le necessarie risorse nel bilancio, nonché la successiva determina di liquidazione del compenso alla ditta privata. In merito alla possibile esimente di aver condotto le attività su esclusivo impulso dell’Organo di Presidenza, cui non avrebbe potuto sottrarsi, il Collegio contabile rileva come tale condotta passiva non trova alcun presupposto giuridico nei rapporti tra dirigenza ed organi di indirizzo politico, atteso che il concorso pubblico e la conoscenza della legislazione di riferimento rientra a pieno titolo in una attività eminentemente amministrativa e, per di più, contrassegnata da un elevato contenuto tecnico, quanto alla scrupolosa osservanza di tutte le norme primarie e secondarie da applicare, proprio allo scopo primario di salvaguardarne la piena legittimità. Né, nel caso di specie, il dirigente ha reso noto all’organo di indirizzo politico il nuovo quadro legislativo di riferimento.

Conclusioni

Il Collegio contabile, pertanto condanna, i due dirigenti del personale, al danno erariale causato dalla loro condotta contra legem, anche se avvalendosi della riduzione del danno (pari al 40%) a fronte dell’apporto causale di altri soggetti (Ufficio di Presidenza) non evocati nel presente giudizio dalla Procura.

 

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