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25/11/2017 10:46
Home Articoli PUBBLICO IMPIEGO Alle regole comunali il compito di trovare i criteri per stabilizzare i precari

Alle regole comunali il compito di trovare i criteri per stabilizzare i precari

di Gianluca Bertagna

Le stabilizzazioni sono ai blocchi di partenza, ma i criteri individuati all'articolo 20 del Dlgs n. 75/2017 potrebbero non essere sufficienti per operare correttamente. L'elencazione dei requisiti soggettivi per poter accedere alle procedure che dovranno essere previste nel piano triennale dei fabbisogni 2018/2020 non è, infatti, esaustiva qualora all'interno dell'ente vi siano più soggetti che aspirano all'assunzione a tempo indeterminato.

Spetterà, quindi, alle singole amministrazioni il compito di individuare elementi oggettivi ulteriori che permettano di rispettare i principi di trasparenza e imparzialità. Il problema, peraltro, si pone, soprattutto per le stabilizzazioni “dirette” di cui al comma 1, della norma, mentre per le assunzioni a tempo indeterminato, previste al secondo comma per i soggetti titolari di lavoro flessibile, non si riscontrano problemi particolari in quanto la stabilizzazione potrà avvenire solamente mediante ricorso a procedure selettive.

Più candidati rispetto ai dipendenti stabilizzabili

Il primo aspetto critico si rileva quando i posti previsti nel piano triennale dei fabbisogni è inferiore al numero dei soggetti che posseggono i requisiti per essere stabilizzati. Come procedere in questo caso nell'individuazione di chi verrà di fatto assunto? L'articolo 20 viene in soccorso (comma 12) prevedendo che abbia priorità il dipendente in servizio alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (22 giugno2017). Ma in tutti gli altri casi?

Sembra inevitabile che si dovranno identificare, nel proprio regolamento per l'accesso, i criteri di dettaglio per stabilire chi ha maggiormente diritto ad essere stabilizzato non escludendo, tra l'altro, che si debbano espletare persino delle procedure comparative o, comunque sia, di verifica degli idonei. Sul tavolo entreranno sicuramente in gioco criteri quali l'anzianità di servizio, l'età anagrafica, le situazioni familiari, la distanza dalla sede di occupazione, e perché no anche le eventuali valutazione di performance ricevute negli ultimi anni.

Le professionalità

La seconda problematica risiede invece nell'incastrare nel miglior modo possibile le professionalità dei soggetti aspiranti alla stabilizzazione con i fabbisogni delle amministrazioni già identificati nel piano del fabbisogno 2018/2020 e che costituiscono l'elemento fondamentale nella scelta dei profili.

In presenza di più rapporti a tempo determinato è, infatti, frequente che un soggetto abbia prestato attività lavorativa su diverse funzioni e servizi svolgendo mansioni anche diverse. Al momento della stabilizzazione in quale profilo professionale potrà essere inquadrato? Anche in questo caso spetterà alle singole amministrazioni disciplinare in anticipo quelli che sono i requisiti della scelta.

In questo contesto i parametri di riferimento potranno essere quelli relativi all'ultimo profilo occupato o a quello maggiormente svolto durante i periodi a tempo determinato ma anche un “mix” tra le due opzioni. Insomma, non si esclude che anche per la scelta dei soggetti da stabilizzare ai sensi dell'articolo 20, comma 1, l'amministrazione non debba prevedere delle vere e proprie procedure comparative/selettive con l'elencazione dei criteri di scelta dei candidati.

 

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