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19/11/2017 22:29
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Appalti, cosa cambia con l’introduzione dei criteri ambientali minimi?

Lo sviluppo sostenibile passa attraverso l’introduzione dei criteri ambientali minimi negli appalti gestiti dalle pubbliche amministrazioni.

Criteri ambientali minimi, cosa cambia nella gestione degli appalti? Può la spesa pubblica contribuire al raggiungimento dello sviluppo sostenibile?

La risposta è si, attraverso gli appalti pubblici verdi (green public procurement – GPP) ovvero attraverso la scelta di beni e servizi in grado di rispettare l’ambiente e di orientare la spesa verso il mercato dei prodotti e dei servizi ecologici, contribuendo a dare l’esempio alle imprese e ai consumatori privati.

 

Già nel 2015 il “Collegato ambientale” alla legge di stabilità (L. n.221/2015) approvava le “disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” introducendo una novità sostanziale e cioè l’obbligatorietà per le pubbliche amministrazioni, comprese le centrali di committenza, di contribuire al conseguimento degli obiettivi ambientali, attraverso l’inserimento nei documenti di gara delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali negli appalti pubblici, contenute nei decreti ministeriali sui criteri minimi ambientali (CAM) ed adottati in attuazione del Piano di Azione Nazionale (PAN-GPP).


In tal senso interviene anche il codice dei contratti (D.Lgs. n.50/2016) che con l’art.71 obbliga i bandi a contenere i criteri minimi ambientali di cui all’art.34 dello stesso codice le cui soglie vengono incrementate dal Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio 2016.

Ma veniamo ai giorni nostri. Dal 13 Febbraio 2017 entra in vigore il Decreto 11 gennaio 2017 ”Adozione dei criteri ambientali minimi per gli arredi per interni, per l’edilizia e per i prodotti tessili”.

Di fatto il provvedimento adotta per gli appalti pubblici i cosiddetti CAM contenuti nei tre documenti allegati. Il primo, Allegato 1, riguarda la fornitura degli arredi. Il secondo, Allegato 2, l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione, manutenzione e per la gestione dei cantieri di edifici pubblici. Il terzo gli acquisti di prodotti tessili della Pubblica Amministrazione.

Ecco le principali novità per quanto riguarda i CAM sull’edilizia, figlie dei decreti attuativi sul nuovo Conto Termico e della legislazione più recente in termini di energia (“decreto requisiti minimi”):

Le stazioni appaltanti devono tener presente tutte le specifiche tecniche e le clausole contrattuali definite nel documento per il 100% del valore a base d’asta. Il documento è da tenere in considerazione anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l’applicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Laddove la realizzazione dei lavori è affidata separatamente dalla progettazione, nel bando di gara o nei documenti di affidamento, devono essere previste varianti solo migliorative rispetto al progetto originale dell’affidamento.

Il progettista deve garantire criteri di sostenibilità per l’intero progetto, prediligendo il recupero di edifici esistenti e l’utilizzo di aree già impermeabilizzate, piuttosto che ipotizzare nuove costruzioni. Un punteggio premiante deve essere attribuito al professionista accreditato presso organismi di certificazione energetico-ambientale degli edifici (ISO/IEC 17024).

Le imprese devono possedere la registrazione EMAS oppure una certificazione secondo la norma ISO14001 o secondo norme di gestione ambientale europee o internazionali, certificate da organismi di valutazione della conformità.

Il progetto deve essere quanto più green possibile: deve garantire risparmio idrico, illuminazione naturale e approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, deve garantire l’inserimento naturalistico paesaggistico, la sistemazione delle aree verde e il mantenimento della permeabilità dei suoli con un occhio di riguardo alle fasi del ciclo di vita dell’immobile per cui il progetto deve necessariamente essere corredato dal piano di manutenzione e dal piano di fine vita. In caso di nuove costruzioni, l’APE (attestato prestazione energetica) deve essere almeno di classe A3. I progetti degli interventi di nuova costruzione, devono prevedere un piano per il disassemblaggio e la demolizione selettiva dell’opera a fine vita per il riutilizzo o il riciclo dei materiali, componenti edilizi e degli elementi prefabbricati utilizzati.

Per i materiali si predilige l’uso di quelli locali o con distanza minima per l’approvvigionamento. L’uso di materiali di materia recuperata o riciclata deve essere almeno il 15% (in peso) sul totale di tutti i materiali utilizzati. È vietato l’utilizzo di sostanze dannose per l’ozono, ad alto riscaldamento globale. Il 70% dei rifiuti non pericolosi generati durante le operazioni di demolizione e rimozione degli edifici deve essere avviato a operazioni per essere riutilizzato, recuperato o riciclato (esclusi gli scavi).


La materia degli appalti verdi è trasversale rispetto alle competenze disciplinari che include e si fa ancora più complessa e ambiziosa inglobando in sé disposizioni normative provenienti dagli ambiti più disparati: tutela dell’ambiente e del territorio, efficienza energetica, certificazioni di prodotto e di processo, impronta di carbonio del prodotto, ecodesign.

I criteri ambientali minimi saranno operativi dal 13 febbraio 2017 e sicuramente saranno soggetti ad aggiornamento periodico in riferimento all’evoluzione normativa e tecnologica oltre che all’esperienza. I nuovi criteri relativi all’edilizia (Allegato 2) sostituiscono quelli pubblicati con il Decreto ministeriale del 24 dicembre 2015.

 

 

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