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21/11/2017 15:02
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La richiesta di pareri all'Anac solo per attività connesse alle sue funzioni di vigilanza

di Paolo Canaparo

A pochi mesi dall'adozione del regolamento del 20 luglio 2016 per l'esercizio della funzione consultiva diversa dal precontezioso ((pubblicato sullaGazzetta Ufficlae del 18 agosto 2016 n. 192), l'Anac precisa nuovamente le condizioni di ammissibilità delle richieste di parere e ordine di trattazione, con il comunicato del presidente del 16 novembre scorso.

 

 

Le premesse di questo intervento di chiarificazione sono esplicitate nello stesso comunicato in cui si fa riferimento sia al notevole incremento numerico delle richieste sia all'equivoco che sembra essersi ingenerato sulla funzione dell'attività consultiva, che – evidenzia l'Anac - non può né deve essere intesa come una forma di consulenza generalizzata ma come un'attività strettamente connessa alle funzioni di vigilanza e regolazione che l'autorità è chiamata a svolgere nei settori indicati.

Partendo dal caso concreto, quindi, l'Anac indica non solo ai richiedenti, ma a chiunque possa trovarsi in situazioni analoghe, quale sia il comportamento da tenere in base alle disposizioni legislative e alle proprie prescrizioni come per esempio le «linee guida».

L'ammissibilità dei pareri

Riguardo ai criteri di ammissibilità, l'Anac informa che numerosi sono i quesiti carenti dei requisiti richiesti, che possono essere oggetto di trattazione solo nel caso in cui abbiano uno dei caratteri di rilevanza indicati all'articolo 1, comma 2, del regolamento:

• quando la questione di diritto oggetto della richiesta presenta carattere di novità o una particolare rilevanza sotto il profilo dell'impatto socio-economico;
• quando la soluzione alla problematica giuridica sollevata può trovare applicazione ai casi analoghi o quando la disposizione normativa oggetto della richiesta di chiarimenti presenta particolare complessità;
• quesiti in cui i profili problematici evidenziati appaiono particolarmente significativi in relazione allo svolgimento dell'attività di vigilanza e/o al conseguimento degli obiettivi generali di trasparenza e prevenzione della corruzione perseguiti dall'Autorità.
I soggetti legittimati a presentare istanza di parere sono i legali rappresentanti dell'amministrazione o dell'ente di diritto privato che svolge attività di pubblico interesse o il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Analogamente, in materia di contratti pubblici, le istanze provenienti dalle stazioni appaltanti devono essere sottoscritte da persone fisiche deputate ad esprimere all'esterno la volontà del soggetto richiedente.
Ugualmente inammissibili sono le richieste che:
• non riguardano fattispecie specifiche, risultano interferenti con esposti di vigilanza, linee guida o altri atti a valenza generale o procedimenti sanzionatori dell'Autorità;
• non hanno ad oggetto questioni e/o materie che esulano dalla competenza dell'Autorità;
• presentano un contenuto generico o contengono un mero rinvio alla documentazione allegata e/o alla corrispondenza intercorsa tra le parti.
Le richieste da considerarsi inammissibili saranno archiviate senza specifica comunicazione ai richiedenti, ma con una indicazione generale delle pratiche archiviate pubblicata sul sito dell'Autorità. I quesiti non trattati verranno comunque esaminati ai fini dell'eventuale emanazione di linee guida o atti di carattere generale o per l'avvio dell'attività di vigilanza, qualora dall'istanza pervenuta emergano elementi concreti tali da far presumere l'avvenuta violazione della normativa vigente in materia di contratti pubblici o anticorruzione e trasparenza. In ogni caso, l'Autorità si riserva di esercitare i poteri di accertamento d'ufficio di cui alla l. 190/2012 sui quesiti non trattati. In particolare, per quanto riguarda i quesiti in materia di inconferibilità ed incompatibilità degli incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, si ribadisce quanto già chiarito nella delibera del 6 agosto 2016, n. 833, in ordine alla facoltà dell'Autorità di esercitare, qualora l'istanza di parere riguardi un incarico già conferito, i poteri di accertamento di cui all'art. 16, comma 1, del d.lgs. 39/2013. In linea generale, tutti i quesiti interpretativi in materia di contratti pubblici, relativi alla precedente disciplina dettata dal d.lgs. 12 aprile 2006, n.163, saranno trattati solo in presenza di un interesse concreto ed attuale.

L'ordine di trattazione
I quesiti sono trattati secondo l'ordine cronologico di arrivo, fermo restando che potrà essere data priorità a quelli, pur pervenuti successivamente, che soddisfano una o più delle seguenti condizioni:

• necessità di garantire la tempestività della risposta anche in relazione alla scadenza di procedimenti amministrativi;
• istanza contenente elementi particolarmente critici sotto il profilo della vigilanza o in relazione agli obiettivi generali di trasparenza e prevenzione della corruzione perseguiti dall'Autorità;
• questione di particolare rilevanza sotto il profilo economico-sociale;
• richiesta relativa a questioni sulle quali sono in essere verifiche da parte di organismi aventi poteri di indagine;
• questione la cui soluzione, per rilevanza, novità e complessità, può riverberare effetti concreti su numerose situazioni analoghe.


La priorità viene riconosciuta con provvedimento motivato del Presidente, anche su proposta degli interessati istanti o dell'Ufficio competente, ed è evidenziata nella documentazione istruttoria sottoposta al consiglio dell'Autorità per l'esame.

Il criterio dell'ordine cronologico si applica alle sole richieste trattate mediante istruttoria e parere ordinario di cui all'articolo 6 del Regolamento e non anche ai quesiti che danno luogo a pareri in forma breve di cui al successivo articolo 7, pareri questi ultimi che saranno riservati alle sole questioni la cui soluzione si appalesa particolarmente semplice e conforme alla giurisprudenza consolidata, o ad orientamenti già più volte espressi dall'Anac.

 

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