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24/11/2017 19:43
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Il Comune non soddisfa la richiesta di accesso se non risponde con provvedimento "espresso"

Il Comune non soddisfa la richiesta di accesso se non risponde con provvedimento "espresso"

di Aldo Monea

La sezione II-quater del tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha preso in esame un caso riguardante l’accesso alla documentazione amministrativa, ai sensi dell’articolo 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241 in materia urbanistica, in base alla legge n. 241/1990, decidendolo con la sentenza n. 11943 del 29 novembre 2016.

 

L’istanza dell’interessato
Un interessato presenta istanza al proprio Comune per accedere agli atti e ai documenti collegati ad una concessione edilizia, rilasciata dal predetto ente per un tratto stradale e richiamata nella convenzione stipulata tra lo specifico Comune di (…) ed una terza persona. In particolare, l'istanza è del proprietario di un lotto nell'ambito del Piano di lottizzazione “(…)”. Egli intende conoscere gli atti relativi alla suddetta concessione edilizia, l’elaborato grafico del tracciato e delle sezioni stradali e la copia di una specifica tavola per come approvata dalla delibera del Consiglio comunale, il tutto per poterlo utilizzare al fine di tutelare la propria posizione soggettiva nella controversia con il Comune di (…) circa la “presa in carico delle opere di urbanizzazione primarie realizzate nell’ambito del suindicato Piano di lottizzazione”.

La risposta verbale del Comune
L’amministrazione comunale non risponde con provvedimento espresso rispetto alla richiesta ostensiva, circa la sua fondatezza o meno e circa l’accessibilità ai documenti richiesti, ma si limita a comunicare al difensore del richiedente che “non risulterebbe rilasciato nessun titolo abilitativo per la realizzazione della rete viaria all’interno del Comprensorio turistico residenziale denominato (…)”. L’interessato, ritenendo che il suo diritto di accesso sia stato violato, ricorre al Tar per ottenere l'ostensione di quanto richiesto.

La decisione di Tar Lazio
Il Tribunale amministrativo capitolino, investito della questione, decide sul caso con la sentenza n. 11943/2016. Analizzato il caso, innanzitutto riscontra il contenuto della nota fatta al difensore. La valutazione del Tribunale è che il testo trasmesso al difensore dell’interessato non corrisponde a ciò che doveva essere il provvedimento espresso da assumere in riscontro a una istanza ostensiva secondo i parametri normativi scolpiti nell’articolo 25 della legge 241. In particolare, il Tar rileva che il riscontro è consistito nell’utilizzo della forma condizionale con riguardo alla presenza o meno dei documenti richiesti nella disponibilità del Comune. I giudici, inoltre, valutano che la richiesta di accesso non presenta elementi giuridicamente ostativi al rilascio degli atti richiesti, qualora esistenti.

Di conseguenza, entrando maggiormente nel merito, il Tribunale stabilisce che il Comune:
- è tenuto ad acclarare e affermare con puntualità e certezza l’esistenza o meno della documentazione richiesta dall'interessato;
- ove i documenti richiesti esistono, il Comune, attraverso il dirigente responsabile del competente ufficio, deve consentire, ai sensi dell’articolo 116 c.p., l’accesso alla documentazione richiesta entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione ovvero dalla conoscenza della presente decisione.
Condanna, quindi, il Comune alle spese di giudizio con connesso obbligo di restituire al ricorrente l’importo del contributo unificato, se versato.

 

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