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23/11/2017 15:53
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Appalti, gli atti aggiuntivi non fanno crescere il corrispettivo

di Maria Luisa Beccaria

Riconoscere all'appaltatore un corrispettivo maggiore e non dovuto, a seguito di un atto aggiuntivo al contratto di appalto, costituisce comportamento gravemente colposo, fonte di danno erariale. Per tale ragione la Corte dei conti Lazio, con la delibera n. 318/2016, ha condannato un dirigente pubblico al risarcimento.

Nella fattispecie il contratto di appalto, inerente all'affidamento della assistenza tecnica per l'esame di progetti industriali finalizzati a ottenere finanziamenti pubblici, prevedeva l'impegno dell'appaltatore a porre in essere tutte le attività, anche non espressamente menzionate, necessarie per l'esecuzione della prestazione.
Il primo atto aggiuntivo, che era stato stipulato per ottenere una prestazione già contenuta nel contratto e remunerata, ha causato la lievitazione dell'importo originario di appalto, distraendo le risorse pubbliche comunitarie dall'impiego specifico per il quale erano state vincolate.

Quinto d'obbligo
Il diritto potestativo della stazione appaltante di imporre all'esecutore variazioni contrattuali, già contemplato in generale dall'articolo 11 del Rd 2440/1923 e poi dall'articolo 311, comma 4, del Dpr 207/2010 e dall'articolo 106, comma 12, del Dlgs 50/2016, viene limitato nella misura del quinto dell'importo originario del contratto. Nondimeno l'aver utilizzato il quinto d'obbligo non ha valore scriminante. Poichè, secondo la Corte dei conti Lazio, tale strumento non può essere attivato per qualsiasi circostanza non prevedibile, semmai per casi eccezionali e specificamente individuati dalle norme di legge o convenzionali che le richiamano.

Varianti
L'articolo 132, comma 1, lettera a) del Dlgs 163/2006 ammetteva varianti nel limite del quinto d'obbligo al ricorrere di alcune tassative ipotesi, comprese le esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari.
Il comma 3 della citata norma consentiva, nell'esclusivo interesse dell'amministrazione, le varianti, in aumento o in diminuzione, finalizzate al miglioramento dell'opera e alla sua funzionalità, senza modifiche sostanziali e motivate da obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili al momento della stipula del contratto. Però l'incremento non poteva superare il 5 per cento dell'importo originario del contratto e doveva trovare copertura nella somma stanziata per l'esecuzione dell'opera, al netto del 50 per cento dei ribassi d'asta conseguiti.
Poi l'articolo 106, comma 1, lettera c), punto 1 del Dlgs 50/2016 aggiunge il riferimento a sopraggiunti provvedimenti di autorità o enti preposti alla tutela di interessi rilevanti e precisa, al comma 7, che per gli appalti nei settori ordinari resta fermo il limite del 50% del valore del contratto iniziale. Però la modifica non deve alterare la natura generale del contratto.

Servizi complementari
Nel caso di specie erano stati stipulati anche altri due atti aggiuntivi, che hanno ampliato i servizi oggetto dell'appalto e sono stati ritenuti legittimi perché originati dalla procedura negoziata, prevista dall'articolo 57, comma 5, lettera b), del Dlgs 136/2006. Infatti, si trattava di servizi complementari, non previsti nell'appalto originario e giustificati dall'esigenza di svolgere attività sopravvenute causate da circostanze, non previste e non prevedibili al momento della conclusione del contratto.
L'articolo 106, comma 1, lettera b) del Dlgs 50/2016 elenca le situazioni in presenza delle quali le prestazioni supplementari possono essere affidate al contraente originale senza una nuova procedura di affidamento. Per i soli settori ordinari l'estensione del contratto non può oltrepassare il 50 per cento del valore del contratto iniziale.

 

 

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