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22/11/2017 06:41
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La suddivisione in lotti non è a scelta della stazione appaltante

di Stefano Usai

La divisione in lotti dell'appalto, opzione possibile in base all'articolo 51 del nuovo codice degli appalti, è una «scelta discrezionale non suscettibile di essere censurata in base a criteri di mera opportunità, tanto più nel caso in cui l’unitarietà sia imposta dall’oggetto dell’appalto e dalle modalità esecutive scaturenti dalle situazione materiale e giuridica dei luoghi entro cui operare».

 

Questa la sintesi in tema di eventuale lottizzazione dell'oggetto dell'appalto espressa dal Tar Emilia Romagna - sezione II - con la sentenza n. 917/2016.

La vicenda

Riguardo una gara per l'affidamento di un appalto di servizi ambientali sui territori della Provincia di Bologna e di Firenze, il ricorrente censurava il bando ritenendo che il lotto in gara avrebbe dovuto «essere suddiviso ulteriormente in lotti funzionali, cioè diviso per settori di attività (spazzamento un lotto e altre attività su un altro lotto)».

Il giudice non condivideva la tesi, in primo luogo perché il ricorrente non ha dato dimostrazione di un proprio interesse a una partecipazione contingentata a dei lotti specifici piuttosto che a un lotto unico «o, specularmente, la propria carenza di requisiti a partecipare a una gara non suddivisa in lotti».
In secondo luogo, per la dirimente prescrizione – prevista nel pregresso codice all'articolo 2, comma 1 bis - secondo cui «nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di appalti pubblici, al fine di favorire l’accesso delle piccole e medie imprese, le stazioni appaltanti devono, ove possibile ed economicamente conveniente, suddividere gli appalti in lotti funzionali».
Fermo restando che l'eventuale decisione di non suddividere i lotti doveva essere giustificata «nella determina a contrarre» con l'indicazione delle motivazioni «circa la mancata suddivisione dell’appalto in lotti».

Il nuovo codice

Tale decisione, pur espressa relativamente al Dlgs 163/2006, è sicuramente valida dopo lemanazione del Dlgs 50/2016, cioé del nuovo codice degli appalti, che appunto dedica l'articolo 51 al "frazionamento" tecnico prevedendo i lotti funzionali, ovvero la possibilità di aggiudicare «uno specifico oggetto di appalto (…) anche con separata e autonoma procedura, ovvero parti di un lavoro o servizio generale la cui progettazione e realizzazione sia tale da assicurarne funzionalità, fruibilità e fattibilità indipendentemente dalla realizzazione delle altre parti», e i lotti prestazionali.
Questi ultimi, secondo le definizioni del codice, riguardano la possibilità di aggiudicare uno specifico oggetto di appalto, anche in questo caso con procedura separata e autonoma, «definito su base qualitativa, in conformità alle varie categorie e specializzazioni presenti o in conformità alle diverse fasi successive del progetto».
In modo più puntuale, la norma prevede che la mancata suddivisione dell'appalto in lotti di gara debba risultare adeguatamente motivata già nel bando e/o nella lettera di invito e nelle relazioni conclusive previste dagli articoli 99 e 139.
Relazioni uniche che rispettivamente per gli appalti dei settori ordinari e settori speciali prevedono l'esigenza della predisposizione di una sorta «anamnesi» completa per ogni appalto per importi pari o superiori alla soglia comunitaria; nel caso di accordi quadro salvo che siano stati conclusi «con un solo operatore economico e aggiudicati entro i limiti delle condizioni fissate nell'accordo quadro, o se l'accordo quadro contiene tutti i termini che disciplinano la prestazione dei lavori, dei servizi e delle forniture in questione nonché le condizioni oggettive per determinare quale degli operatori economici parti dell'accordo quadro effettuerà tale prestazione», nonché ogni volta che sia stato istituito un sistema dinamico di acquisizione.

 

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