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20/11/2017 18:23
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Occupazione illegittima, Comune al bivio tra acquisizione sanante e restituzione del bene

Occupazione illegittima, Comune al bivio tra acquisizione sanante e restituzione del bene

di Claudio Carbone

Per le occupazioni illegittime realizzate dal Comune su terreni privati, ai fini della determinazione dell'indennità di cui all'articolo 42-bis del Dpr 327/2001 in ipotesi di emanazione di un provvedimento di acquisizione, l'amministrazione comunale è tenuta a conformarsi ai seguenti criteri: liquidazione di una somma costituita dal valore venale del bene calcolato al momento dell'emanazione del provvedimento sanante, nonché, in aggiunta, ristoro quantificato al 10% del valore venale per il pregiudizio non patrimoniale e risarcimento pari al 5% annuo del valore venale per il periodo di occupazione illegittima. Sono questi i principi di diritto stabiliti dal Consiglio di Stato conla sentenza n. 4457/2016 che ha esaminato il comportamento tenuto dal Comune in relazione alla scelta tra l'emanazione del provvedimento di cosiddetta acquisizione sanante o l'immediata restituzione del bene, previa riduzione in pristino.

 

I fatti
La vicenda processuale può essere così riassunta. Nel 1989 la parte proprietaria aveva stipulato con il Comune un accordo transattivo con cui si impegnava a rinunciare ad alcuni ricorsi promossi avverso gli atti di procedimenti espropriativi avviati su aree di loro proprietà, mentre il Comune si impegnava a revocare i predetti provvedimenti; inoltre, il privato si obbligava a concedere al Comune l'immediata disponibilità delle aree in oggetto, dietro condizione che il Comune approvasse due piani di lottizzazione per le zone omogenee B3 e C3 (in cui ricadevano altri suoli in loro disponibilità). Il Comune resosi inadempiente all'approvazione del piano di lottizzazione C3, venne citato in giudizio dinanzi al Tribunale che lo condannò al pagamento dell'indennizzo di cui all'articolo 2041 del codice civile, in relazione all'indebito arricchimento conseguito a seguito della cessione dei suoli non accompagnata dall'approvazione del piano di lottizzazione. Decisione, tuttavia, impugnata dinanzi alla Corte d'Appello, la quale, nel qualificare l'accordo intercorso tra la parte privata e il Comune come accordo sostitutivo di provvedimento amministrativo ai sensi dell'articolo 11, comma 1, della legge 241/1990, dichiarò il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione successivamente confermava la predetta statuizione. La parte privata, quindi, attivava il ricorso al Tar, con la riproposizione delle domande avanzate in sede civile e, con successivi motivi aggiunti, e la la condanna del Comune alla restituzione dei fondi previa riduzione in pristino e, in subordine, al risarcimento dei danni.

La decisione
Il Tar accolti i motivi aggiunti, imponeva al Comune di scegliere alternativamente tra l'emanazione di un provvedimento di acquisizione e la immediata restituzione del bene; per il primo caso, stabiliva, in considerazione dell'assenza di un'occupazione illegittima, che il risarcimento da liquidare dovesse essere limitato al valore venale del bene al momento dell'emanazione del provvedimento. Decisione che a seguito del ricorso in esame, il Consiglio di Stato ha riformato parzialmente nei termini summenzionati con la previsione della liquidazione di una somma costituita dal valore venale del bene calcolato al momento dell'emanazione del provvedimento sanante, oltre accessori (ristoro 10% e risarcimento 5%).

 

 

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