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20/11/2017 22:20
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE L'usucapione comunale non è interrotta dalla volontà contraria dei proprietari

L'usucapione comunale non è interrotta dalla volontà contraria dei proprietari

di Paola Rossi

Non basta reagire all'uso pubblico di una strada privata per interrompere il termine ventennale dell'usucapione da parte del Comune. La Corte di cassazione con la sentenza n. 21015/16, depositata ieri, nel dare ragione a un Comune cui era stato negato l'acquisto della servitù di passaggio per avvenuta usucapione, ha chiarito che gli atti interruttivi sono solo quelli tassativamente indicati dal Codice civile e cioè quelli giudiziali messi in campo proprio per contestare il diritto di servitù. In questo caso affermato dal passaggio generalizzato di persone e mezzi sul tracciato viario di proprietà dei privati.

La vicenda
La vicenda, ora giunta in Cassazione prende il via dalla domanda giudiziale di accertamento negativo della servitù di uso pubblico. I due giudici di merito in questo caso danno ragione ai proprietri della strada sottolineando che questi non erano rimasti inerti e che avrebbero interroto il decorso dell'usucapione apponendo per un periodo una sbarra e impugnando gli interventi comunali diretti alla rimozione. Ciò avrebbe secondo i giudici comportato che il passaggio pubblico sulla strada privata non sarebbe avvenuto con continuità per vent'anni. E, sempre secondo i giudici, il passaggio «pubblico» - anche vista la richiesta di autorizzazione di alcuni privati ai proprietari - si è realizzato solo grazie alla «tolleranza» dei titolari del diritto di proprietà e non a una loro acquiescenza o inerzia.

I principi
Dice la Cassazione che al ai fini della continuità del possesso necessaria all'acquisto del diritto reale per usucapione quel che rileva non è la volontà contraria del proprietario, bensì il comportamento del possessore. Infatti, l'animus possidendi non sottintende la convinzione di essere titolare del diritto reale, ma consiste nell'intenzione di comportarsi come se lo si fosse esercitando le corrispondenti facoltà. Non è la consapevolezza dell'altrui proprietà sul bene da parte del possessore che esclude la sussistenza del possesso utile all'usucapione, ma deve manifestarsi una volontà non equivoca di riconoscere il diritto del proprietario. A quest'ultimo non vale a impedire l'acquisizione per usucapione del diritto - in questo caso di servitù di passaggio pubblico - esprimere una volontà contraria all'altrui possesso, ma la realizzazione di quegli atti interruttivi tassativamente elencati dall'articolo 2943 del Codice civile.

 

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