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24/11/2017 19:45
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA La decadenza del vincolo espropriativo non riporta alla precedente destinazione urbanistica

La decadenza del vincolo espropriativo non riporta alla precedente destinazione urbanistica

Rassegna a cura di Franco Giuseppe Nappi

Trascorsi cinque anni dall’imposizione del vincolo espropriativo, in difetto di una legittima reiterazione, si verifica la decadenza dello stesso; l’area già vincolata, però, non riacquista automaticamente la propria antecedente destinazione urbanistica, ma si configura come area non urbanisticamente disciplinata, ossia come «zona bianca». È quanto afferma il Consiglio di Stato, Sezione IV, con la sentenza 24 agosto 2016, n. 3684.
Due privati vedevano rigettata la domanda di concessione edilizia su un terreno di loro proprietà, assoggettato, con la variante al Prg, a vincolo di inedificabilità in quanto la destinazione urbanistica risultava trasformata in «zona boschiva montana di interesse ambientale».

Non essendo stato adottato alcuno strumento urbanistico attuativo nel quinquennio successivo, il vincolo sarebbe decaduto, con conseguente riviviscenza degli indici di edificabilità previsti dall’originario strumento urbanistico generale.Il carattere conformativo dei vincoli non dipende dalla collocazione in una specifica categoria di strumenti urbanistici ma soltanto dai requisiti oggettivi, per natura e struttura, dei vincoli stessi.

Tale caratteristica ricorre, in particolare, ove gli stessi vincoli siano inquadrabili nella zonizzazione dell'intero territorio comunale o di parte di esso, sì da incidere su di una generalità di beni, nei confronti di una pluralità indifferenziata di soggetti, in funzione della destinazione dell’intera zona in cui i beni ricadono e in ragione delle sue caratteristiche intrinseche o del rapporto, per lo più spaziale, con un’opera pubblica.
Di contro, se il vincolo incide su beni determinati, in funzione non già di una generale destinazione di zona ma della localizzazione di un’opera pubblica, la cui realizzazione non può coesistere con la proprietà privata, deve essere qualificato come preordinato alla relativa espropriazione.
L’indennizzo
L’indennizzo per i vincoli urbanistici è dovuto allorché la possibilità di reiterazione del vincolo scaduto, riconosciuta all’Amministrazione per giustificate ragioni di interesse pubblico, comporta che si superi la durata fissata dal legislatore come limite alla sopportabilità del sacrificio da parte del soggetto titolare del bene.
Non tutti i vincoli urbanistici, però, sono soggetti a decadenza, e conseguentemente alla possibilità di indennizzo allorché reiterati, ma soltanto quelli aventi carattere particolare, per i quali la mancata fruibilità del bene, protratta nel tempo e non indennizzata, determina la violazione del comma 3 dell’articolo 42 Cost.
In particolare non sono indennizzabili i vincoli posti a carico di intere categorie di beni, e tra questi i vincoli urbanistici di tipo conformativo e i vincoli paesistici.
Qualora ci si trovi in una situazione di azzonamento generale (che investe una parte indistinta del territorio e che non comporta vincolo preordinato all’esproprio e, peraltro, neppure inedificabilità assoluta) il vincolo è certamente conformativo e, quindi, non è soggetto a decadenza né da esso nasce obbligo di indennizzo.
Ove decada un vincolo espropriativo, per inutile decorso del tempo, non si verifica alcuna reviviscenza della pregressa destinazione. Invero, l’inutile decorso di un quinquennio, in difetto di una legittima reiterazione, ne comporta la decadenza; l’area già vincolata, però, non riacquista la propria antecedente destinazione urbanistica ma si configura come «zona bianca».
Rispetto a tali zone, allorché cessino gli effetti dei preesistenti vincoli, l’Amministrazione comunale deve esercitare la propria potestà urbanistica discrezionale, attribuendo agli stessi una congrua destinazione.
Per la visione della sentenza Link: https://renatodisa.com/2016/08/29/consiglio-di-stato-sezione-iv-sentenza-24-agosto-2016-n-3684/

 

 

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