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20/11/2017 14:39
Home Articoli APPALTI OFFERTA TECNICA IN NUMERO DI PAGINE SUPERIORE AL LIMITE PREVISTO DAL BANDO: VA DISPOSTA L’ESCLUSIONE?

OFFERTA TECNICA IN NUMERO DI PAGINE SUPERIORE AL LIMITE PREVISTO DAL BANDO: VA DISPOSTA L’ESCLUSIONE?

La questione è stata recentemente affrontata dal TAR Milano, 14.09.2016 n. 1660, relativamente ad una fattispecie nella quale la ricorrente contestava, in termini di violazione di legge e di eccesso di potere, la violazione da parte dell’aggiudicataria del numero di pagine indicato dalla lex specialis per la formulazione dell’offerta tecnica.

Il Giudice adito ha ritenuto l’infondatezza delle doglianze proposte, in quanto:
– la previsione della lex specialis, che delimita il numero delle pagine di cui deve essere composta l’offerta tecnica, non era assistita da alcuna previsione di esclusione, in coerenza con il principio di tassatività delle cause di esclusione, ex art. 46, comma 1 bis, del d.l.vo 2006, n. 163, né da altro tipo di sanzione;
– anzi proprio formulazione della lex specialis e dei successivi chiarimenti esclude che la previsione suindicata rivesta valore tassativo nel contesto della disciplina di gara;
– non è condivisibile la tesi per cui i profili dell’offerta tecnica contenuti nelle pagine successive all’ottava avrebbero potuto essere valutati dalla stazione appaltante, in quanto tale modus procedendi avrebbe condotto a configurare la formale violazione del numero di pagine come un’incompletezza dell’offerta, con sostanziale violazione del principio di tassatività delle cause di esclusione;
– in via di ulteriore specificazione, la giurisprudenza, del tutto prevalente e condivisibile, ha chiarito che, in virtù del principio di tassatività della cause di esclusione dalle gare, sancito dall’art. 46, comma 1 bis, del D. Lgs. n. 163 del 2006, l’esclusione può essere disposta solo in applicazione di una specifica causa indicata nel codice dei contratti, del regolamento o di altre disposizioni di leggi vigenti, ma nessuna disposizione normativa correla l’esclusione dalla gara o altro tipo di sanzione al fatto che l’offerta sia formulata in un numero di pagine superiore a quello stabilito dalla lex specialis (cfr. tra le tante: T.A.R. Puglia Lecce, sez. III, 21 gennaio 2016, n. 176; Consiglio di Stato, sez. V, 23 marzo 2015, n. 1565; Consiglio di Stato, sez. III, 21 novembre 2014, n. 5752).

Alle motivazioni dedotte nella richiamata sentenza può aggiungersi che in ordine ad analoga ipotesi di superamento del limite di pagine previste dal bando per l’offerta tecnica il Consiglio di Stato, sez. V, 14.10.2014 n. 5123 si è espresso nel modo seguente: “salvi i casi in cui una disposizione di rango legislativo o regolamentare limiti il numero delle pagine di un atto da presentare alla pubblica amministrazione – l’interessato può presentare un atto avente il numero delle pagine che ritenga più opportuno. (…) Il bando può prevedere il numero massimo delle pagine a pena di esclusione (salvo il sindacato del giudice amministrativo, ove una tale limitazione risulti manifestamente incongrua, in rapporto al valore della gara ed alla complessità delle questioni da affrontare), così come può non prevedere una automatica esclusione, attribuendo così, almeno implicitamente, alla commissione il potere di valutare la relazione tecnica, e di attribuire conseguentemente i punteggi, non solo sulla base del suo intrinseco contenuto sostanziale, ma anche della sua mole e della sua chiarezza espositiva.
Infatti, può essere un pregio della relazione tecnica proprio la manifestata dote di sintesi, che evidenzi con immediatezza (se del caso rinviando ad allegati) i suoi punti caratterizzanti: tale pregio può comportare una valutazione positiva, dunque, sotto un duplice profilo e cioè sia in ordine alla maggiore efficacia persuasiva o descrittiva dello scritto sintetico, sia in ordine al buon andamento dei lavori dell’organo amministrativo.
In altri termini, in assenza di una disposizione normativa o di una espressa previsione del bando che preveda espressamente la esclusione, la relazione tecnica può essere formulata come meglio ritenga l’offerente, il quale ha però tutto l’interesse a presentare una offerta che possa conseguire un consistente punteggio non solo per la chiarezza delle questioni segnalate e affrontate ovvero per la qualità delle soluzioni proposte, ma anche per la sinteticità dello scritto, che di per sé ne valorizza il contenuto.
Rientra poi nell’ambito dei poteri tecnico-discrezionali della commissione verificare se lo scritto vada considerato prolisso e inutilmente ripetitivo di concetti (e dunque meritevole di conseguire un basso punteggio), ovvero valutare se la lunghezza dell’esposizione non abbia intralciato i lavori ed abbia contribuito a chiarire aspetti effettivamente meritevoli di trattazione.
Si tratta, all’evidenza, di “un principio di ragionevolezza già desumibile dal sistema e risulta ispirato al principio del buon andamento della pubblica amministrazione, non si è posto in contrasto con disposizioni normative o con il bando di gara” (analogamente, sul punto, TAR Salerno, 22.07.2013 n. 1609).
Ancora, è stato osservato che “l’eventuale numero di pagine eccedenti quelle previste dalla legge di gara non può determinare l’esclusione dalla gara (ex multis Consiglio di Stato, sez. V, 21 febbraio 2011, n. 1080; TAR Liguria, sez. II, 5 gennaio 2015, n. 2; TAR Emilia Romagna, Bologna, sez. I, 18 dicembre 2014, n. 1242; TAR Sicilia, Catania, sez. IV, 10 aprile 2014, n. 1071), ma, se del caso, solo la necessità per la Commissione di gara di non valutare le pagine eccedenti (TAR Venezia, 11.09.2015 n. 963); infatti per giurisprudenza consolidata “nelle gare pubbliche le valutazioni operate dalle commissioni giudicatrici delle offerte tecniche presentate dagli operatori economici concorrenti, in quanto espressione di discrezionalità tecnica, sono sottratte al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvo che non siano manifestamente illogiche, irrazionali, irragionevoli, arbitrarie ovvero fondate su di un palese e manifesto travisamento dei fatti ovvero ancora salvo che non vengano in rilievo specifiche censure circa la plausibilità dei criteri valutativi o la loro applicazione (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27 aprile 2015, n. 2098; id., sez. III, 2 aprile 2015, n. 1741; id., sez. V, 22 gennaio 2015, n. 257; id. sez. III, 12 dicembre 2014, n. 6139; id., sez. IV, 11 dicembre 2014, n. 6079; id., 18 novembre 2014, n. 5652; id., 11 novembre 2014, n. 5530; TAR Umbria, 3 dicembre 2014, n. 598); a ciò consegue che nel giudizio avente ad oggetto l’esito di gare pubbliche, in assenza dei suddetti, palesi, profili di erroneità, illogicità e sviamento, le censure volte a prospettare una diversa valutazione delle offerte rispetto a quella seguita dalla commissione giudicatrice, si traducono in un inammissibile sindacato sul merito delle scelte operate, riservato alle commissioni giudicatrici delle gare medesime, quale espressione, appunto, della discrezionalità che informa la procedura (Consiglio di Stato, sez. V, 22 gennaio 2015, n. 246)”.

 

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