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21/11/2017 09:16
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Parere sulle parcelle, dall'Ordine nessun danno al cliente se non c'è nesso con il decreto ingiuntivo

Parere sulle parcelle, dall'Ordine nessun danno al cliente se non c'è nesso con il decreto ingiuntivo

di Patrizia Maciocchi

Il cliente del professionista non può chiedere all’Ordine i danni a suo avviso provocati con il parere sulla congruità delle parcelle applicate, se questo non ha alcun nesso con il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti. Le Sezioni unite della Corte di cassazione, con la sentenza 16065 , respingono il ricorso di una società contro l’Ordine degli ingegneri territoriale “accusato” di non essersi dotato di un regolamento interno per mettere nero su bianco dei criteri in base ai quali valutare la correttezza o meno delle parcelle professionali applicate dagli iscritti. La conseguenza di questa “approssimazione” - secondo la difesa del ricorrente - aveva dato come risultato un via libera dell’Ordine alle voci indicate perché giudicate in linea con le tariffe, malgrado il supporto cartaceo fosse del tutto irregolare a causa di notevoli lacune: dalla diversità del committente all’assenza della firma del progettista.

 

La Cassazione avalla però la decisione dei giudici di merito di respingere il ricorso. Per il Tribunale la prospettata responsabilità dell’Ordine non poteva essere basata sulla mancata adozione di un regolamento interno per disciplinare il visto di congruità, non essendo questo previsto dalla legge. Quello che pesa nel verdetto sfavorevole alla società è l’assenza di un nesso di causalità tra il parere dell’Ordine professionale e l’adozione del decreto monitorio con la conseguente iscrizione ipotecaria.

I giudici hanno precisato che il parere rilasciato corrispondeva alla funzione istituzionale dell’organo professionale, posta a tutela degli interessi degli iscritti, della dignità della professione e dei diritti degli stessi clienti. L’atto contestato si limitava al controllo formale della corrispondenza con le tariffe di quanto indicato nella parcella, senza avere alcun rilievo sulla validità e sull’efficacia delle obbligazioni reciproche.

Infine non corrispondeva al vero che l’ok era stato concesso dall’Ordine territoriale degli ingegneri in assenza di controllo e nella arbitrarietà più assoluta, essendo la documentazione allegata dall’ingegnere frutto di un evidente copia e incolla.

Per i giudici invece le “informazioni” fornite a supporto della richiesta erano sufficienti per ricostruire l’attività e le prestazioni svolte dall’ingegnere.

 

 

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