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20/11/2017 22:16
Home Articoli APPALTI Appalti, il dirigente non può sottoscrivere accordi diversi dallo schema approvato dalla giunta

Appalti, il dirigente non può sottoscrivere accordi diversi dallo schema approvato dalla giunta

di Stefano Usai

La sentenza del Consiglio di Stato n 3274/2016

Il Consiglio di Stato, sezione V, con la sentenza 20 luglio 2016 n. 3274viene adito per alcuni rilevanti chiarimenti in tema di separazione tra potere esecutivo e di controllo degli organi politici e potere gestionale/dirigenziale di competenza della componente burocratica (si veda anche il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 21 luglio 2016). Le conclusioni a cui perviene il giudice di Palazzo Spada – che ritiene possibile, in certe situazioni, che la giunta comunale possa revocare l'affidamento di un servizio – non appaiono però completamente condivisibili.

La vicenda

Nel caso di specie, attraverso una delibera giuntale un comune affidava «l'attività di supporto per lo svolgimento del servizio annuale di accertamento e riscossione coattiva di ICI, ICP, TARSU, perequazione catastale». In sostanza, l'intero procedimento relativo all'approvazione dello schema di contratto e, in sintesi, la stessa definizione della clausole contrattuali veniva rimessa, invece che al dirigente/responsabile del servizio, ad atti della giunta comunale. L'affidatario – ricorrente nel caso di specie - non addiveniva alla firma della convenzione pretendendo delle modifiche che la giunta comunale riteneva di non dover approvare. In conseguenza di questo rifiuto, la stessa giunta comunale si determinava a revocare l'affidamento.

Da qui la decisione della ricorrente di impugnare la sentenza di primo grado (Tar Lombardia, Brescia, Sezione II, n. 363/2013) che riteneva legittimo l'operato giuntale. Tra le argomentazioni di parte ricorrente venivano in particolare contestate «le conclusioni raggiunte dai primi giudici in ordine alla conclusione del contratto, frutto - a suo dire – di una visione del tutto superata della tematica dei contratti della pubblica amministrazione, la cui definitività non può più ritenersi subordinata all'approvazione dell'organo politico, ma è rimessa alla competenza esclusiva del singolo dirigente, senza la possibilità di ratifica rimessa all'organo politico o una previa autorizzazione alla stipulazione». In sostanza, l'impresa appellante rilevava che le competenze in tema di approvazione dello schema di contratto, la stessa stipula della convenzione e, evidentemente, prima ancora l'affidamento di un appalto sono oramai di esclusiva competenza dirigenziale.

Inoltre, avendo con il dirigente raggiunto un accordo di massima sul testo della convenzione la giunta comunale – trattandosi di potere riservato all'apparato burocratico – non avrebbe potuto ingerirsi nella procedura.

La decisione

Il giudice non ritiene persuasive le argomentazioni svolte dal ricorrente pur riconoscendo come non vi sia dubbio «che l'art. 107 del D. Lgs. n. 267 del 2000 delinea puntualmente i confini tra attività di indirizzo politico (che si concretizza di norma nella predisposizione di programmi, obiettivi e direttive) e attività gestionale, rimessa esclusivamente ai dirigenti; purtuttavia non può sottacersi che l'attività di questi ultimi» debba «conformarsi ed essere in linea proprio con quanto delineato dagli organi di indirizzo politico».

In sostanza, avendo la giunta comunale approvato un preciso schema di convenzione con le correlate clausole, al dirigente/responsabile del servizio da questo schema non era dato discostarsi, pertanto, la sua stessa competenza gestionale poteva svolgersi entro i limiti predefiniti dall'organo politico.

Ed in questo senso, si legge in sentenza che il potere gestionale del dirigente non può infatti andare oltre ed al di là delle direttive ed obiettivi posti dall'organo politico e pertanto, «correttamente il dirigente aveva ritenuto di dover comunque sottoporre necessariamente all'approvazione dell'organo politico l'accordo raggiunto con la parte» che risultava però «difforme dalla volontà originariamente manifestata dall'amministrazione» con la conseguenza che «non poteva dirsi concluso», mancando proprio il decisivo consenso dell'organo politico.

La decisione, pur autorevolissima, non appare perfettamente condivisibile. Si deve ritenere, infatti, che la giunta comunale – e/o l'organo politico – può effettivamente fornire indirizzi e direttive anche sulla redazione dello schema di convenzione/contratto ma, naturalmente non è l'organo competente ad approvare l'atto gestionale nella sua interezza che deve ritenersi comunque rimesso al dirigente.

Meno ancora convincente appare la stessa circostanza che l'affidamento sia stato revocato dalla giunta comunale piuttosto che dal responsabile del servizio che – proprio l'articolo 107 del Tu 267/2000 – qualifica come unico referente della procedura con incombenze, inoltre, che solo la legge può modificare.

 

 

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