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18/11/2017 11:01
Home Articoli RIFIUTI Rifiuti, il Comune può far causa alla Provincia che aumenta illegittimamente i costi del servizio

Rifiuti, il Comune può far causa alla Provincia che aumenta illegittimamente i costi del servizio

di Francesco Clemente

La sentenza del Tar Napoli n. 3428/16

I Comuni possono fare causa alle Province se queste, nel corso della gestione integrata del ciclo dei rifiuti, decidono illegittimamente di aumentare i costi del conferimento dell'indifferenziato in discarica ed espongono l'ente locale a trovare in breve tempo risorse finanziare non programmate in bilancio. Lo ha stabilito il Tar di Napoli nella sentenza n. 3428/2016, depositata dalla quinta sezione il 6 luglio scorso, annullando la decisione di una Provincia di aumentare del 50% il costo per il trasporto dei rifiuti in uno stabilimento di tritovagliatura e imballaggio per il sequestro giudiziario della discarica di servizio e paradossalmente anche per l'aumento della raccolta differenziata.

La vicenda

La Provincia in questo caso, poiché mancavano altri impianti funzionanti nel proprio bacino e dato il divieto di trasportare i rifiuti tritovagliati fuori Regione per il principio di autosufficienza, si era detta di fatto obbligata a utilizzare i locali impianti di recupero con costi maggiori, ma anche a coprire le perdite della gestione operativa della società in house poiché nel frattempo i Comuni della provincia avevano differenziato il 26% di rifiuti in più rispetto al totale dell'anno precedente facendo calare le attività di smaltimento in discarica.

La posizione dei giudici


I giudici, accogliendo la tesi del Comune secondo cui il rialzo dei costi non era addebitabile ai cittadini, hanno ribadito che il Comune proprio perché è «l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo» in base al Testo unico degli enti locali (comma 2 dell'articolo 3 del Dlgs 267/2000) può legittimamente opporsi agli atti regionali e provinciali che si riflettono «in maniera generalizzata e indifferenziata» sulla comunità amministrata, stabilendo tributi «sproporzionati e comunque superiori rispetto a quelli effettivamente dovuti».

 

Il Tar ha precisato che il Comune può impugnare questo tipo di decisioni soprattutto se, come in questo caso, la pubblica amministrazione le ha adottate in maniera «intempestiva», obbligando l'ente a dover far fronte a debiti fuori bilancio per coprire le maggiori risorse richieste oltre a quelle programmate per il servizio, e per di più non soltanto prima dell'effettivo incasso dai cittadini-utenti finali, ma anche a prescindere dall'esito dell'eventuale contenzioso. Nel caso in esame, il collegio ha sottolineato «la contraddittorietà della analisi finanziaria» del gestore a totale capitale pubblico poiché aveva giustificato l'aumento dei costi non solo per la mancanza di una discarica attiva nella zona e per il citato "stop" al trasporto extraregionale – fattispecie discussa dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 5242/14 –, ma nello stesso tempo per la diminuzione dei rifiuti da trattare dovuta all'aumento della raccolta differenziata e di conseguenza per l'utilizzo non a pieno regime di un impianto sostitutivo con una capacità produttiva sovradimensionata rispetto alla quantità di rifiuti prodotta dalle comunità da servire.

Il Tar sul punto ha "bacchettato" la Provincia ricordando che è «davvero paradossale» far diventare un costo le "buone pratiche" dei cittadini che la Pa deve incentivare dato che «in sintonia con l'individuazione di nuove tecnologie per il trattamento dei rifiuti, maggiormente compatibili con le esigenze di salvaguardia dell'ambiente e della salute umana, tutta la normativa più recente in materia di rifiuti è diretta a promuovere il riciclo e il recupero dei rifiuti prodotti, limitando la diffusione di discariche di rifiuti non trattabili».

 

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